FESTA DELLA MUSICA EUROPEA A NAPOLI: Insorgenza Musica al Maschio Angioino


L’evento, che coinvolge varie città di Italia e d’Europa nel periodo del solstizio d’estate, a Napoli ha abbracciato un’intera settimana e si è svolto da sabato 17 a sabato 24 giugno nelle location più suggestive e fresche della città: dalla certosa di San Martino, passando per Piazza Del Gesù, Villa Volpicelli ed il Maschio Angioino.
Nel caso specifico di quest’ultimo scenario, il concerto “E sono mò” si è tenuto il 22 giugno ed ha visto susseguirsi sul palco ben 13 band, coordinate dal Collettivo antirazzista ed antifascista “Insorgenza Musica”, fondato dal musicista Claudio Cimmino nel 2012 e in collaborazione con l’associazione culturale Echos Lab di cui è presidente Corrado Elia.
Il progetto “Insorgenza Musica”, nato con l’intento di organizzare concerti ed occasioni di incontro tra musicisti indipendenti, prevede la programmazione autonoma di iniziative musicali cooperando sia con le istituzioni locali che con le realtà autonome antagoniste sul territorio campano. Particolare attenzione è riservata non solo alla musica, ma anche alle collaborazioni di impegno sociale per una riqualificazione della città che passi attraverso l’arte.
Ho creato questo collettivo perché credo che ci possa essere solidarietà artistica ed umana tra musicisti, volontà di condivisione del fare musica, comunicare, attraverso la musica, un pensiero critico” dice Claudio Cimmino e prosegue: “Credo nella responsabilità artistica alla collaborazione attiva nel sociale ed alla necessità di una più attenta ed attiva consapevolezza individuale della nostra realtà storica e dei processi sociali che stiamo vivendo”. In tal senso è significativo il presidio musicale organizzato lo scorso 18 febbraio a sostengno degli operai della FIAT a Pomigliano.
La musica veicola emozioni, idee, riflessioni, se è vera e libera, lo sono le coscienze dei musicisti. Nel corso di questi anni ho incontrato tanti uomini e donne coscienti di dover fare la propria parte per la difesa dei diritti e la libertà di tutti i più deboli. Questo è il nostro modo di fare musica, al di là del genere musicale, dell’età e delle diversità. Il Collettivo Insorgenza Musica è una grande comunità aperta”.
Il concerto, tenutosi nel cortile del Maschio Angioino, ha in questo senso colpito nel segno portando sullo stesso palco band di generi musicali assolutamente differenti tra cui Work in Progress, Chiodo Fisso, Capatosta, Dan Zul & The Odds ed i New Rose, il gruppo punk rock in azione nel video.

articolo di Sara Picardi

 

Gianni Minà presenterà il suo ultimo libro a Napoli. La città e la Nuova Compagnia di Canto popolare lo omaggiano.

Gianni Minà pubblica ad aprile 2017 “Così va il mondo. Conversazioni su potere, giornalismo e libertà”.

Lo presenta alla fiera del libro di Torino e sceglie anche un’unica data napoletana per presentare la sua opera in uno dei beni comuni della città: lo Scugnizzo Liberato.

Una volta questo luogo era un carcere minorile, e proprio qui ben 33 anni fa (1984) il giornalista condusse una puntata speciale di “Blitz” con la partecipazione di Eduardo De Filippo e con la Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Gianni ha scelto questo luogo simbolo per  incontrare la città di Napoli a cui è molto affezionato.

Tanti i personaggi che hanno segnato il suo cammino e che hanno vissuto in questa città: Massimo Troisi, Pino Daniele, Diego Armando Maradona (solo per citarne alcuni).

Il libro nello specifico prova a raccontare attraverso delle “conversazioni” con Giuseppe De Marzo la sua lunga carriera giornalistica.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che amano questo grande personaggio e invitiamo la stampa a partecipare a questo grande evento cittadino.

Avrà luogo la presentazione e un momento musicale a lui dedicato – che avrà luogo subito dopo la presentazione – che vedrà protagonisti proprio la Nuova Compagnia di Canto Popolare in formazione numerosa e la Bandarotta di Bagnoli.

Un connubio tra passato e presente per rendere onore a Gianni da parte nostra e della città.

L’appuntamento è per mercoledì 31 maggio 2017 alle ore 18.00 presso lo Scugnizzo Liberato in Salita Pontecorvo, 46.

Introduce e presenta Angelo Petrella, giovane scrittore napoletano.

Vi aspettiamo in tanti e tante.

