Povero diavolo, che pena mi fai.

Vittoria pesantissima quella del Napoli, ieri a San Siro. Tre punti fondamentali per un Napoli in versione Dottor Jekyll e Mister Hyde.

La squadra azzurra parte subito fortissimo e, dopo soli 10 minuti, si porta in vantaggio di due gol.

Al 6° Lorenzo Insigne, imbeccato da un Mertens in versione assistman, con un forte  sinistro insacca la rete alle spalle di  Donnarumma; lo “ scugnizzo di Fratta” conferma di eleggere i rossoneri a vittima preferita.

Al 9° Callejon , con un diagonale rasoterra, costringe un incerto Donnarumma a recuperare il pallone dal fondo della rete; ancora una volta l’assist è di Mertens.

Il Napoli per i primi 30 minuti giganteggia, dispensando lezioni di calcio e rischiando di chiudere definitivamente la pratica con Callejon  che, però, tira addosso al portiere e Mertens, il cui sinistro è troppo centrale per impensierire il portiere avversario.

Dalla mezzora la squadra di Montella si carica e al 37° accorcia le distanze; un retropassaggio incauto  di Jorginho a Tonelli favorisce l’inserimento di Kucka che batte Reina con un tocco di esterno destro.

Ora è il Napoli a soffrire, la squadra si è allungata e rischia il pareggio già a inizio ripresa, ma la traversa , colpita da Pasalic, salva i partenopei.

La squadra di Sarri corre ai ripari inserendo Diawara per un Jorginho decisamente non in serata e sfiora addirittura il tris con un pallonetto di Insigne da metà campo.

I rossoneri tornano alla carica nel finale, prima con Paletta e poi, in un disperato assalto finale, addirittura con Donnarumma. Nulla di fatto però, al 95° il triplice fischio decreta la fine del match : alla “Scala del Calcio” cala il sipario, Il Napoli batte il Milan  2-1.

Dal Meazza, dove anche la Juve ha lasciato i tre punti, il Napoli esce con la consapevolezza di meritare i vertici della classifica e di essere attrezzato per vincere contro chiunque, ma anche con contezza dei propri limiti e necessità di porvi rimedio quanto prima possibile.

Campo Rom di via Brecce: un disastro per le Istituzioni.

Il Campo Rom di via Brecce questa mattina è stato assediato dalle forze dell’ordine. Un’iniziativa che apre inquietanti scenari. Come sempre è l’ultimo anello della catena di montaggio sociale a pagare il prezzo. Se non fosse per la drammaticità dei fatti verrebbe da evidenziarne un profilo grottesco, ma in fin dei conti è così, ogni avvenimento terribile cela sempre un lato paradossale.

Dopo l’efficace intervento nel campo vengono sequestrati in prevalenza carrelli con cui i rom girano la città per “raccattare spazzatura”. Sembrerebbe dall’oggetto del sequestro di poter ricostruire uno spaventoso scenario criminale. Ciò non basta. Viene sequestrato il generatore elettrico. Ben 400 bambini staranno senza elettricità. Il Consigliere Regionale F. S. Borrelli ha affermato: “Bisogna parlare di legalità nei campi rom”. La buttiamo così, secca: e’ legale lasciare 400 bambini senza elettricità?

Continua il Consigliere: “se non vogliono adeguarsi devono lasciare la Campania”. In realtà è in atto una strategia della tensione che determinerà l’ennesimo esodo. Quando la politica, in questi casi, non esercita la sua finzione cosa rimane? La risposa è quasi banale: razzismo. Ovviamente un razzismo non inteso come fenomeno antropologico, ma come vera e propria forma di gerarchizzazione dei rapporti sociali in città.

All’impresa hanno partecipato attivamente anche i vigili urbani. Se la Regione ha gravi responsabilità, per il Comune,  bisogna avere l’onestà o di ritenere o che i vigili urbani  sono un corpo autonomo ovvero che se sono impiegati con funzioni diverse dalle ordinarie, ciò avviene in base ad una direttiva politica.

OCEANUS adotta l’orchestra della Giovanni Pascoli II di Secondigliano.

