Gianni Minà presenterà il suo ultimo libro a Napoli. La città e la Nuova Compagnia di Canto popolare lo omaggiano.

Gianni Minà pubblica ad aprile 2017 “Così va il mondo. Conversazioni su potere, giornalismo e libertà”.

Lo presenta alla fiera del libro di Torino e sceglie anche un’unica data napoletana per presentare la sua opera in uno dei beni comuni della città: lo Scugnizzo Liberato.

Una volta questo luogo era un carcere minorile, e proprio qui ben 33 anni fa (1984) il giornalista condusse una puntata speciale di “Blitz” con la partecipazione di Eduardo De Filippo e con la Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Gianni ha scelto questo luogo simbolo per  incontrare la città di Napoli a cui è molto affezionato.

Tanti i personaggi che hanno segnato il suo cammino e che hanno vissuto in questa città: Massimo Troisi, Pino Daniele, Diego Armando Maradona (solo per citarne alcuni).

Il libro nello specifico prova a raccontare attraverso delle “conversazioni” con Giuseppe De Marzo la sua lunga carriera giornalistica.

Ci rivolgiamo a tutti coloro che amano questo grande personaggio e invitiamo la stampa a partecipare a questo grande evento cittadino.

Avrà luogo la presentazione e un momento musicale a lui dedicato – che avrà luogo subito dopo la presentazione – che vedrà protagonisti proprio la Nuova Compagnia di Canto Popolare in formazione numerosa e la Bandarotta di Bagnoli.

Un connubio tra passato e presente per rendere onore a Gianni da parte nostra e della città.

L’appuntamento è per mercoledì 31 maggio 2017 alle ore 18.00 presso lo Scugnizzo Liberato in Salita Pontecorvo, 46.

Introduce e presenta Angelo Petrella, giovane scrittore napoletano.

Vi aspettiamo in tanti e tante.

Seguite l’evento Facebook: https://goo.gl/bGwXiQ
o la Pagina Massa Critica

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COME RAGGIUNGERCI

Potete facilmente raggiungere lo Scugnizzo Liberato con i mezzi pubblici o a piedi:

• Da Piazza Dante (metro Dante oppure auto dopo le 18:00): salendo le scalette di Vico Mastellone e poi quelle di Salita Pontecorvo, superando la chiesa di San Giuseppe delle Scalze, sulla destra. Tempo di percorrenza circa 8 minuti

• Da Piazza Mazzini (metro Salvator Rosa oppure auto): scendendo via Gesù e Maria (la prima traversa a destra scendendo da Piazza Mazzini), sulla sinistra subito dopo i gradini. Tempo di percorrenza circa 5 minuti

• In auto: Consigliamo di cercare parcheggio intorno a Piazza Dante o a piazza Gesù e Maria.

Soprattutto, consigliamo di scaricare ed utilizzare iGoOn al link e cercate “Scugnizzo Liberato” per cercare e condividere passaggi per raggiungerci venerdì sera! Conoscete persone nuove, dividete le spese di viaggio, non aumentiamo il traffico e lo smog della nostra città!

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Come si può distruggere il Salento? Cronaca di una trasferta NO T.A.P

Cronaca della trasferta napoletana NOTAP in Salento

Ormai quasi due settimane fa siamo partiti in undici da Napoli,da vari spazi sociali e studenteschi, per dare supporto e solidarietà alla causa NOTAP sostenuta in primis dai salentini che in questi ultimi giorni hanno dato sicuramente prova di saper difendere la propria terra da un’opera inutile come quella del gasdotto T.A.P.


COS’E’ LA T.A.P?