Seguite l’evento Facebook: https://goo.gl/bGwXiQ
o la Pagina Massa Critica

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COME RAGGIUNGERCI

Potete facilmente raggiungere lo Scugnizzo Liberato con i mezzi pubblici o a piedi:

• Da Piazza Dante (metro Dante oppure auto dopo le 18:00): salendo le scalette di Vico Mastellone e poi quelle di Salita Pontecorvo, superando la chiesa di San Giuseppe delle Scalze, sulla destra. Tempo di percorrenza circa 8 minuti

• Da Piazza Mazzini (metro Salvator Rosa oppure auto): scendendo via Gesù e Maria (la prima traversa a destra scendendo da Piazza Mazzini), sulla sinistra subito dopo i gradini. Tempo di percorrenza circa 5 minuti

• In auto: Consigliamo di cercare parcheggio intorno a Piazza Dante o a piazza Gesù e Maria.

Soprattutto, consigliamo di scaricare ed utilizzare iGoOn al link e cercate “Scugnizzo Liberato” per cercare e condividere passaggi per raggiungerci venerdì sera! Conoscete persone nuove, dividete le spese di viaggio, non aumentiamo il traffico e lo smog della nostra città!

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Come si può distruggere il Salento? Cronaca di una trasferta NO T.A.P

Cronaca della trasferta napoletana NOTAP in Salento

Ormai quasi due settimane fa siamo partiti in undici da Napoli,da vari spazi sociali e studenteschi, per dare supporto e solidarietà alla causa NOTAP sostenuta in primis dai salentini che in questi ultimi giorni hanno dato sicuramente prova di saper difendere la propria terra da un’opera inutile come quella del gasdotto T.A.P.


COS’E’ LA T.A.P?

E’ un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia, nella provincia di Lecce permettendo l’afflusso di gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio (Azerbaigian) in Italia e in Europa.
Questo gasdotto è stata dichiarata opera d’interesse nazionale, un po’ come i siti delle discariche da realizzare durante l’emergenza rifiuti in Campania.
E’ ufficiosa la voce per la quale questa infrastruttura energetica percorrerà tutta la dorsale appenninica per trasportare un po’ ovunque il gas azero (dell’Azerbagian).
TAP ha la propria sede centrale a Baar, in Svizzera, e uffici operativi in tutti i paesi attraversati dal gasdotto (Grecia, Albania e Italia). Gli azionisti attuali del progetto sonol l’italiana Snam con sede a Milano (20%), l’inglese BP (20%) l’azera (dell’Azerbagian) SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%), la svizzera Axpo (5%).
Nel progetto del 2017 sono previsti più di quaranta step per la sua realizzazione (tempo stimato 3 anni, entro il 2020 quindi). Il primo step è proprio l’eradicazione degli Ulivi.

COSA PROPONE IL
MOVIMENTO NO TAP?

Tanti attivisti della Puglia, dalla Campania, dall’Abruzzo, dalla Val Susa si stanno muovendo per supportare questa lotta.
Il movimento stesso 
organizzerà  quest’anno il primo maggio a San Foca/Melendugno e non a Taranto, come accade di consueto –  per denunciare pubblicamente la situazione con un momento forte e partecipato.
Il Movimento chiede il blocco totale dell’opera e chiaramente l’investimento su energie rinnovabili, senza rovinare le coste e il territorio con un’opera che devasterà sicuramente il paesaggio e la vita dei salentini.


 

Il nostro racconto da Napoli della vicenda NO TAP


E’ sempre confortante scoprire nuovi presidi di resistenza nel sud italia dove i conflitti ambientali sono
numerosissimi: l’opera Muos in Sicilia, la condizione pietosa in cui verte la piana di Gioia Tauro – “grazie” al suo porto -, l’ estrazione di energie fossili in Basilicata, in Puglia – oltre alla TAPl’Ilva di Taranto che ha distrutto la salute dei suoi abitanti, e la centrale a carbone di Brindisi, dannosissima e obsoleta per i nostri tempi.
Ancora In Campania la devastazione perpetrata attraverso una malagestione del ciclo dei rifiuti che volgarmente chiamiamo “emergenza rifiuti”, la mancata bonifica di Bagnoli nell’epoca post-Ilva, la questione no Triv abruzzese, di cui possiamo citare almeno la vittoria no ombrina, che ha chiuso la piattaforma pilota delle varie estrazioni che verranno effettuate nel mar Adriatico
nel futuro prossimo.

Storie collegate dal filo rosso dello sfruttamento inadeguato di un territorio e della
sua conseguente devastazione.

Proprio per questo è stato bello osservare come gli abitanti di Melendugno hanno preso a cuore la questione della propria terra proteggendo in primis gli alberi di ulivo secolari che nessuno ha mai sognato di rimuovere.