OCEANUS, Associazione che si misura su varie tematiche, visti i temi su cui si cimenta, è molto cara alla redazione diffusa di NapoLeaks.  Esistono in questo senso dei veri e propri rapporti di fratellanza. Recentemente hanno deciso di aiutare i giovani della Giovanni Pascoli II di Secondigliano a creare una vera e propria orchestra. Nel mese di dicembre 2016 sono state assegnate le prime chitarre amplificate ed un flauto. Inutile sottolineare l’importanza di una tale iniziativa in un territorio che vive una profonda disgregazione sociale. La scuola aperta al territorio può essere un punto di riferimento e contrastare tali processi. Cosa serve? Un mucchio di roba: -accordatore pianoforte a parete, – rullante, -1 ali degli angeli, -4 regi tastiere, -2 casse attive amplificate,-microfoni per flauti e violini, 1 microfono da campo per coro.

In ogni caso la solidarietà è un’arma!

IBAN: IT7300335901600100000063104

Chi volesse seguire gli aggiornamenti da OCEANUS può farlo su  http://www.oceanus.it/

 

La “Zona di Esperienze Ribelli “ del ciclo di lotte dell’Onda e degli altri cicli a venire…

Una mattina di sei anni fa mi svegliai alle cinque del mattino insieme ad Alessandro e Raffaele per raggiungere da Quarto i nostri compagni di scuola e di Università per occupare uno spazio tutto nostro, che rispondesse alle esigenze della nostra generazione: la generazione zero.

Dal 2008 avevamo conosciuto una dimensione davvero affascinante : l’Onda e i movimenti di massa.

L’Onda è stato un processo che ha visto ogni nostro singolo sforzo teso al cambiamento del mondo della formazione, ma non solo…
I ragionamenti che venivano fatti nelle assemblee di istituto come in quelle di Ateneo erano molto settati sulla questione generazionale con cui, di lì a poco, avremo fatto i conti.

La precarietà esistenziale, quindi l’incertezza di un lavoro fisso e di un reddito continuativo, di un tetto sopra la testa e delle cure sanitarie sempre meno accessibili, ci diede la giusta motivazione a trovare una soluzione collettiva per affrontare il futuro.

Il 17 Gennaio 2011, subito dopo la partecipatissima manifestazione di Piazza del Popolo del 14 dicembre 2010 che contestava ormai uno sfiduciatissimo parlamento a guida berlusconiana, decidemmo di aprire una nuova strada che parlasse alla nostra città di reddito universale di base garantito, di precarietà e di “diffusione dei saperi”.

Certo, sei anni ti cambiano! Basti pensare che solo l’anno dopo occupammo insieme ad altri il primo palazzo a scopo abitativo: con questo atto già iniziavamo a comprendere che in maniera graduale le nostre scelte sarebbero state influenzate anche dalle nostre esigenze primarie.
Più crescevamo più ci rendevamo conto che ciò di cui parlavamo solo quattro anni prima nelle nostre scuole e nelle nostre università erano dei desideri da esaudire e delle lotte da praticare.

Noi e non solo noi abbiamo bisogno di una casa, noi e non solo noi abbiamo bisogno di un reddito continuativo, noi e non solo noi abbiamo diritto ad una vita degna di essere vissuta.

Essere quanto più inclusivi possibile con tutti e tutte nei processi decisionali, fare in modo da estendere i benefici delle lotte attraverso meccanismi chiari a quante più persone coinvolte possibile, porre le questioni più spinose per il movimento sempre su un piano pubblico, schietto, franco
In questo solco abbiamo sempre modellato il nostro modo di fare politica “dal basso”.

Personalmente questo “stile di fare le cose” ha insegnato tanto e per questo so che devo molto a questi sei anni trascorsi con le tante persone che hanno attraversato il nostro collettivo fatto di sogni, carne e ossa.

Non mi soffermerò ancora su ciò che nel nostro piccolo abbiamo potuto fare per chi abbiamo incontrato lungo questa strada intrapresa ormai sei anni fai, ma, mentre scrivo, mi rendo conto che ormai “La strada nuova” che abbiamo aperto nuova più non è.
E’ un percorso ormai tracciato.
Lungo il solco, che non solo noi abbiamo scavato, sono nati tanti nuovi ragionamenti e tante nuove domande da cui dobbiamo necessariamente ripartire.

– Come porsi in un processo complessivo di radicalizzazione della democrazia?
– Come possono decidere sul proprio futuro e quello della propria città le persone ai margini della nostra società (che sono la maggioranza)?
– Come reinventarsi uno stile nel fare politica che intercetti chi oggi è immerso nel mondo della precarietà per organizzarsi insieme e combattere la precarietà stessa?
– Come prendersi “cura” dei percorsi politici intrapresi?

