I refusi e le dimenticanze napoletane di Matteo Salvini

Sabato 11 marzo 2017, nonostante le aspre polemiche e il clima di forte tensione, Matteo Salvini ha tenuto un comizio presso la Mostra d’Oltremare di Napoli. NapoLeaks ha abbondantemente e attentamente raccontato cos’è accaduto e riflettuto sugli effetti di una giornata di lotta, scontri di piazza, comizi.

Con questo video, invece, il sottoscritto e Davide Di Lorenzo abbiamo desiderato analizzare cinque passaggi fondamentali del discorso del segretario della Lega Nord, evidenziandone refusi e dimenticanze.
Il nostro scopo non è giudicare le parole del segretario della Lega Nord, ma semplicemente evidenziare delle lacune e dei refusi importanti.

Vi ricordiamo che il video completo dell’intervento di Matteo Salvini è stato pubblicato sulla sua pagina facebook ufficiale: https://www.facebook.com/salvinioffic…
Infine, ringraziamo NapoLeaks per averci concesso di rilanciare questo contenuto sul loro sito.

 

 

Il pasticciaccio dell’accordo Italia-Libia sull’immigrazione

Malta è un luogo simbolico, dove le istituzioni europee, africane e turche si sono già incrociate senza costruire una collaborazione che potesse salvare i profughi in fuga dal Medio Oriente e dall’Africa subsahariana. Un simbolo che è facile contrapporre a Lampedusa, isola dove invece sono i popoli a incontrarsi e ad accogliersi. Un’accoglienza che giunge dopo che gli immigrati affrontano le difficili e pericolose rotte che attraversano il Sahara. In questo articolo analizziamo l’accordo che l’Italia e la Libia hanno stipulato, a seguito del Malta Informal Summit 2017, con l’obiettivo di chiudere la rotta del Meditterraneo Occidentale.

 

Il Grande Maghreb, snodo dell’immigrazione e del traffico di esseri umani

I flussi migratori che conducono dai conflitti bellici, economici o ambientali del Medio Oriente e dell’Africa subsahariana verso l’Europa sono diventati la corsa all’oro del 21esimo secolo. Nel summit informale de La Valletta, svoltosi nei primi giorni di febbraio 2017, si è discusso delle misure da adottare per fermare il flusso migratorio che parte dai porti libici e tunisini verso l’Europa, passando per Lampedusa. Stando ai dati pubblicati da Frontex sul suo sito ufficiale e nel «Frontex Risk Analisys Network report Q2 2016», stiamo assistendo a un progressivo incremento dell’immigrazione clandestina attraverso la Central Mediterranean Route. In particolare si evidenzia come i porti libici e tunisini (tra i principali: Tunisi, Zuwarah, Tripoli e Bengasi) siano diventati dei veri e propri hub, verso i quali confluiscono tutte le rotte migratorie africane. La maggioranza dei clandestini proviene dai paesi dell’Africa subsahariana occidentale (Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio), sebbene si denoti un incremento degli arrivi dalla rotta orientale – oggi percorsa dai migranti provenienti dagli stati del Corno d’Africa, dal Sudan e anche dall’Egitto. Secondo i dati di Frontex, sarebbero circa 51450 i clandestini che hanno tentato la traversata tra aprile e giugno 2016; tra questi si stimano circa 13288 tra morti e dispersi, stando alle stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

 

Le principali rotte dall’Africa all’Europa. Fonte: Wikispaces

 

L’accordo Italia-Libia e la lettera di Gabriele Del Grande

«L’UE ha dimostrato di essere capace di chiudere le vie dell’immigrazione clandestina, come nel caso della rotta del Mediterraneo orientale». Queste le parole con cui Donald Tusk ha espresso, al margine di un incontro con il premier del governo di unità nazionale della Libia, Fayez al Serraj, la possibilità di bloccare la rotta che collega il paese nordafricano con l’Italia. Un’affermazione che conferma come l’Unione Europea abbia pienamente adottato una politica di accordi e di esternalizzazione delle frontiere. Una decisione inefficace e disumana, provocata dal desiderio di cercare di salvaguardare il progetto europeo e risolvere uno dei principali motivi di scontro tra gli stati dell’Unione. La scelta di costruire, attraverso l’intesa tra Italia e Libia, un nuovo accordo sul modello di quello stipulato con la Turchia sembra ancor meno saggia: il governo di unità nazionale attuale controlla solo il nord e la capitale Tripoli, mentre il resto del paese è conteso tra varie fazioni. Tra queste la più importante è quella guidata dal generale Khalifa Haftar, che già si espresso contro questo patto con l’UE.