Sulla piana del Salento tanti popoli hanno lasciato tracce del loro passaggio (Messapi, Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Francesi, Aragonesi) ma tutti lasciando indenne lo splendido paesaggio che la natura regalava.
L’arroganza del governo e della multinazionale è stata tale da prendere arbitrariamente la decisione di espiantare circa duecento ulivi secolari, nonostante ad oggi sono sei anni che decine di attivisti e abitanti NO TAP dicessero il contrario per ragioni ambientali e al fine di preservare l’ambiente stesso.

Dall’arroganza del governo però abbiamo osservato una risposta forte e determinata da parte della popolazione che farà sicuramente scuola.
Per questo crediamo che un legame forte dovrà legare il primo maggio di Bagnoli a Napoli con il primo maggio di San Foca: perchè non abbiamo patria, ma radici profonde.

Come si può distruggere il Salento? Cronaca di una trasferta NO T.A.P

 

Un appello parte da questo articolo a tutti coloro che lo leggeranno: il Salento non è solo luogo di vacanza, ma una splendida porzione della nostra terra da difendere.
Invitiamo per questo a seguire la pagina “Movimento NOTAP” e a supportare il movimento in tutte le maniere possibili come faremo noi:

Bruno Martirani, Mario Raimondi, Davide Pelliccia, Paola Iavarone , Yvan Grasso, Lorenzo Baselice, Serena Mammani, Mario Siani, Francesco di Domenico, Armando Spigno, Wilson Voto

 

“NO TAP: NE MOI NE MAI”

Parenti Serpenti – Lello Arena su Napoli, Troisi e teatro

  • Napoleaks – 10/02/2017

La riedizione teatrale di “Parenti Serpenti”  ripresa dal testo di Carmine Amoroso ha la eccellente regia di Luciano Melchionna che ha saputo riaggiornare in chiave contemporanea la trama di una storia di grande successo. La rappresentazione si è svolta a presso il teatro Cilea di Napoli dal 26 al 29 gennaio.

Lo spettacolo ha dimostrato di centrare bene una descrizione, seppur parziale, del concetto di “famiglia moderna”. Legami di sangue che mettono in crisi tanti soggetti diversi e allo stesso tempo in una condizione di precarietà esistenziale.
Gli attori nella narrazione sono riusciti davvero ad interpretare dei momenti che possono essere vissuti nel quotidiano familiare di oggi, sebbene la trama porti poi a conclusioni estreme e paradossali.

La compagnia teatrale che ha intepretato vizi e ambiguità di una famiglia moderna è stata nel complesso davvero preparata in ogni particolare: i gesti, le espressioni e le movenze giuste che hanno trasmesso alla platea diverse emozioni. Una messa in scena allegra, ma allo stesso tempo profonda perché svela le ipocrisie legate ai legami familiari di oggi.
La famiglia è sicuramente un modello sempre più in crisi nella società in trasformazione e pensiamo che lo spettacolo faccia una fotografia abbastanza oggettiva della situazione odierna.

 

Intervista a Lello Arena – Primo Attore della Compagnia                         

Ti è piaciuto interpretare insieme ad una compagnia di tutto rispetto “Parenti Serpenti”?

La cosa che all’epoca ci sembrava interessante, una commedia scritta per il teatro dovesse ritornare a teatro!
Il mezzo espressivo è completamente diverso perché a teatro sei presente a quello che succede, fisicamente presente, mentre il cinema ti da quella distanza che consente di assolverti dalla partecipazione perché sei lontano.
Lì si parla di un’altra famiglia, non somiglia alla tua, non ti riguarda, in pratica non senti il profumo della casa, delle cose, delle persone; per cui, considerando il grande successo del film di Monicelli, ci era venuta la curiosità di capire se effettivamente invece la Commedia avesse delle “cose da parte” che non erano state viste…ed era così!
Abbiamo letto insieme a Luciano (Melchionna n.d.r) la commedia abbiamo capito che c’era una tridimensionalità, c’era una liturgia, c’era una somiglianza, una vicinanza, che ci riguardava più intimamente. L’idea di raccontare di nuovo questa storia con il mezzo che le era stato destinato dal suo autore all’inizio (Carmine Amoroso n.d.r) ci è sembrata una buona idea!
A giudicare dagli esiti e dai risultati forse valeva anche la pena.

 

 

Tu sei partito con Massimo ed altri di San Giorgio a Cremano con lo spazio “RH Negativo”. Cosa era?
Lì forse partì anche un po’ la cosa dei “Saraceni” prima e della “Smorfia” poi.
Uno spazio dove sviluppare le proprie idee, in questo caso teatrali, proprio come oggi ne stanno nascendo tanti nell’area metropolitana di Napoli anche con diverse attività sociali. Cosa pensi significhi essere giovani oggi a Napoli, e come si possono sviluppare le proprie attitudini in maniera libera?