Da queste ed altri interrogativi dobbiamo ripartire con decisione.
Il ciclo delle lotte partito nel 2008 si è indiscutibilmente concluso.

Nostro dovere è ripartire con un nuovo corso che sappia far tesoro dell’esperienze pregresse e possa finalmente riattivare la coscienza di tutti noi che affoghiamo tra scadenze e stress mentre quotidianamente “camminiamo sul filo di un rasoio”.

Lunga vita ai ribelli! Lunga vita alla Zona di esperienze ribelli!

Che zero81 possa essere sempre luogo attraversato da tutti coloro che hanno esigenza di cambiare se stessi, la propria città e il mondo.

P.s: Vi invitiamo a festeggiare con noi in ritardo Venerdì 20 gennaio dalle ore 21.00 presso Zero81 in Largo Banchi Nuovi, 10

Chi ama non dimentica…o forse sì?

SS Il Re è tornato, il Re è a casa sua.

Perché sì, Napoli è la casa di Diego Armando Maradona; è la casa del più grande giocatore che abbia mai calpestato il manto verde del San Paolo, tempio profano reso sacro dal ‘DIOs’ dalla fisiognomica che tradisce, quel “ genio della pelota, dell’invenzione prestipedatoria, dell’esecuzione cum phantasia”, come scriveva Gianni Brera.

Eppure c’è una parte, neanche tanto sparuta, dell’opinione pubblica e della stampa locale, che male ha accolto il ritorno del Pibe de Oro.

L’accusa, quella meno acrimoniosa, è di essersi (s)venduto e di aver contaminato un luogo sacro di cultura, quale è il Teatro San Carlo di Napoli. E, come un vaso di Pandora scoperto in malafede, si ripropongono le fragilità di un uomo, per il quale il titolo d’eroe appare pesante quanto terreno di gioco di Marassi, in quel Sampdoria – Napoli dell’ormai lontano 1986, quando dal dischetto Diego batté Bistazzoni e il Napoli iniziò a condividere la vetta della classifica con la Juve di Rino Marchesi; da lì iniziò il sogno, quel sogno che ha come artefice il “sudaca” che a Napoli venne per vincere.

Forse è vero, una parte della città, una parte dei tifosi, pare ancora troppo legata al passato; quasi come se liberarsene equivalesse a tradire, ma il passato pesa solo a chi, nel ricordo, ne ha paura.

Perché, davvero, chi ama non dimentica; e, chi ama, non può dimenticare l’uomo ai cui piedi milioni di sogni furono affidati, attaccati come quella sfera di cuoio che sembrava appendice di quel sinistro che ha fatto della sregolatezza il più leggendario dei geni.

“… Maradona piensace tu, si mo’ nun succere nun succere cchiu’

‘Argentina toja sta cca’, nun putimme cchiu’ aspetta’, finalmente ce putimmo vendica’…”

Ora il Re è tornato, ora il Re è a casa sua; lasciatecelo godere… ¡Y que DIOs bendiga nuestro amor!

 

La situazione infernale del Cardarelli.

Potrebbe essere l’ennesimo prodotto di intrattenimento per le masse, che stanno riscuotendo successo per il vero che si mescola all’inverosimile ma non è cosi. Siamo a Napoli in uno degli ospedali di rilievo internazionale e precisamente nell’Azienda Ospedaliera Cardarelli…dove pochi mesi fa il Presidente De Luca dopo una breve visita aveva sostenuto che l’emergenza sovraffollamento era scongiurata, ma evidentemente era stata solo “occultata”. Fresche di meno di 24 ore le testimonianze fotografiche in uno dei corridoi dove si può osservare una situazione che regge il passo delle notizie che ci stanno presentando i rotocalchi mediatici come quelle dell’ ospedale di Nola, in provincia di Napoli.

Qui non ci sono pazienti a terra ma, essendo presente un sovraffollamento più intenso del solito in Pronto Soccorso, OBI (osservazione breve intensiva), Decima (Medicina d’ Urgenza) e una parte del DEA (lo stabile che si occupa dell’ accettazione delle emergenze),  si è reso necessario smistare i pazienti nei corridoi di altri reparti (come la gastroenterologia di urgenza) pur non essendo di competenza gli stesso per le singole diagnosi. Risultato: barelle che riempivano i corridoi fino all’ inverosimile con una proporzione che risultava ingestibile anche per il personale (un medico e tre infermieri per 24 pazienti, secondo testimoni).

