LOVING VINCENT: I capolavori di Van Gogh prendono vita sullo schermo del cinema


Dopo più di un anno di promozione, arriva finalmente nelle sale di tutto il mondo “Loving Vincent”, il film dipinto a mano su pellicola, dedicato a Van Gogh, che sbanca i botteghini battendo addirittura “Blade Runner 2049”.

Per la realizzazione della pellicola è stato ingaggiato un team numeroso di pittori professionisti che ha cercato di replicare lo stile pastoso ed emozionale del genio di Zundert. Il risultato è stupefacente e criticabile per un unico, paradossale motivo: un perfezionismo ed un attenzione ai dettagli e alla prospettiva che rendono le scene indubbiamente meno caotiche e più adatte al formato cinematografico, ma un po’ più distanti dall’emotività, probabilmente irriproducibile, del pittore olandese.

Sin dai titoli di testa, ci si rende conto di essere di fronte ad un’opera originale, sperimentale e coinvolgente.

La storia è ambientata dopo la morte di Vincent e ruota attorno alla lettera che questi ha lasciato per suo fratello Theo, morto prima di poter ricevere la missiva. Chi conosce Van Gogh sa che effettivamente la corrispondenza tra Vincent e suo fratello fu fitta e che le lettere che si scambiavano i due ha lasciato ai posteri numerose informazioni circa la biografia ed il modo di pensare del pittore olandese.

La lettera dunque è nelle mani del protagonista Armand Roulin, che cercando di trovare un nuovo destinatario degno di ricevere le ultime righe scritte di pugno dal pittore, si ritrova ad indagare sulla vita dello sfortunato Vincent, in una spirale relativamente convincente che scivola goffamente verso il giallo con insinuazioni che mettono in dubbio il probabile suicidio di Van Gogh.

Se dal punto di vista visivo il film offre allo spettatore completo appagamento, la trama, indubbiamente originale, lascia un po’ l’amaro in bocca dato che Vincent resta un fantasma evocato solo attraverso i ricordi di coloro che l’hanno incontrato. Commovente il finale, in cui scopriamo finalmente il contenuto della lettera e durante la lettura della quale vediamo, finalmente, Vincent prendere forma attraverso quelli che sono i suoi colori  e le sue forme.

Osservare prendere vita e muoversi ambientazioni e personaggi dei ritratti di Van Gogh vale il prezzo del biglietto e laddove la trama è carente, lo spettatore ha il tempo di perdersi in riflessioni inevitabili sulla vita dell’infelice pittore, che si odiava a tal punto da mutilarsi, che fu così ossessionato dall’arte da produrre in soli dieci anni oltre 900 dipinti.

Un genio troppo sensibile, che nel presente è considerato il pittore più famoso della storia ed il padre dell’arte moderna mentre in vita patì la miseria riuscendo a vendere un unico quadro.

articolo di Sara Picardi

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