 

RH negativo era un nostro locale dove abbiamo riadattato una specie di deposito: l’abbiamo sistemato, abbiamo comprato delle poltrone, e l’abbiamo trasformato in un teatro.
Nessuno che abbia un progetto d’arte, a meno che non abbia un genitore milionario che lo autorizzi a “pensare un progetto e a pensare di…” ha i mezzi in partenza, ma c’è da dire che si passa anche attraverso la verifica di un mercato. Alcuni progetti che non vedono la luce spesso non meritano di essere prodotti, qualche volta una buona idea viene prodotta perché è solo una buona idea, come dire altrimenti.
La prima verifica, anche per i giovani, può essere un po’ scomoda da sopportare. Il mercato però non deve assorbire la tua idea!
Ci sono alcune idee, anche l’idea della “Smorfia”, che sono talmente nuove, talmente strampalate e talmente eversive, che nessuno le capisce!
In quel caso non è una cattiva idea, ma un’idea difficile da spiegare!
Napoli è in grande fermento culturale, c’è grandissima produzione teatrale, spazi per le “nuove leve”, i teatri “off”, l’alternativa, il teatro tradizionale, un teatro nazionale, che, checchè se ne voglia dire, c’è il teatro nazionale che è il teatro di Napoli, un festival di teatro dove c’è una sezione fringe, dove si vedono cose nuove, viste da nessuna altra parte. C’è un grande fermento sulla musica, sul cinema.
Se fossi un giovane napoletano sarei molto contento di stare qua in questo periodo e mi preoccuperei di farmi venire delle buone idee piuttosto che pensare che qualcuno mi debba venire a chiamare perché forse “io so quello che deve fare teatro e altri no”.
C’è un grande fermento, bisogna solo gioire se ci sono iniziative di artisti, anche se sono isolate.
Per esempio i graffiti comparsi dal nulla a San Giorgio (opere di Jorit Chi n.d.r) , sono ahimè, e lo dico con grande dispiacere, frutto dell’iniziativa privata e personale di chi si è pigliato la briga di caricarsi spese e permessi per inventarsi questa cosa e per farla respirare all’interno di una città che anche così dimostra di aver avuto sempre rispetto per aver ospitato un personaggio così straordinario (Massimo Troisi n.d.r) in un modo che non si può qualificare.

 

 

In che senso lo dici “con grande dispiacere”?

Avremmo dovuto fare in modo che talenti come quello di Massimo, ma anche talenti completamente diversi, fossero ospitati all’interno di una struttura, di un’organizzazione,  per fare in modo che ci fossero mezzi, modi, e sistemi, per far sì che tutti sviluppassero le proprie potenzialità. Se un progetto del genere fosse  intitolato a Massimo sarebbe straordinario.
Spesso si perdono delle occasioni qualche volta per disattenzione, qualche volta per modi un po’ dolosi, un po’ pericolosi, un po’ distratti, e un po’ in malafede.
Tutte queste (che ha elencato n.d.r) cose fanno sempre pensare che il domani è sempre in mano agli artisti e non in mano ai burocrati, ai politici, e alle autorità.

 

 

Che vedi in prospettiva?

Dobbiamo continuare a sperare che gli artisti continuino a produrre bellezza e che arrivino altri come Massimo a crearci una vita migliore di quella che c’abbiamo; perché (persone come Massimo n.d.r) hanno questo dono, questa capacità, questa genialità, questa straordinarietà.
Personalmente sono lievito quotidiano di ricordo per un artista che non ha bisogno di me per essere ricordato.
Se posso dare una mano, come al solito, lo faccio volentieri e spero che prima o poi all’interno di questi momenti (di ricordo n.d.r.) possiamo organizzare una grande festa per stare tutti insieme e godere di quello che Massimo ci ha lasciato. In una situazione però durante la quale si condivida una passione più che un ricordo. A me non mi manca niente. Mi manca Massimo.
 Questo la dice lunga… non ho bisogno di uno che me lo sostituisca, avrei e ho bisogno tutti i giorni di ricordare e di stare e di condividere quella passione, quel genio, quel talento, quella poesia, per cui bisognerebbe proprio che, chi ne ha la possibilità, si metta la mano sulla coscienza e si renda disponibile acchè occasioni di questo tipo possano succedere.    

 

 

 

Intervista a Luciano Melchionna – Regista “Parenti Serpenti”.

 

      

Come hai reinterpretato “Parenti Serpenti”?