E’ un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia e Albania per approdare in Italia, nella provincia di Lecce permettendo l’afflusso di gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio (Azerbaigian) in Italia e in Europa.
Questo gasdotto è stata dichiarata opera d’interesse nazionale, un po’ come i siti delle discariche da realizzare durante l’emergenza rifiuti in Campania.
E’ ufficiosa la voce per la quale questa infrastruttura energetica percorrerà tutta la dorsale appenninica per trasportare un po’ ovunque il gas azero (dell’Azerbagian).
TAP ha la propria sede centrale a Baar, in Svizzera, e uffici operativi in tutti i paesi attraversati dal gasdotto (Grecia, Albania e Italia). Gli azionisti attuali del progetto sonol l’italiana Snam con sede a Milano (20%), l’inglese BP (20%) l’azera (dell’Azerbagian) SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%), la svizzera Axpo (5%).
Nel progetto del 2017 sono previsti più di quaranta step per la sua realizzazione (tempo stimato 3 anni, entro il 2020 quindi). Il primo step è proprio l’eradicazione degli Ulivi.

COSA PROPONE IL
MOVIMENTO NO TAP?

Tanti attivisti della Puglia, dalla Campania, dall’Abruzzo, dalla Val Susa si stanno muovendo per supportare questa lotta.
Il movimento stesso 
organizzerà  quest’anno il primo maggio a San Foca/Melendugno e non a Taranto, come accade di consueto –  per denunciare pubblicamente la situazione con un momento forte e partecipato.
Il Movimento chiede il blocco totale dell’opera e chiaramente l’investimento su energie rinnovabili, senza rovinare le coste e il territorio con un’opera che devasterà sicuramente il paesaggio e la vita dei salentini.


 

Il nostro racconto da Napoli della vicenda NO TAP


E’ sempre confortante scoprire nuovi presidi di resistenza nel sud italia dove i conflitti ambientali sono
numerosissimi: l’opera Muos in Sicilia, la condizione pietosa in cui verte la piana di Gioia Tauro – “grazie” al suo porto -, l’ estrazione di energie fossili in Basilicata, in Puglia – oltre alla TAPl’Ilva di Taranto che ha distrutto la salute dei suoi abitanti, e la centrale a carbone di Brindisi, dannosissima e obsoleta per i nostri tempi.
Ancora In Campania la devastazione perpetrata attraverso una malagestione del ciclo dei rifiuti che volgarmente chiamiamo “emergenza rifiuti”, la mancata bonifica di Bagnoli nell’epoca post-Ilva, la questione no Triv abruzzese, di cui possiamo citare almeno la vittoria no ombrina, che ha chiuso la piattaforma pilota delle varie estrazioni che verranno effettuate nel mar Adriatico
nel futuro prossimo.

Storie collegate dal filo rosso dello sfruttamento inadeguato di un territorio e della
sua conseguente devastazione.

Proprio per questo è stato bello osservare come gli abitanti di Melendugno hanno preso a cuore la questione della propria terra proteggendo in primis gli alberi di ulivo secolari che nessuno ha mai sognato di rimuovere.

Sulla piana del Salento tanti popoli hanno lasciato tracce del loro passaggio (Messapi, Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Francesi, Aragonesi) ma tutti lasciando indenne lo splendido paesaggio che la natura regalava.
L’arroganza del governo e della multinazionale è stata tale da prendere arbitrariamente la decisione di espiantare circa duecento ulivi secolari, nonostante ad oggi sono sei anni che decine di attivisti e abitanti NO TAP dicessero il contrario per ragioni ambientali e al fine di preservare l’ambiente stesso.

Dall’arroganza del governo però abbiamo osservato una risposta forte e determinata da parte della popolazione che farà sicuramente scuola.
Per questo crediamo che un legame forte dovrà legare il primo maggio di Bagnoli a Napoli con il primo maggio di San Foca: perchè non abbiamo patria, ma radici profonde.

