Davide contro Golia

La Dea bendata non era di certo presente quel giorno a Nyon quando, tra tutte le possibili avversarie per gli ottavi di Champions League , gli azzurri hanno beccato i blancos di Zinedine Zidane.

Davide contro Golia, 30 anni dopo la sfida si rinnova e ha il sapore della rivincita, ma anche il peso della conferma: questo Napoli é davvero formato Europa?

E l’ansia sale, in maniera del tutto proporzionale a quella passione che lega una città ad un pallone, quella passione che, agli occhi di chi ha già vinto un po’ tutto, appare eccessiva, forse del tutto inadeguata; ma non è forse vero che ” chi dice che a Napoli il calcio è solo uno sport, non conosce il calcio e non conosce Napoli” ?

Ieri il duello tra El Buitre e El Pibe del Oro, oggi quello tra Ronaldo e Mertens; loro i Galacticos, loro i campioni in carica, loro quelli che hanno vinto tutto…sí, loro sono i giganti, ma noi possiamo essere i geni e ” i geni hanno la tendenza a sbocciare in condizioni le più avverse”

E allora forza ragazzi, mercoledì avrete uno stadio contro ma un’intera città a supporto.

¡Pues vamos a luchar y juntos podemos ganar!

Povero diavolo, che pena mi fai.

Vittoria pesantissima quella del Napoli, ieri a San Siro. Tre punti fondamentali per un Napoli in versione Dottor Jekyll e Mister Hyde.

La squadra azzurra parte subito fortissimo e, dopo soli 10 minuti, si porta in vantaggio di due gol.

Al 6° Lorenzo Insigne, imbeccato da un Mertens in versione assistman, con un forte  sinistro insacca la rete alle spalle di  Donnarumma; lo “ scugnizzo di Fratta” conferma di eleggere i rossoneri a vittima preferita.

Al 9° Callejon , con un diagonale rasoterra, costringe un incerto Donnarumma a recuperare il pallone dal fondo della rete; ancora una volta l’assist è di Mertens.

Il Napoli per i primi 30 minuti giganteggia, dispensando lezioni di calcio e rischiando di chiudere definitivamente la pratica con Callejon  che, però, tira addosso al portiere e Mertens, il cui sinistro è troppo centrale per impensierire il portiere avversario.

Dalla mezzora la squadra di Montella si carica e al 37° accorcia le distanze; un retropassaggio incauto  di Jorginho a Tonelli favorisce l’inserimento di Kucka che batte Reina con un tocco di esterno destro.

Ora è il Napoli a soffrire, la squadra si è allungata e rischia il pareggio già a inizio ripresa, ma la traversa , colpita da Pasalic, salva i partenopei.

La squadra di Sarri corre ai ripari inserendo Diawara per un Jorginho decisamente non in serata e sfiora addirittura il tris con un pallonetto di Insigne da metà campo.

I rossoneri tornano alla carica nel finale, prima con Paletta e poi, in un disperato assalto finale, addirittura con Donnarumma. Nulla di fatto però, al 95° il triplice fischio decreta la fine del match : alla “Scala del Calcio” cala il sipario, Il Napoli batte il Milan  2-1.

Dal Meazza, dove anche la Juve ha lasciato i tre punti, il Napoli esce con la consapevolezza di meritare i vertici della classifica e di essere attrezzato per vincere contro chiunque, ma anche con contezza dei propri limiti e necessità di porvi rimedio quanto prima possibile.

Chi ama non dimentica…o forse sì?

SS Il Re è tornato, il Re è a casa sua.

Perché sì, Napoli è la casa di Diego Armando Maradona; è la casa del più grande giocatore che abbia mai calpestato il manto verde del San Paolo, tempio profano reso sacro dal ‘DIOs’ dalla fisiognomica che tradisce, quel “ genio della pelota, dell’invenzione prestipedatoria, dell’esecuzione cum phantasia”, come scriveva Gianni Brera.

Eppure c’è una parte, neanche tanto sparuta, dell’opinione pubblica e della stampa locale, che male ha accolto il ritorno del Pibe de Oro.

L’accusa, quella meno acrimoniosa, è di essersi (s)venduto e di aver contaminato un luogo sacro di cultura, quale è il Teatro San Carlo di Napoli. E, come un vaso di Pandora scoperto in malafede, si ripropongono le fragilità di un uomo, per il quale il titolo d’eroe appare pesante quanto terreno di gioco di Marassi, in quel Sampdoria – Napoli dell’ormai lontano 1986, quando dal dischetto Diego batté Bistazzoni e il Napoli iniziò a condividere la vetta della classifica con la Juve di Rino Marchesi; da lì iniziò il sogno, quel sogno che ha come artefice il “sudaca” che a Napoli venne per vincere.

Forse è vero, una parte della città, una parte dei tifosi, pare ancora troppo legata al passato; quasi come se liberarsene equivalesse a tradire, ma il passato pesa solo a chi, nel ricordo, ne ha paura.

Perché, davvero, chi ama non dimentica; e, chi ama, non può dimenticare l’uomo ai cui piedi milioni di sogni furono affidati, attaccati come quella sfera di cuoio che sembrava appendice di quel sinistro che ha fatto della sregolatezza il più leggendario dei geni.

“… Maradona piensace tu, si mo’ nun succere nun succere cchiu’

‘Argentina toja sta cca’, nun putimme cchiu’ aspetta’, finalmente ce putimmo vendica’…”

Ora il Re è tornato, ora il Re è a casa sua; lasciatecelo godere… ¡Y que DIOs bendiga nuestro amor!