Il riaggiornamento è per rendere contemporaneo il contesto. Aggiornare il tema non è stato difficile, la famiglia è sempre più in crisi per cui credo veramente che ognuno di noi abbia qualche serpentello in famiglia. Non escludo che sia nato anche dal fatto che crescendo iniziano a manifestarsi… non so come accada questo, però, i parenti, pian piano crescendo, con determinate dinamiche tipo quella dello spettacolo, si palesano e improvvisamente ti trovi davanti degli estranei!  Infatti noi lo spettacolo lo facciamo cominciare proprio così nel senso che “i vicini sono estranei, non sono parenti” (purtroppo). Inversamente (a quello che viene rappresentato all’inizio n.d.r) credo spesso più nei legami “non -di –sangue”.
Detto ciò il tema attualissimo, la voglia infinita che da tempo ci confessavamo io e Lello, ha fatto sì che portasse in scena quello spettacolo dove il racconto è affidato a un bambino. Io ho deciso di affidarlo a “IL bambino”, cioè il nonno (Lello Arena n.d.r), per cui lo spettacolo prende questa piega grazie anche alla fiducia di Carmine Amoroso che mi ha dato il testo e mi ha detto “puoi fare quello che vuoi”, grazie Carmine.
E’ Stato molto divertente e stimolante affrontare una sfida che spaventava profondamente, perché …caro Monicelli grazie di quello che ci hai lasciato… però una è stata sfida bella alla quale Lello si è prestato con dedizione totale, cosi come Giorgia Trasselli, così anche gli altri attori che ho scelto e selezionato tramite provini. Li volevo perfetti e non volevo che facessero la macchietta dei personaggi e degli attori del film.

Qual è il rapporto con il Film di Mario Monicelli?

Il film l’avevo visto a suo tempo, mi sono dedicato al testo, non l’ho voluto riguardare, e ho voluto dare un taglio scrivendo e aggiungendo delle cose,  mettendo il mio manifesto, ovvero le risate, le lacrime.
Quelle sono emozioni.
Anche con “Dignità autonome di prostituzione”  (altro suo spettacolo teatrale n.d.r)  ho portato questa poetica.
Non andate a teatro solo per essere intrattenuti e farvi grasse risate perché si esce vuoti, è molto più interessante lasciar cadere una lacrima insieme a una risata e portarsi appresso una riflessione, credo sia molto importante questo spettacolo da questo punto di vista.

Che cosa è che la platea non sa?

Secondo me si è perso moltissimo il fatto che nessuno sa il regista cosa faccia: “Si bellissimo, bravi però tu che fatt?” e così anche degli attori: “Alla fin fine che fanno? stanno li intrattengono…”
Vederli da vicino, in “Dignità autonome di prostituzione” specialmente, dentro le stanzette, dentro a un bagno, da un metro di distanza e vedere che cosa fanno, come riescono a cambiare, come riescono ad entrare, come riescono ogni volta ad approcciare dei nodi drammaturgici ed emotivi.
E’ molto interessante per il pubblico che comincia spero con il mio piccolo contributo a ridare valore all’arte. Quello che faccio io, lo faccio con grande onestà intellettuale: è la mia vita.
Parenti serpenti è un altro figlioletto amato, e guai a chi me lo tocca!
Li seguo ovunque, li risistemo […] perché credo sia una grande forma di rispetto per gli attori e per il pubblico che si prende quello che gli si da da ormai troppo tempo, ma (il pubblico n.d.r) non è scemo per niente e quindi quando avverte la qualtà, il talento e la professionalità e secondo me la sa distinguere.

Intervista: Bruno Martirani

Riprese, montaggio, Fotografia: Matteo Pedicini

Musica elettronica a Napoli: intervista ai Silicon Dust


I Silicon Dust sono un duo partenopeo di musica elettronica formato da Naro e Spin.

Il nome del gruppo è una dichiarazione di intenti: il materiale sintetico per eccellenza, il silicone, incontra la terra, come in una fusione metaforica tra il naturale e l’artificiale, il passato ed il futuro, la band è alla continua ricerca di sonorità d’avanguardia sostenute però da ritmi ballabili, come negli antichi rituali tribali.

Abbiamo fatto alcune domande al duo riguardo la musica, i social network e i loro progetti futuri, ecco come ci hanno risposto:


Napoli ha una forte identità in senso artistico rispetto ad altre città italiane. Qual’è, secondo voi, il rapporto tra Napoli e la musica elettronica e che rapporto avete voi, in qualità di musicisti, con la città di Napoli?

Napoli offre un pubblico molto attento alla musica elettronica. C’è una cultura profonda, radicata in parecchie persone, che genera una critica collettiva di cui possiamo vantarci.

Un po’ carente forse è la consapevolezza e la convinzione che da qui possono partire tanti ottimi progetti, come se ci fosse una esterofilia che interferisce con il giudizio delle cose fatte in casa.