Come si può distruggere il Salento? Cronaca di una trasferta NO T.A.P

 

Un appello parte da questo articolo a tutti coloro che lo leggeranno: il Salento non è solo luogo di vacanza, ma una splendida porzione della nostra terra da difendere.
Invitiamo per questo a seguire la pagina “Movimento NOTAP” e a supportare il movimento in tutte le maniere possibili come faremo noi:

Bruno Martirani, Mario Raimondi, Davide Pelliccia, Paola Iavarone , Yvan Grasso, Lorenzo Baselice, Serena Mammani, Mario Siani, Francesco di Domenico, Armando Spigno, Wilson Voto

 

“NO TAP: NE MOI NE MAI”

Parenti Serpenti – Lello Arena su Napoli, Troisi e teatro

  • Napoleaks – 10/02/2017

La riedizione teatrale di “Parenti Serpenti”  ripresa dal testo di Carmine Amoroso ha la eccellente regia di Luciano Melchionna che ha saputo riaggiornare in chiave contemporanea la trama di una storia di grande successo. La rappresentazione si è svolta a presso il teatro Cilea di Napoli dal 26 al 29 gennaio.

Lo spettacolo ha dimostrato di centrare bene una descrizione, seppur parziale, del concetto di “famiglia moderna”. Legami di sangue che mettono in crisi tanti soggetti diversi e allo stesso tempo in una condizione di precarietà esistenziale.
Gli attori nella narrazione sono riusciti davvero ad interpretare dei momenti che possono essere vissuti nel quotidiano familiare di oggi, sebbene la trama porti poi a conclusioni estreme e paradossali.

La compagnia teatrale che ha intepretato vizi e ambiguità di una famiglia moderna è stata nel complesso davvero preparata in ogni particolare: i gesti, le espressioni e le movenze giuste che hanno trasmesso alla platea diverse emozioni. Una messa in scena allegra, ma allo stesso tempo profonda perché svela le ipocrisie legate ai legami familiari di oggi.
La famiglia è sicuramente un modello sempre più in crisi nella società in trasformazione e pensiamo che lo spettacolo faccia una fotografia abbastanza oggettiva della situazione odierna.

 

Intervista a Lello Arena – Primo Attore della Compagnia                         

Ti è piaciuto interpretare insieme ad una compagnia di tutto rispetto “Parenti Serpenti”?

La cosa che all’epoca ci sembrava interessante, una commedia scritta per il teatro dovesse ritornare a teatro!
Il mezzo espressivo è completamente diverso perché a teatro sei presente a quello che succede, fisicamente presente, mentre il cinema ti da quella distanza che consente di assolverti dalla partecipazione perché sei lontano.
Lì si parla di un’altra famiglia, non somiglia alla tua, non ti riguarda, in pratica non senti il profumo della casa, delle cose, delle persone; per cui, considerando il grande successo del film di Monicelli, ci era venuta la curiosità di capire se effettivamente invece la Commedia avesse delle “cose da parte” che non erano state viste…ed era così!
Abbiamo letto insieme a Luciano (Melchionna n.d.r) la commedia abbiamo capito che c’era una tridimensionalità, c’era una liturgia, c’era una somiglianza, una vicinanza, che ci riguardava più intimamente. L’idea di raccontare di nuovo questa storia con il mezzo che le era stato destinato dal suo autore all’inizio (Carmine Amoroso n.d.r) ci è sembrata una buona idea!
A giudicare dagli esiti e dai risultati forse valeva anche la pena.

 

 

Tu sei partito con Massimo ed altri di San Giorgio a Cremano con lo spazio “RH Negativo”. Cosa era?
Lì forse partì anche un po’ la cosa dei “Saraceni” prima e della “Smorfia” poi.
Uno spazio dove sviluppare le proprie idee, in questo caso teatrali, proprio come oggi ne stanno nascendo tanti nell’area metropolitana di Napoli anche con diverse attività sociali. Cosa pensi significhi essere giovani oggi a Napoli, e come si possono sviluppare le proprie attitudini in maniera libera?