L’ AORN Cardarelli è attualmente uno dei pochi punti di riferimento di cura pubblica e “immediata” per tutto il capoluogo e provincia, per cui appare chiaro che l’attuale situazione è il prodotto della politica regionale che a sua volta è un sottoprodotto di quella nazionale che nel corso degli anni ha prodotto tagli al Sud, lo smantellamento dello stato sociale a favore di quello privato con l’aziendalizzazione della sanità.

 

 

Renzi a Scampia: finalemnte con i soldi stanziati…nulla cambierà.

Quella che vedete non è un’immagine delle Vele. Stereotipo abusato su cui si catalizzano tutti i mali della città. Un tizio scherzando sostenne che ormai le vele stanno a Napoli come il colosseo sta a Roma. Quella che vedete è l’immagine di un altro luogo poco distante, simbolo dell’articolazione territoriale dei poteri criminali. Qui gli affari dei clan continuano indisturbati. Scampia, territorio conteso tra i Di lauro, clan in forte ristrutturazione, gli scissionisti in guerra tra di loro, e le nuove leve di Secondigliano continua ad essere un territorio appetibile per la criminalità, ma le attenzioni si focalizzano solo sulle Vele.

L’ex Presidente, Matteo Renzi, in visita a Napoli  afferma di aver visto il cuore di questo territorio. Dubito che abbia visitato i luoghi raffigurati nella foto. Dice di aver stanziato soldi per abbattere le vele. Non credo sfugga che siamo sempre su un livello simbolico dello scontro. Sembrerebbe quasi di poter citare la frase del generale cinese Sun Zu -il leone usa tutta la sua forza per uccidere il coniglio-

Da anni attendiamo che lo Stato organizzi non più uno scontro meramente simbolico ma materiale. La guerra al degrado portata sul territorio significherebbe rafforzare le scuole, tutela dei  minori, potenziamento, forse riforma, degli assistenti sociali, defiscalizzazione, agevolazione start up che creino occupazione vera.

Per fortuna tutta sta storia ha avuto un siparietto divertente: la questione col Sindaco su chi debba considerarsi uomo di strada. Tale terminologia ammicca all’idea del nobile concetto della connessione sentimentale con i ceti popolari. E’ del tutto evidente che tale categoria esce indebolita o annullata dal divertente siparietto.

 

Prime riflessioni da una quasi redazione: dalla parte dei disoccupati 7 novembre.

Avremmo voluto pubblicare il nostro primo articolo in condizioni diverse. Sarebbe stato forse prudente descrivere la nostra linea editoriale in una garbata presentazione. Eppure talvolta le cose iniziano a correre velocemente e noi non possiamo far altro che stargli dietro. Viene un momento in cui è ineluttabile uscire dalla confort zone. Funziona come una sorta di energia compressa che prima o poi esplode. Ed è in quell’esatto momento che guardi in faccia la realtà. E, a discapito di ogni narrazione mitizzante, la realtà molto spesso ha un tratto duro. I disoccupati “7 novembre” da mesi sono impegnati in un estenuante lavoro di confronto con le Istituzioni. Questa mattina era previsto un incontro con il Sindaco e degli assessori.  Quando l’appuntamento è saltato gli attivisti hanno deciso di occupare una sala del Comune. Cose che a Napoli potremmo definire ordinarie. Non esattamente ordinario è stato invece l’intervento dei vigili urbani. Risultato: tre arresti e diversi contusi. Ma da quando la polizia municipale effettua tali tipi di interventi? Sarebbe interessante a questo punto una presa di posizione dell’assessore Clemente. Probabilmente vi sarà nei giorni a venire solo silenzio. Intanto domani saranno celebrati i processi per direttissima. Nei prossimi mesi lavoreremo molto con le parole. Riteniamo che esse vadano rispettate. Le parole pronunziate a vanvera perdono la loro anima e diventano un mero sibilo, svuotate della loro potenza comunicativa. Quando si parla di “città ribelli”, non può accadere che a dei disoccupati venga riservato tale trattamento. Bisognerebbe che Sindaco ed Assessore competente prendano posizione sui fatti, che accertino l’accaduto e dirigano la polizia municipale in maniera tale che episodi come questo non avvengano più. In caso contrario alla parola rivoluzionaria sarebbe stato meglio il silenzio.

La (quasi) redazione di NapoLeaks.