A proposito di ciò, siamo soliti raccontare quanto ci accadde al termine della nostra prima performance a Napoli: suonavamo al Rising (oggi Galleria 19), quando un gruppo di ragazzi si avvicinò per congratularsi, e questi in un primo momento si esprimevano in lingua inglese convinti della nostra provenienza estera.

Il nostro rapporto con Napoli è bellissimo e siamo sempre fieri di come veniamo accolti nella nostra città. Ci entusiasma la curiosità di chi ci segue e talvolta vengono colti particolari del nostro progetto o delle nostre performance che possono sfuggire anche a noi.

Da queste parti non ci si accontenta di cose semplici, se piaci a Napoli, significa che sei arrivato ad un ottimo livello.

Quanto e come si sono arricchite le vostre influenze musicali dal 2006, quando avete iniziato, ad adesso?

Ci conoscemmo l’anno dopo che vennero pubblicati Human After All dei Daft Punk, Push The Button dei Chemical Brothers ed aspettavamo i Prodigy che però si fecero sentire nel 2009 con Invaders Must Die. Eravamo attenti a progetti come i Massive Attack, Underworld, Orbital, Leftfield e Pendulum, che con il loro side-project Knife Party ci hanno regalato tante soddisfazioni, poi è arrivato Skrillex ecc.., ma la lista è lunga, forse troppo.

Venivamo tutti da una esperienza musicale simile, abbastanza trasversale che andava dalla musica classica alla techno, passando per il jazz, il rock, il reggae, il big beat e l’hip hop. Dopo le sessioni notturne in studio eravamo soliti metterci in macchina per andare a godere del panorama di San Martino e respirarne l’aria salubre, erano quelli momenti importantissimi di consolidamento del progetto e dell’amicizia.

In dieci anni cambiano tante cose. In questi ultima decade poi abbiamo assistito davvero a tantissimi cambiamenti. E’ cambiata la fruizione della musica, l’ascolto e quindi anche l’uso che ne fai. Oggi la musica è diventata molto più social di prima e risulta molto più facile raggiungere tanti artisti. Per tante nuove leve è diventato più semplice prodursi e promuoversi. Navighiamo in un mare di continue nuove produzioni che come onde ci smuovono di continuo. Anni fa, ad alimentare la curiosità e sfamare la voglia di conoscere era anche la complessa ricerca di quei dischi che volevi avere, oggi questo aspetto è quasi passato in secondo piano.


La vostra pagina facebook vanta oltre 20.000 like, che rapporto avete con i social network?

Iniziammo con il Live Space e Messenger (MSN) ad invadere il mondo, il nostro successo più grosso forse l’abbiamo raggiunto su MySpace, dove contavamo numero cinque volte più grandi di quelli dell’attuale Facebook. Il nostro rapporto con i social non è costante. Siamo consapevoli dell’importanza di tali strumenti, ma siamo altrettanto consapevoli di quanti numeri siano fasulli, perciò li utilizziamo tanto buon senso. Per quanto modesti, i numeri attuali rispecchiano la realtà e questo ci basta per il momento, anche perché abbiamo sempre dato molta più importanza ai numeri delle persone reali che poi ci raggiungono ai nostri live.

I vostri live sono caratterizzati oltre che dalla musica, dalla vostra presenza scenica. Quanto è importante nel 2017 per una band di talento, offrire una performance che vada oltre i suoni, comprendendo costumi, luci e scenografie particolari?
Durante la nostra prima performance eravamo vestiti quasi come la sera prima in studio, già dalla successiva arrivarono tutine ed occhiali. I motivi erano vari, primo tra tutti la consapevolezza di essere gli alieni. Non volevamo assolutamente essere i Daft Punk napoletani, nonostante in parecchi così ci soprannominavano così. Per noi è importantissimo andare oltre i suoni. Le luci ed i video che prendono vita in un live per noi hanno un valore molto simile alla musica, con la differenza che è quest’ultima a dettare le regola. Per noi è giusto offrire uno spettacolo completo al pubblico, più sensi vengono coinvolti, più è emozionante l’esperienza. Ne siamo stati sempre convinti, tanto che per un periodo immaginammo addirittura di inserire in scena dei grandi ventilatori per diffondere anche degli aromi. Chiaro è che tutto dipende anche dal genere musicale e dalla location, è giusto contestualizzare sempre tutto con buon senso.


Su YouTube il video di “Play with you” ha superato ampiamente le 60.000 visualizzazioni, che effetto vi fa sapere che così tante persone, da qualsiasi parte del mondo, possono ascoltarvi?

Certo è interessante leggere nomi strani di paesi che nemmeno conoscevamo, ma in realtà non crediamo che siano tante persone, soprattutto se si pensa a quanti abitano il web, piuttosto ci piacerebbe andare a suonare in tutto il mondo.