 

RH negativo era un nostro locale dove abbiamo riadattato una specie di deposito: l’abbiamo sistemato, abbiamo comprato delle poltrone, e l’abbiamo trasformato in un teatro.
Nessuno che abbia un progetto d’arte, a meno che non abbia un genitore milionario che lo autorizzi a “pensare un progetto e a pensare di…” ha i mezzi in partenza, ma c’è da dire che si passa anche attraverso la verifica di un mercato. Alcuni progetti che non vedono la luce spesso non meritano di essere prodotti, qualche volta una buona idea viene prodotta perché è solo una buona idea, come dire altrimenti.
La prima verifica, anche per i giovani, può essere un po’ scomoda da sopportare. Il mercato però non deve assorbire la tua idea!
Ci sono alcune idee, anche l’idea della “Smorfia”, che sono talmente nuove, talmente strampalate e talmente eversive, che nessuno le capisce!
In quel caso non è una cattiva idea, ma un’idea difficile da spiegare!
Napoli è in grande fermento culturale, c’è grandissima produzione teatrale, spazi per le “nuove leve”, i teatri “off”, l’alternativa, il teatro tradizionale, un teatro nazionale, che, checchè se ne voglia dire, c’è il teatro nazionale che è il teatro di Napoli, un festival di teatro dove c’è una sezione fringe, dove si vedono cose nuove, viste da nessuna altra parte. C’è un grande fermento sulla musica, sul cinema.
Se fossi un giovane napoletano sarei molto contento di stare qua in questo periodo e mi preoccuperei di farmi venire delle buone idee piuttosto che pensare che qualcuno mi debba venire a chiamare perché forse “io so quello che deve fare teatro e altri no”.
C’è un grande fermento, bisogna solo gioire se ci sono iniziative di artisti, anche se sono isolate.
Per esempio i graffiti comparsi dal nulla a San Giorgio (opere di Jorit Chi n.d.r) , sono ahimè, e lo dico con grande dispiacere, frutto dell’iniziativa privata e personale di chi si è pigliato la briga di caricarsi spese e permessi per inventarsi questa cosa e per farla respirare all’interno di una città che anche così dimostra di aver avuto sempre rispetto per aver ospitato un personaggio così straordinario (Massimo Troisi n.d.r) in un modo che non si può qualificare.

 

 

In che senso lo dici “con grande dispiacere”?

Avremmo dovuto fare in modo che talenti come quello di Massimo, ma anche talenti completamente diversi, fossero ospitati all’interno di una struttura, di un’organizzazione,  per fare in modo che ci fossero mezzi, modi, e sistemi, per far sì che tutti sviluppassero le proprie potenzialità. Se un progetto del genere fosse  intitolato a Massimo sarebbe straordinario.
Spesso si perdono delle occasioni qualche volta per disattenzione, qualche volta per modi un po’ dolosi, un po’ pericolosi, un po’ distratti, e un po’ in malafede.
Tutte queste (che ha elencato n.d.r) cose fanno sempre pensare che il domani è sempre in mano agli artisti e non in mano ai burocrati, ai politici, e alle autorità.

 

 

Che vedi in prospettiva?

Dobbiamo continuare a sperare che gli artisti continuino a produrre bellezza e che arrivino altri come Massimo a crearci una vita migliore di quella che c’abbiamo; perché (persone come Massimo n.d.r) hanno questo dono, questa capacità, questa genialità, questa straordinarietà.
Personalmente sono lievito quotidiano di ricordo per un artista che non ha bisogno di me per essere ricordato.
Se posso dare una mano, come al solito, lo faccio volentieri e spero che prima o poi all’interno di questi momenti (di ricordo n.d.r.) possiamo organizzare una grande festa per stare tutti insieme e godere di quello che Massimo ci ha lasciato. In una situazione però durante la quale si condivida una passione più che un ricordo. A me non mi manca niente. Mi manca Massimo.
 Questo la dice lunga… non ho bisogno di uno che me lo sostituisca, avrei e ho bisogno tutti i giorni di ricordare e di stare e di condividere quella passione, quel genio, quel talento, quella poesia, per cui bisognerebbe proprio che, chi ne ha la possibilità, si metta la mano sulla coscienza e si renda disponibile acchè occasioni di questo tipo possano succedere.    

 

 

 

Intervista a Luciano Melchionna – Regista “Parenti Serpenti”.

 

      

Come hai reinterpretato “Parenti Serpenti”?