In questo contesto emergono chiaramente i dubbi su quest’accordo. Il primo è l’affidamento alle autorità libiche il compito di contrastare il traffico di esseri umani e l’immigrazione irregolare: l’UE e l’Italia sembrano del tutto indifferenti a ciò che accadrà agli immigrati che resteranno bloccati in Libia, nonostante questo sia considerato un paese non sicuro e si adottino metodi di detenzione di massa coatti. Non è chiaro come il governo di unità nazionale possa assicurare un controllo efficace al di là della sua limitata sfera di influenza regionale, né come possa tutelare il circa 39 per cento degli immigrati a cui è riconosciuta la protezione internazionale (dati Unhcr). Infine, l’accordo non modifica un problema fondamentale: le politiche di gestione dei flussi migratori dell’Unione Europea. Su questo punto, condividiamo il parere di Gabriele Del Grande (giornalista, regista di Io sto con la sposa e gestore del blog Fortress Europe):

«Il contrabbando, da che mondo è mondo, si sconfigge in un solo modo: legalizzando le merci proibite. In questo caso la merce proibita è il viaggio. Ed è giunta l’ora di legalizzarlo anche per l’Africa, così come avete fatto per l’Est Europa, i Balcani, l’America Latina, l’Asia. Riscrivete le regole dei visti Schengen. Allentate le maglie. Fatelo gradualmente. Partite con un pacchetto di cinquanta-centomila visti UE all’anno per l’Africa. E se funziona, estendete il programma. Iniziate dai paesi più interessati dalle traversate: Eritrea, Somalia, Etiopia, Nigeria, Ghana, Gambia, Mali, Niger, Senegal, Egitto e Tunisia. Visti di turismo e ricerca lavoro, validi sei mesi in tutta la UE, rinnovabili di altri sei mesi e convertibili in permesso di lavoro dopo un anno senza bisogno di nessuna sanatoria». Il testo integrale della lettera di Gabriele Del Grande è stato pubblicato su Lavoro Culturale.

La locandina di Io sto con la sposa.

 

Il comunicato dell’Asgi e la firma del 10 febbraio

Concludiamo quest’articolo condividendo con tutti i lettori e le lettrici di NapoLeaks un estratto del comunicato nel quale la Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) commenta gli esiti del Summit informale di Malta 2017.

«Al Summit informale della Valletta del 3 febbraio 2017 l’Unione Europea conferma la politica degli accordi per la chiusura delle frontiere. L’Italia asseconda le richieste UE e stipula un vergognoso accordo con la Libia. La nuova politica estera della Commissione e del Consiglio UE: fondi allo sviluppo strumentalmente utilizzati come merce di scambio per siglare accordi e partenariati con paesi terzi finalizzati a respingere migranti e rifugiati.

L’Asgi condanna fermamente la vergognosa politica degli accordi con i Paesi terzi portata avanti dall’Unione Europea e dal Governo italiano.

L’Unione Europea e il Governo italiano aggirano il dovere di accogliere le persone in fuga da persecuzioni e guerre con una politica estera in materia di immigrazione in gran parte basata su accordi e partenariati stipulati con governi dittatoriali, come il Sudan, la Libia, il Niger o totalmente incapaci di garantire l’incolumità dei propri cittadini, come l’Afghanistan. Con questi accordi l’Unione Europea e l’Italia violano di fatto il principio di non refoulement in quanto esigono che i Paesi terzi blocchino con l’uso della forza il passaggio di persone in chiaro bisogno di protezione internazionale. Ciò in cambio di competenze e attrezzature militari oltre che dei fondi per la cooperazione, ossia di quelle risorse economiche che dovrebbero, al contrario, essere destinate alla crescita e allo sviluppo dei Paesi terzi, ignobilmente degradate a merce di scambio.

Inoltre, il Governo italiano, in totale spregio del diritto di asilo consacrato nella Costituzione italiana e del dovere di rispettare i diritti umani previsti nel diritto internazionale e vincolanti per l’Italia, ha siglato il 2 Febbraio 2017 un Memorandum con il Governo libico con cui l’Italia si impegna a fornire strumentazione e sostegno militare, strategico e tecnologico, oltre a fondi solo teoricamente per lo sviluppo, ad un Governo sotto costante ricatto di milizie violente e armate, al fine di bloccare e controllare le partenze dei migranti in fuga. La Libia rimane un paese che non ha ratificato le più fondamentali convenzioni in materia di diritti d’ asilo e di rispetto dei diritti umani, e continua a sottoporre i profughi in fuga a trattamenti disumani e degradanti in centri di detenzione, come testimoniano innumerevoli rapporti e appelli delle più importanti organizzazioni internazionali, anche istituzionali. […]

ASGI evidenzia, altresì, che per superare le attuali politiche di gestione dei flussi migratori, arbitrariamente selettive e inique, è necessario rafforzare in modo consistente le operazioni di soccorso in mare, prevedere la possibilità di rilascio, nei Paesi di origine o di transito, di un visto di ingresso in relazione a conflitti armati o a gravi violazioni dei diritti fondamentali, che consenta l’accesso sicuro nel territorio europeo a chi è costretto a fuggire. È possibile costruire una nuova relazione tra spazio europeo e flussi migratori; per farlo bisogna ristabilire la centralità del diritto d’asilo come paradigma di un’Europa aperta e solidale, promuovendo altresì gli opportuni strumenti giuridici che consentano l’ingresso regolare per ricerca lavoro a chi migra per motivazioni economiche. […]»

Il testo integrale del comunicato, pubblicato il 3 febbraio 2017, è disponibile sul sito ufficiale di Asgi.

Concludiamo ricordando che il 10 febbraio dovrebbe essere stipulato un altro accordo sull’immigrazione, stavolta riguardante l’Italia e la Tunisia. Vedremo quali saranno i contenuti di un’intesa che, molto probabilmente, ricalcherà quella con la Libia e con la Turchia.

L’immagine di copertina dell’articolo è una cartolina del 1935 raffigurante la “nuova passeggiata lungomare Conte Volpi”. Fonte: Wikimedia Commons.