Qual’è il disco di musica elettronica che consigliereste a chi non apprezza il genere per pregiudizio, per fargli cambiare idea? E quale vostra canzone consigliate a chi vuole conoscervi?

Un disco che consigliamo potrebbe essere Abandon Ship dei Knife Party.

A chi ci vuole conoscerci consigliamo sempre Play With You, senza sottovalutare Close Encounters, diventata famosa anche perché parte della colonna sonora del fortunato film di Maccio Capatonda, Italiano Medio.


Cosa hanno in serbo i Silicon Dust per il futuro prossimo?

Non amiamo anticipare nulla, ma in pentola c’è qualcosa che cuoce a fiamma bassa. Oltretutto in questi ultimi tre anni abbiamo assecondato anche un’altra passione comune, quella di avvicinare le persone intrattenendole con la musica ed il buon bere, tanto da aver messo su due noti music bar di Napoli.

Napoli e la Democrazia Diretta: prospettive e rischi di un’occasione storica

Napoli, per la sua complessa ed eterogena natura sociale, risulterebbe a prima vista un terreno tutt’altro che favorevole alle sperimentazioni democratiche di tipo diretto, soprattutto in un periodo storico così poco favorevole dal punto di vista dell’equilibrio sociale, con il naturale effetto di enfatizzare le già presenti ragioni di conflitto tra i cittadini. Da una più attenta analisi, invece, Napoli si presenta come uno scenario tutt’altro che inadatto per sperimentare e poi cristallizzare nella sua struttura istituzionale nuove ed inedite forme decisionali e amministrative di natura diretta e micro-territoriale, proprio in funzione delle sempre minori disponibilità economiche degli enti amministrativi classici e della sempre maggiore necessità che ne deriva di pensare a nuove strutture politiche in grado di risolvere spontaneamente e nel pieno consenso popolare quella parte dei problemi che per loro natura si prestano a una forma semplificata, rapida e senza particolari necessità di bilancio. Oltre che al riutilizzo di spazi pubblici in stato di abbandono con finalità ricreative, aggregative e assistenziali. La nascita delle Assemblee Popolari di Quartiere, nell’ultimo anno rappresenta sicuramente un primo passo in questa complessa direzione di architettura politica, che, però, rappresenta ancora numerose criticità e punti non ancora esaminati a dovere per poter funzionare in modo efficiente.

 

Alexis de Tocqueville, insieme agli altri illuministi che collaborarono alla stesura del progetto politico democratico Americano a fine ‘700, scelse l’America piuttosto che un qualsiasi paese europeo per il primo esperimento costituzionale pienamente illuminista per un semplice e chiaro motivo. Per la mancanza di un impianto sociale e lobbistico già affermato, a differenza dell’Europa continentale dove la borghesia stava prendendo il posto della nobiltà di Antico Regime, l’America era di fatto un territorio politicamente vergine, dove non si sarebbero incontrare le resistenze delle caste professionali ed economiche. Diceva, infatti:

 

“La massima difficoltà di sottrarsi durevolmente ai governi assoluti sarà avvertita proprio da quelle donde l’aristocrazia è scomparsa e dove non può più esistere. Col venir meno, tra gli uomini, d’ogni legame di casta, di classe, di corporazione, di famiglia, essi ricevono un prepotente impulso a non preoccuparsi d’altro che dei loro interessi particolari, a non pensare che a se stessi, a rinchiudersi in un gretto individualismo dove ogni virtù pubblica è destinata a perire.”

 

