LE BIRRETTE: La band ska tutta al femminile che da Bologna è arrivata alla Giamaica

Domenica 30, il lido “Dum Dum Republic” di Paestum, in provincia di Salerno, ospiterà il concerto di una delle band più originali nel panorama musicale italiano del momento, “Le Birrette“, da Bologna.

Il gruppo vanta ben 10 elementi tra voce, strumenti a fiato, coriste, chitarra, sessione ritmica e tastiere, tutti tasselli fondamentali per ricreare un sound ska con influenze roots reggae e soul.

Ho fatto una chiacchierata con Anna, la cantante, per scoprire la loro biografia e farmi raccontare del loro viaggio in Giamaica:

Raccontami com’è nata la band…

Abbiamo iniziato alla fine del 2014 ed è stato una sorta di esperimento, eravamo 4/5 amiche appassionate di ska, rocksteady, reggae, io avevo già esperienza come cantante con una band di musica soul.

Il gruppo è nato senza pretese e senza aspettarci nulla, dopo le prime prove ci siamo rese conto di essere cariche ed abbiamo cercato altre persone da coinvolgere nel progetto.

Avete cercato solo ragazze oppure il fatto che sia venuta fuori una all girl band è stato casuale?

Abbiamo scelto di formare una band al femminile un po’ per sfida, un po’ perché non esistono band italiane di sole donne nel nostro genere.

Ho visto delle vostre foto in Giamaica, come siete arrivate lì?

Abbiamo aperto alcuni concerti di gruppi ska storici qui in Italia, tra cui gli Skatalites che si sono innamorati musicalmente di noi e ci hanno procurato dei contatti per partecipare ad un festival itinerante in Giamaica che è durato una settimana.

Quali sono i posti che avete avuto modo di visitare?

Siamo state a Runaway Bay che è a nord ovest, poi a Ocho Rios ad est, alle cascate di Somerset Falls ed infine a Kingston.

Che effetto vi ha fatto proporvi nella patria del vostro genere musicale?

Eravamo emozionate ma è stato stupendo perché abbiamo avuto l’opportunità di visitare i posti che avevamo sempre sognato e conoscere gli artisti che non avremo mai pensato di avere modo di incontrare di persona. Le persone sono gentilissime, c’è musica dappertutto ed i paesaggi sono eccezionali e ci hanno accolte a braccia aperte.

Nel passato il Rastafarianesimo ha rappresentato, in Giamaica e non, una nobile rivendicazione identitaria delle radici africane, si tratta di una cultura in cui la musica è un mezzo per veicolare dei messaggi, anche religiosi. La critica che veniva mossa spesso nei confronti di questa filosofia è che fosse molto maschilista, pensi che sia vero?

A parte il musicista Ken Boothe, non abbiamo conosciuto molti Rastafariani, attualmente nell’isola ci sono molti cattolici e solo piccole comunità si interessano al Rastafarianesimo. Per quanto riguarda la nostra band, abbiamo sempre evitato testi Rastafariani proprio perché sono spesso misogini.

Alcuni tra quelli che hanno visitato la Giamaica come turisti, si lamentano del fatto che le città sarebbero pericolose per i bianchi, voi che avete visitato il posto come musicisti piuttosto che turiste, che impressione avete avuto?

Le persone del posto sono un po’ ostili verso il classico turista bianco viziato. Il nostro approccio è stato completamente differente: abbiamo socializzato con i ragazzi del posto, senza trincerarci in autobus turistici, alberghi e resort di lusso. Come in qualsiasi altro posto, l’importante è essere prudenti ed in questo senso ci siamo tenute alla larga della Downtown di Kingston che praticamente abbandonata ed in mano alle bande.

Qui in Italia invece com’è la scena musicale bluebeat?

Suoniamo spesso in giro, c’è una certa attenzione e curiosità riguardo il nostro genere anche da parte di chi non lo ascolta abitualmente. Nell’ultimo anno sono nati altri 3/4 gruppi ska italiani, mentre fino a poco tempo fa c’erano solo the Bluebeaters e pochi altri.

Avete già registrato un disco?

Abbiamo registrato un 45 giri a due tracce: “Mr.A”, che è un brano inedito da cui è stato tratto un video (che potete vedere qui sopra) ed abbiamo rimaneggiato un pezzo storico giamaicano “Sattamassagana”, su cui abbiamo adattato un testo di Ella Fitzgerald che si chiama “Blue Skies”. Ad ottobre ci dedicheremo a registrare un disco con dieci tracce.


Ed i vostri testi di cosa parlano?

Anche in questo ci siamo un po’ ispirate ad i nostri miti d’oltreoceano, testi politici, testi d’amore… un po’ di tutto.

Siete tutte fan della musica giamaicana o ci sono alcune di voi che provengono da generi musicali differenti?

Io sono un’amante del jazz e del soul, la chitarrista e la bassista sono appassionate di punk e rock, siamo tutte diverse ma accomunate dalla passione per la musica ska.

Quale album consiglieresti a chi non conosce la musica giamaicana?

Sicuramente le compilation dello Studio One perché racchiudono tutti i brani più importanti del genere: ska, rocksteady, reggae, funky. Lì c’è tutto.

articolo di Sara Picardi