Il riaggiornamento è per rendere contemporaneo il contesto. Aggiornare il tema non è stato difficile, la famiglia è sempre più in crisi per cui credo veramente che ognuno di noi abbia qualche serpentello in famiglia. Non escludo che sia nato anche dal fatto che crescendo iniziano a manifestarsi… non so come accada questo, però, i parenti, pian piano crescendo, con determinate dinamiche tipo quella dello spettacolo, si palesano e improvvisamente ti trovi davanti degli estranei!  Infatti noi lo spettacolo lo facciamo cominciare proprio così nel senso che “i vicini sono estranei, non sono parenti” (purtroppo). Inversamente (a quello che viene rappresentato all’inizio n.d.r) credo spesso più nei legami “non -di –sangue”.
Detto ciò il tema attualissimo, la voglia infinita che da tempo ci confessavamo io e Lello, ha fatto sì che portasse in scena quello spettacolo dove il racconto è affidato a un bambino. Io ho deciso di affidarlo a “IL bambino”, cioè il nonno (Lello Arena n.d.r), per cui lo spettacolo prende questa piega grazie anche alla fiducia di Carmine Amoroso che mi ha dato il testo e mi ha detto “puoi fare quello che vuoi”, grazie Carmine.
E’ Stato molto divertente e stimolante affrontare una sfida che spaventava profondamente, perché …caro Monicelli grazie di quello che ci hai lasciato… però una è stata sfida bella alla quale Lello si è prestato con dedizione totale, cosi come Giorgia Trasselli, così anche gli altri attori che ho scelto e selezionato tramite provini. Li volevo perfetti e non volevo che facessero la macchietta dei personaggi e degli attori del film.

Qual è il rapporto con il Film di Mario Monicelli?

Il film l’avevo visto a suo tempo, mi sono dedicato al testo, non l’ho voluto riguardare, e ho voluto dare un taglio scrivendo e aggiungendo delle cose,  mettendo il mio manifesto, ovvero le risate, le lacrime.
Quelle sono emozioni.
Anche con “Dignità autonome di prostituzione”  (altro suo spettacolo teatrale n.d.r)  ho portato questa poetica.
Non andate a teatro solo per essere intrattenuti e farvi grasse risate perché si esce vuoti, è molto più interessante lasciar cadere una lacrima insieme a una risata e portarsi appresso una riflessione, credo sia molto importante questo spettacolo da questo punto di vista.

Che cosa è che la platea non sa?

Secondo me si è perso moltissimo il fatto che nessuno sa il regista cosa faccia: “Si bellissimo, bravi però tu che fatt?” e così anche degli attori: “Alla fin fine che fanno? stanno li intrattengono…”
Vederli da vicino, in “Dignità autonome di prostituzione” specialmente, dentro le stanzette, dentro a un bagno, da un metro di distanza e vedere che cosa fanno, come riescono a cambiare, come riescono ad entrare, come riescono ogni volta ad approcciare dei nodi drammaturgici ed emotivi.
E’ molto interessante per il pubblico che comincia spero con il mio piccolo contributo a ridare valore all’arte. Quello che faccio io, lo faccio con grande onestà intellettuale: è la mia vita.
Parenti serpenti è un altro figlioletto amato, e guai a chi me lo tocca!
Li seguo ovunque, li risistemo […] perché credo sia una grande forma di rispetto per gli attori e per il pubblico che si prende quello che gli si da da ormai troppo tempo, ma (il pubblico n.d.r) non è scemo per niente e quindi quando avverte la qualtà, il talento e la professionalità e secondo me la sa distinguere.

Intervista: Bruno Martirani

Riprese, montaggio, Fotografia: Matteo Pedicini

La “Zona di Esperienze Ribelli “ del ciclo di lotte dell’Onda e degli altri cicli a venire…

Una mattina di sei anni fa mi svegliai alle cinque del mattino insieme ad Alessandro e Raffaele per raggiungere da Quarto i nostri compagni di scuola e di Università per occupare uno spazio tutto nostro, che rispondesse alle esigenze della nostra generazione: la generazione zero.

Dal 2008 avevamo conosciuto una dimensione davvero affascinante : l’Onda e i movimenti di massa.

