“Perché la comunità scolastica siamo noi, STUDENTI E DOCENTI, che dobbiamo ambire a ritornare alla cultura del SAPERE… del saper essere se stessi, del saper relazionarsi agli altri, del saper combattere le ingiustizie, del saper costruire un’alternativa, del saper sviluppare le nostre menti in maniera libera.”

 

 

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un Interssante articolo di  Yari  Angelo Russo studente.

È necessario, oggi più che mai, riflettere su dove stia andando a finire la Scuola italiana. Una scuola che diventa sempre più “vetrina” e sempre meno luogo di scambio di idee, confronto, sviluppo del pensiero critico. Una scuola che si sta trasformando in un prodotto da vendere al miglior offerente, per acquisire iscritti e dunque maggior visibilità per il Dirigente Scolastico. Agli Open Day si dà il meglio di sé per mettere in scena una finzione eccellente, che narra di una scuola innovativa, aperta, piena di opportunità e iniziative per aprire la mente degli studenti. Ma nella maggior parte dei casi, purtroppo, la scuola è perfettamente l’antitesi di ciò che si racconta. Una scuola in cui il Dirigente Scolastico ha sempre più potere a discapito degli studenti e dei docenti, che si trovano limitati in ciò che dicono e ciò che fanno, costretti ad abbandonare le loro idee e le loro iniziative per lasciar spazio ad un rassegnato “signorsì”.Una scuola in cui il Consiglio d’istituto è una mera illusione, perché di fatto diventa un luogo in cui il dirigente illustra le proprie decisioni e ascolta quelle altrui, ma senza una reale unità di intenti e parità di opportunità. Una scuola in cui dibattiti e confronti sono considerati pericolosi perché “politici”… e a scuola non si fa politica. E chi lo ha deciso? Politica è mettersi alla prova, donare se stessi per gli altri, sviluppare idee, condividerle con i propri compagni, lottare insieme per dei valori comuni e analizzare la realtà che ci circonda con occhio lucidamente critico e obiettivo. Percorsi sul razzismo, sulla Costituzione, sullo Ius Soli.. non sono argomenti di propaganda politica, bensì momenti di arricchimento personale e approfondimento del mondo che ci circonda e che dovremmo tutti provare a migliorare. Nel modello della scuola-industria questo tipo di politica non è previsto… è previsto però quello degli accordi con la politica politicante, degli sponsor, delle passerelle che si fanno fare ad esponenti di partito in cambio di una promessa o un favore qua e là. La politica del compromesso, dello scambio di favori per far contento me e te. Una scuola, dunque, in cui manca la possibilità di parola e il senso critico, dove chi la pensa diversamente viene messo all’angolo da chi gestisce il tutto, dove quasi tutto è calato dall’alto ma una illusoria e ben costruita vetrina deforma la realtà facendo sembrare ciò che non è. Una scuola che è perfettamente lo specchio della società in cui viviamo. Perche è dai ragazzi, nelle scuole, che si insegna la cultura del “pensiero unico”, della rassegnazione, che li si plasma in maniera tale da essere futuri cittadini deboli, ignari di ciò che li circonda ed estremamente manipolabili. Ma è sempre dai ragazzi che può partire una tendenza contraria, un’opposizione a questa realtà che sta degenerando, e che non ha niente a che fare con la democrazia che dovrebbe caratterizzare ogni luogo pubblico. Dai ragazzi può e deve partire un nuovo modo di concepire la scuola, che porta alla riappropriazione degli spazi di condivisione, allo scambio di idee, alla riflessione su tematiche sociali, alla partecipazione attiva di ognuno alla vita della comunità scolastica. Perché la comunità scolastica siamo noi, STUDENTI E DOCENTI, che dobbiamo ambire a ritornare alla cultura del SAPERE… del saper essere se stessi, del saper relazionarsi agli altri, del saper combattere le ingiustizie, del saper costruire un’alternativa, del saper sviluppare le nostre menti in maniera libera.

Yari Angelo Russo 

Domenica prossima si vota, quando sarai nella cabina non dare ascolto a nessun altro che non sia la tua coscienza!

Metro collinare, ore 20,00. I passeggeri salgono, ed ognuno è perso nei suoi pensieri. La metro collinare è un immenso tubo connettivo che collega le periferie al centro, ed a sua volta, la provincia alle periferie. Flussi di risorse umane che si spostano lungo le latitudini metropolitane per recarsi a lavoro, a studiare, o nei territori del consumo totale. Il silenzio lisergico è rotto da un mendicante che chiede qualche spicciolo. Questa volta però nelle sue parole riecheggia qualche cosa di strano. Con voce sommessa dice: “perché a me non date un soldo, ed invece sostenete gli immigrati”. Eccoci al capolinea della nostra civiltà, ci sono riusciti. Hanno trasformato la povertà in miseria. Essa, la povertà, ripiegata in sé stessa e deprivata di ogni anelito alla trasformazione sociale, è divenuta miseria rancorosa e cupa. Dal quel momento il gioco è stato facile: italiani contro migranti, lavoratori contro altri lavoratori, precari contro precari, poveri contro poveri. La campagna elettorale appare una bestia muta che non proferisce parola. Sui grandi temi cala il silenzio. Tutto si ricompone in questo vuoto. Nei primi anni novanta le classi egemoni alimentavano uno scontro in cui taluni partiti sostenevano gli interessi del capitale industriale, altri quelli della piccola imprenditoria. Oggi, sul quel lato della barricata, il fronte è unitario e ricomposto. Il capitale ha accumulato le sue forze  e, dopo aver sfondato sul piano della dissoluzione dei diritti, prova a portare l’attacco fino in fondo. Politicamente ciò si traduce nella formula delle larghe intese. Tutto come previsto? No, in giro c’è un’anomalia. il tentativo di ricomporre uno spazio politico che rappresenti una contro spinta a questi processi, ha portato alla maturazione dell’esperienza di Potere al Popolo.

In questo ambito è maturata la candidatura di Barbara Pierro.  Una campagna elettorale entusiasmante, fatta tra la gente, nelle  “case dei puffi” a Scampia, nei mercatini, nel Carcere di Poggioreale, nelle comunità migranti, nei quartieri della zona est. Una campagna che ha portato un gruppo di rom di Scampia a decidere di voler prendere parte al processo democratico attraverso il voto.  Relazioni umane che si sono sedimentate. Già questa è una vittoria. Insomma, una campagna elettorale fatta non con le parole mute e sterili dei soliti partiti, ma con il lessico vibrante della solidarietà, della vicinanza, della cooperazione e dell’amicizia.

E’ per questo che lanciamo un invito al voto per Potere al Popolo e per la nostra Barbara Pierro.

Sappiamo che questo sarà solo un primo passo, alla lunga è necessario munirsi di uno strumento politico capace di contrastare la devastazione che il sistema capitalistico produce, ma percepiamo già il timore dei nostri  avversari.

Alla lunga tutto questo modello sociale che si basa sul dolore verrà giù  come un castello di sabbia.