In che direzione naviga il Partito Democratico? Articolo di Pierre Cambronne.

Quando ha aperto il file contenente il sondaggio commissionato dal Pd Campania la segretaria regionale Assunta Tartaglione ha alzato il sopracciglio destro. Tale espressione è durata una infinità di istanti racconta un collaboratore. Secondo il “rosatellum” per la Camera dei deputati alla Campania toccano 22 seggi, nonostante il voto per la quota uninominale sia vincolato al proporzionale al Pd non toccherebbero oggi più di sette seggi. “Sette, quattordici, ventuno”, ha pensato la Tartaglione verificando con un appena percettibile movimento del labbro inferiore la tabellina del 3. “Meno di un terzo, altra cosa sarebbero otto collegi vinti: otto, sedici ventiquattro, così sarebbe più di un terzo, anche se di poco”. I conti della serva hanno un pragmatismo caro alla politica e ai sistemi elettorali. Anche se cuciti come abiti di sartoria non è detto che diano i risultati sperati. Certo che se questa dovesse essere la media a sud, con un settentrione di sicuro trainato da un redivivo centro destra, cosa certa sarebbe un governo di larghissime intese, la cosa incerta e se questo governo venga trainato dal più democristiano dei piddini, l’attuale segretario nazionale. Eppure stiamo lavorando alle direttive del segretario nazionale: “abbiamo vincolato il voto del candidato all’uninominale alla lista proporzionale perché noi abbiamo uomini più autorevoli e riconoscibili dei signor nessuno dei cinquestelle, adesso andate a cercare questi uomini autorevoli e riconoscibili”. Una notizia che relega i notabili alla Enzo Amendola (ex segretario regionale che ha avuto il merito di perdere nell’ordine: Regione, Provincia di Napoli, Comune di Napoli ma si è ritrovato premiato a deputato e poi a sottosegretario agli Esteri), Valeria Valente (mancata sindaca nemmeno giunta al ballottaggio), Tino Iannuzzi e una serie di non prevenuti come Valentina Paris e Angelo Rughetti (che con la Campania non ha nulla a che fare ma è un esubero imposto da Roma), ad una estenuante competizione sul proporzionale. “Qualcuno si ricorda come si fanno i voti con le preferenze?” è la domanda imbarazzata per i corridoi della sede in via Santa Brigida. Ma l’urgenza è trovare i volti autorevoli e riconoscibili, quelli in grado di vincolare oltre alla propria elezione quella dei confinati nel proporzionale. L’unico trovato al momento è Paolo Siani, fratello di Giancarlo e stimato pediatra della buona borghesia. Paolo ha in passato declinato le lusinghe che lo volevano candidato sindaco del centro sinistra (beh una cosa è vincere quella elezione e governare Napoli altra cosa è un mega scivolone verso una già lauta pensione su uno dei 630 scranni di Montecitorio), ma adesso è disposto a prestare il suo volto, le sua educazione, la sua flemma a una maggioranza di governo destinata a minare ancora di più la credibilità della delega di rappresentanza, a incentivare la sfiducia nella politica istituzionale e nelle istituzioni europee. Paolo Siani si aggirava a debita distanza dalle prime file a Pietrarsa, ma comunque era lì, nel poco pubblico che mezzo governo è riuscito a coinvolgere nella conferenza programmatica di partito. Una prima foglia di Fico è stata trovata, ma se dovesse essere nel collegio proprio di Fico vincerebbe il frutto o la foglia? Intanto racconta il collaboratore che Assunta Tartaglione ultimamente inarca spesso il sopracciglio destro : “sembra Gregory Peck ogni qualvolta voleva esprimere sentimenti, mancanza di sentimenti, sentimenti contrari, passione, compassione, istinto, emotività, cordialità, delicatezza, commozione, effusione, introversione, estroversione, trauma psichico, gioia, odio, pena, pathos e perplessità, perplessità soprattutto”.