L’Onda è stato un processo che ha visto ogni nostro singolo sforzo teso al cambiamento del mondo della formazione, ma non solo…
I ragionamenti che venivano fatti nelle assemblee di istituto come in quelle di Ateneo erano molto settati sulla questione generazionale con cui, di lì a poco, avremo fatto i conti.

La precarietà esistenziale, quindi l’incertezza di un lavoro fisso e di un reddito continuativo, di un tetto sopra la testa e delle cure sanitarie sempre meno accessibili, ci diede la giusta motivazione a trovare una soluzione collettiva per affrontare il futuro.

Il 17 Gennaio 2011, subito dopo la partecipatissima manifestazione di Piazza del Popolo del 14 dicembre 2010 che contestava ormai uno sfiduciatissimo parlamento a guida berlusconiana, decidemmo di aprire una nuova strada che parlasse alla nostra città di reddito universale di base garantito, di precarietà e di “diffusione dei saperi”.

Certo, sei anni ti cambiano! Basti pensare che solo l’anno dopo occupammo insieme ad altri il primo palazzo a scopo abitativo: con questo atto già iniziavamo a comprendere che in maniera graduale le nostre scelte sarebbero state influenzate anche dalle nostre esigenze primarie.
Più crescevamo più ci rendevamo conto che ciò di cui parlavamo solo quattro anni prima nelle nostre scuole e nelle nostre università erano dei desideri da esaudire e delle lotte da praticare.

Noi e non solo noi abbiamo bisogno di una casa, noi e non solo noi abbiamo bisogno di un reddito continuativo, noi e non solo noi abbiamo diritto ad una vita degna di essere vissuta.

Essere quanto più inclusivi possibile con tutti e tutte nei processi decisionali, fare in modo da estendere i benefici delle lotte attraverso meccanismi chiari a quante più persone coinvolte possibile, porre le questioni più spinose per il movimento sempre su un piano pubblico, schietto, franco
In questo solco abbiamo sempre modellato il nostro modo di fare politica “dal basso”.

Personalmente questo “stile di fare le cose” ha insegnato tanto e per questo so che devo molto a questi sei anni trascorsi con le tante persone che hanno attraversato il nostro collettivo fatto di sogni, carne e ossa.

Non mi soffermerò ancora su ciò che nel nostro piccolo abbiamo potuto fare per chi abbiamo incontrato lungo questa strada intrapresa ormai sei anni fai, ma, mentre scrivo, mi rendo conto che ormai “La strada nuova” che abbiamo aperto nuova più non è.
E’ un percorso ormai tracciato.
Lungo il solco, che non solo noi abbiamo scavato, sono nati tanti nuovi ragionamenti e tante nuove domande da cui dobbiamo necessariamente ripartire.

– Come porsi in un processo complessivo di radicalizzazione della democrazia?
– Come possono decidere sul proprio futuro e quello della propria città le persone ai margini della nostra società (che sono la maggioranza)?
– Come reinventarsi uno stile nel fare politica che intercetti chi oggi è immerso nel mondo della precarietà per organizzarsi insieme e combattere la precarietà stessa?
– Come prendersi “cura” dei percorsi politici intrapresi?

Da queste ed altri interrogativi dobbiamo ripartire con decisione.
Il ciclo delle lotte partito nel 2008 si è indiscutibilmente concluso.

Nostro dovere è ripartire con un nuovo corso che sappia far tesoro dell’esperienze pregresse e possa finalmente riattivare la coscienza di tutti noi che affoghiamo tra scadenze e stress mentre quotidianamente “camminiamo sul filo di un rasoio”.

Lunga vita ai ribelli! Lunga vita alla Zona di esperienze ribelli!

Che zero81 possa essere sempre luogo attraversato da tutti coloro che hanno esigenza di cambiare se stessi, la propria città e il mondo.

P.s: Vi invitiamo a festeggiare con noi in ritardo Venerdì 20 gennaio dalle ore 21.00 presso Zero81 in Largo Banchi Nuovi, 10