Paradossalmente, una realtà come Napoli, in alcune sue aree, nonostante impianti politici, d’affare e criminali, spesso radicati e inter-connessi, si presenta proprio come un territorio perfettamente adatto alla sperimentazione di questi nuovi istituti. In particolare, penso all’ex Area Industriale di Bagnoli, attualmente oggetto di una complessa diatriba di ripartizione delle competenze tra Governo Centrale e Comune di Napoli a seguito del fallimento del progetto Bagnoli Futura su un terreno di ben 120 ettari. L’attuazione di un progetto rispettoso della volontà popolare, affermata proprio attraverso le Assemblee, l’individuazione di criticità e sistemi decisionali su questioni la cui natura potrebbe essere individuata in appositi strumenti regolamentari, sarebbero possibili oltre che necessari su un territorio che dovrà essere ricostruito e riprogettato, dopo la bonifica. In questo senso non andrebbe dimenticata la natura tecnica di alcune questioni, che per questo motivo non si presterebbero ad essere affrontate con delibere esclusivamente legate alla volontà popolare. Nonostante ciò, però, si potrebbe giungere a una forma compromissoria in cui il Comune, il Governo Centrale e le relative commissioni, presentano una serie di criteri da tenere in considerazione per le singole decisioni di natura complessa. Il popolo, inteso come comunità cittadina, senza esclusioni e discriminazioni potrebbe, proprio in contesti come questo, porsi, senza ostruzionismi, come soggetto istituzionale, con i relativi diritti e doveri, codificati in un apposito codice che ne tuteli la stabilità e ne garantisca il metodo democratico. E’ proprio in merito ai doveri che risulta necessario fare le maggiori precisazioni. Senza una presa in carico di questioni come: manutenzione, protezione civile e valorizzazione e cura del territorio dai parte dei cittadini che in questo nuovo quadro istituzionale si vedrebbero protagonisti della vita politica, si andrebbe incontro a una deriva pretestuosa dei vantaggi della democrazia diretta. Il cittadino diventerebbe soggetto politico per diritto acquisito, privo di legami di responsabilità, riproponendo in scala quegli schemi che hanno distrutto la politica classica. Gli spazi, potenzialmente fulcro di interessi particolari e luoghi contesi da qualsiasi soggetto si senta in diritto, senza un codice che ne sancisca i criteri, di utilizzarli a suo piacimento. Per potersi porre come alternativa, appunto ai sistemi pre-esistenti, la creazione progressiva di una coscienza civile matura è una caratteristica che deve interfacciarsi alla novità in modo sia deduttivo, traendone miglioramento ed induttivo, provocando nella “polis” una sempre maggiore coscienza civile. Come negli strumenti raccontati da Platone, ad esempio, e che sono stati protagonisti nella sua Atene, nella vita di ogni cittadino diviene obbligo dedicare una parte del proprio tempo alla vita pubblica, non solo alle Assemblee e al processo deliberativo, ma, soprattutto, risolutivo, con opere di volontariato di vario tipo. Come accade in alcune sperimentazioni simili già esistenti in Francia e a Barcellona, ad esempio. Nell’attuale situazione di sempre maggiore sottrazione di risorse e prerogative alle amministrazioni locali, è proprio questa seconda fase a rappresentare la chiave del funzionamento di questi progetti. Infatti, sarebbe assurdo pretendere che il semplice fatto di prendere le decisioni ad un livello “più basso” delle camere e dei palazzi, porti alla conseguenza diretta di far apparire le soluzioni, molto spesso complesse.

 

Importante è anche la questione degli “Spazi Liberati” cui ad oggi, nonostante un nuovo approccio dell’Istituzione, restano una questione tutt’altro che semplice e priva di criticità. L’attuale fase di “spontaneismo” sembra accettabile solo se considerata come preliminare ad una successiva dove gli spazi e il loro ruolo sociale siano tutelati da forme, anche inedite, di Diritto. E’ innegabile che essi, ormai, svolgano un ruolo sociale in una doppia direzione: quella di far riappropriare la comunità di spazi pubblici inutilizzati e quella di utilizzarli per scopi sociali. Ad oggi, infatti, più che concrete, le criticità che ne risultano sono di metodo. La mancanza di deroghe e di una formalizzazione della gestione degli spazi, tranne alcuni casi pilota come quello dell’Asilo Filangieri, portano a due tipi di problemi: la mancanza di tutela, a chi gestisce gli spazi, da azioni che, non essendovi regolamenti, potrebbero minacciarne le attività e il fatto che, senza deroghe e regolamenti non si danno garanzie, ai cittadini, che quegli spazi siano effettivamente utilizzati nel tempo a scopo sociale e non come mero polo politico, o, potenzialmente e paradossalmente privatistico. Con questo non faccio riferimento a questioni già in corso ma a quello che potrebbe accadere senza che si crei un chiaro ed intelligibile legame di responsabilità tra la cittadinanza e gli spazi come “istituzione”, in quanto dislocazione orizzontale del potere legislativo e per questo soggetto ai vincoli e ai contrappesi che caratterizzano il corretto funzionamento democratico, cosa di cui il mero spontaneismo risulterebbe privo.

 

Se, durante questo mandato, si riuscirà a rispondere alla necessità fondamentale di codificare queste nuove forme di democrazia partecipativa e i nuovi strumenti ad essa finalizzati, si avrà la possibilità di lasciare a Napoli un patrimonio politico che potrà sopravvivere a chi lo sta facendo nascere, privo degli errori di metodo congeniti in questa sua fase embrionale e ancora scoordinata. La codificazione potrebbe, ad esempio beneficiare degli strumenti tipici dei “Diritti in divenire” come quelli del Diritto Internazionale che attraverso la cristallizzazione delle consuetudini che si andranno a formare ne garantirà la stabilità e il legame di responsabilità con i cittadini. A quel punto, non sarà certo utopia proporre questo sistema ad altre realtà, prima territoriali, poi nazionali e, senza alcun dubbio, internazionali.