VAN GOGH IMMERSIVE EXPERIENCE: la mostra che propone il pittore olandese anche alla generazione Y

Nascosta tra le mura della Basilica di San Giovanni, nel cuore del centro storico di Napoli, un po’ di della Provenza di fine ottocento, quella tanto cara a Vincent Van Gogh, se ne sta in attesa di visitatori, proiettata in bella mostra, sui muri della struttura monumentale.

Partiamo subito dalle critiche: la “Van Gogh Immersive Experience” dura troppo poco: trenta minuti intensi ed emozionanti che lasciano la sensazione di ristoro di un bel massaggio rilassante che si interrompe troppo presto. Impossibile dunque non cedere alla parte opzionale della mostra virtuale che si svolge in una saletta a parte e che con un sovrapprezzo di 2€ permette allo spettatore di immergersi in una passeggiata per i paesaggi bucolici dei quadri di Van Gogh. A rendere l’esperienza ulteriormente coinvolgente è la voce narrante di Vincent, interpretato da un attore che conduce lo spettatore nel suo viaggio virtuale.

Ma torniamo alla sala delle proiezioni, dove è possibile scegliere tra sedie normali e sedie a sdraio, tappeti, panche,divanetti e cuscini, per lasciarsi avvolgere a 360 gradi dalle opere dell’artista olandese, nel tripudio di colori che riempie gradualmente la sala, trasformandola di fatto in un enorme quadro abitabile.

Certo, l’aspetto negativo delle mostre interattive è che a conti fatti, manca un reale incontro tra il visitatore e l’opera d’arte in senso stretto. Scordatevi che assistere alla “Van Gogh Immersive Experience” possa assomigliare alla sensazione che avreste al Van Gogh Museum statale di Amsterdam, al cospetto dell’originale de “I mangiatori di patate” o “Campo di grano con volo di corvi”, dove la pastosità delle pennellate ed i colori brillanti, “rubati” all’arte orientale e divenuti il marchio di fabbrica del Van Gogh più amato, restituiscono allo spettatore l’intenzione dell’artista quasi lo si possa vedere mentre è al lavoro, di fronte alla tela. Se è questo che ci si aspetta da una mostra interattiva, non si potrà che rimanere delusi, perché quella delle apprezzatissime mostre interattive è un’esperienza completamente differente e di concezione contemporanea in cui le opere, pur essendo indiscutibilmente le protagoniste incontrastate, prendono vita grazie alle animazioni, interagendo in modo meno passivo, che conferisce meno responsabilità allo spettatore che viene accerchiato dalle opere in un’ambientazione di totale concentrazione e dunque investito di emozioni, indipendentemente dalla propria sensibilità artistica.

Prendiamo come esempio “Notte stellata sul Rodano”, uno dei quadri più famosi e riusciti dell’artista “matto”, nonché uno dei momenti più riusciti di questa mostra interattiva.

Il quadro, realizzato nel 1888, è un panorama notturno occupato quasi al 50% da un cielo stellato, di quelli che tanto affascinavano Van Gogh “Spesso ho la sensazione che la notte sia più ricca di colori, se paragonata al giorno”, diceva nelle sue lettere. Il resto del quadro è occupato dal mare, le barche ed il lungomare di Arles su cui passeggia una coppia di innamorati. L’opera è stata descritta dal suo autore in questo modo, che l’ha dipinto una seconda volta in parole: “Ho passeggiato una notte lungo il mare sulla spiaggia deserta, non era ridente, ma neppure triste, era… bello. Il cielo di un azzurro profondo era punteggiato di nuvole d’un azzurro più profondo del blu base, di un cobalto intenso, e di altre nuvole d’un azzurro più chiaro, del lattiginoso biancore delle vie lattee. Sul fondo azzurro scintillavano delle stelle chiare, verdi, gialle, bianche, rosa chiare, più luminose delle pietre preziose che vediamo anche a Parigi – perciò era il caso di dire: opali, smeraldi, lapislazzuli, rubini, zaffiri. Il mare era d’un blu oltremare molto profondo – la spiaggia di un tono violaceo, e mi pareva anche rossastra, con dei cespugli sulla duna (la duna è alta 5 metri), dei cespugli color blu di Prussia.”.

Ebbene, nella mostra interattiva, il momento dedicato a “Notte stellata sul Rodano” è uno dei momenti più riusciti: la parte superiore dei muri della Basilica di San Giovanni è costellata di stelle che illuminano la sala, accendendosi e spegnendosi, mentre la parte bassa delle pareti ospita il mare che è vivo, ondeggia e fa oscillare le barche, ne sentiamo il suono ed è impossibile non sentirsi come si fosse sul lungomare di Arles, ed ora non vediamo più le due figure umane, piuttosto, siamo, una di esse.

Le animazioni, in questo ed in tutti gli altri casi, sono frutto del lavoro di artisti contemporanei e sono adeguate, un omaggio che probabilmente avrebbe commosso il vecchio Vincent, utile per addentrarsi nella atmosfere bucoliche e non ritratte dallo sfortunato artista e soprattutto un escamotage per proporre alle nuove generazioni, più avvezze a schermi, proiezioni, realtà virtuale e trovate high tech varie, che a tela e pennelli, un efficace punto di contatto col mondo dell’arte più pura.

articolo di Sara Picardi, fotografia di Ludovico Brancaccio

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