GATTA CENERENTOLA: La fiaba animata in cui si incontrano il passato ed il futuro di Napoli

Il lungometraggio degli autori de “L’arte della felicità” punta tutto su un piano narrativo unico che fa intrecciare due momenti temporali diversi.

Tutto parte da Basile, il padre della piccola Mia che è la protagonista femminile.

Basile, il cui nome già viaggia nel tempo, essendo rubato a quello dell’autore della storia originale de “La Gatta Cenerentola”, è uno scienziato geniale che decide di investire i suoi capitali per fondare un  “Polo della Scienza e della Memoria” a bordo di un’enorme nave attraccata al porto di Napoli.

Programmati per conquistare, istruire e stupire i visitatori del Polo, degli ologrammi che si aggirano come fantasmi futuristici a bordo di questo gioiello di ingegneria navale.

Ma la sorte di questa creazione neonata, volta a riqualificare l’area del porto, è avversa: Angelica, la compagna che Basile ha scelto come sua sposa, ha cospirato con il guappo malavitoso Salvatore Lo Giusto, affinché lo scienziato venisse ucciso per impossessarsi del suo patrimonio.

Angelica, doppiata da Maria Pia Calzone (Imma Savastano nella serie “Gomorra”), è perfida quanto innamorata di Lo Giusto, il cui soprannome, “O’rre” ben si accosta al carattere megalomane del personaggio caratterizzato come il classico boss di quartiere: disonesto, spregiudicato e prepotente.

La storia si ferma e la narrazione riprende quindici anni dopo: Angelica vive a bordo della nave, assieme alle sue figlie naturali ed alla figliastra Mia che ha smesso di parlare ed è cresciuta abituata a rispondere al nomignolo di “Gatta” affibbiatole in senso dispregiativo.

“O’rre” ha esteso il suo impero economico ed è diventato un pezzo grosso grazie al traffico di droga mentre a bordo del Polo galleggiante, ormai completamente rovinato a causa della mancanza di manutenzione nelle sua funzionalità ingegneristiche, ologrammi del passato compaiono di tanto in tanto come spettri, proiettando fisicamente nel presente i ricordi del passato.

Gli autori hanno confezionato una storia cupa e profonda, apprezzabile in tutte le sue sfaccettature soprattutto dagli adulti e piuttosto distante dalle produzioni cinematografiche associate in genere alla città del sole. La morale ottimista della storia è piuttosto chiara: quella di incoraggiare a non rassegnarsi, anche nelle situazioni più disperate, perché la realtà può sempre cambiare e diventare migliore.

In questa fiaba noir non c’è traccia di fatina, zucche e topolini. Gli aspetti magici vengono messi da parte e sostituiti dalla tecnologia e dal progresso, mezzi ben più utili per ottenere un lieto fine nella realtà.

Il personaggio della Gatta, ben simboleggia la città in cui ha preso vita: vivace e coraggiosa ma affaticata e ridotta al mutismo a causa di personaggi viscidi ed avidi che vogliono usarla ed approfittare della sua bellezza fino a logorarla.

Oltre ad essere un prodotto di animazione eccellente, la narrazione in cui i piani temporanei si incontrano con l’escamotage degli ologrammi, che hanno un ruolo cardine nella vicenda, funziona perfettamente e, seppure alcuni avvenimenti restano un po’ prevedibili, il risultato finale è assolutamente convincente.

Passato e futuro si incontrano non solo ai fini della narrazione, grazie agli ologrammi, ma anche in senso metaforico. Gli spettatori vedranno incontrarsi sullo schermo personaggi che evocano il progresso, le speranze e probabilmente il futuro di Napoli come lo scienziato Basile, sua figlia ed il poliziotto che aiuterà Mia da una parte e dall’altra personaggi squallidi come il camorrista Lo Giusto e Angelica da relegare quanto prima nel passato remoto della città.

articolo di Sara Picardi