Leggiamo con soddisfazione le parole che di seguito pubblichiamo. Speriamo siano la miccia che accende la discussione. Un punto di vista nel senso letterale, che non si arrende alla grande cecita’. Avendole lette non abbiamo avuto dubbi sulla loro notevole importanza in questa fase: adelante

Viviamo una congiuntura storica complessa. Ogni giorno uomini donne e bambini muoiono in quel cimitero liquido che e’ il mediterraneo. I flussi migratori devono essere governati solo da esigenze d’ impresa. Per il resto il genicidio in atto ci pare inesistente. Ogni giorno il modello capitalista devasta l’ ecosistema determinando un countdown verso l autodistruzione. Ogni giorno giovani precari si misurano col vuoto interiore determinato dal piu’ mostruoso dei sistemi di sfruttamento. L’ epilogo e’ drammatico. Una classe sociale frantumata e’ resa impotente. Imprigionata nelle gabbia dei social. Per chi non lo avesse ancora capito la parola chiave dei nostri tempi e’ ricomposizione. Lavorare su quello slancio che trasforma la classe in se’ in classe per se’. Leggiamo con soddisfazione le parole che di seguito pubblichiamo. Speriamo siano la miccia che accende la discussione. Un punto di vista nel senso letterale, che non si arrende alla grande cecita’. Avendole lette non abbiamo avuto dubbi sulla loro notevole importanza in questa fase: adelante

Se non ora, quando?

Le lancette della Storia tornano indietro. Il tempo sta per scadere.

Più di cento attivisti e attiviste si sono incontrati a Cassino (FR) per tre giorni di assemblee e tavoli tematici, confermando la volontà di organizzarsi e unire le forze con chiare finalità e metodi organizzativi.
Un salto di qualità oltre il coordinamento già praticato in questi ultimi anni in città, per una ricomposizione di chi oggi subisce gli effetti del regime neoliberista fatto di precarietà e povertà. Tutto ciò pensiamo debba avvenire su più fronti e livelli, partendo dall’unità su determinati obiettivi di lotta in grado di riunificare le condizioni materiali dei diversi settori di coloro che sono coinvolti, favorendone la reciproca riconoscibilità e l’identificazione della comunanza di interessi.

Il tema della povertà e della marginalità sociale ci sembra centrale oggi in una fase storica in cui si provano a mettere da parte le emergenze sociali per favorire speculazioni finanziarie, tutelando gli interessi di poche persone a discapito di tanti: questo può e deve essere un tema ricompositivo per la cornice che poco prima abbiamo provato a delineare sul tema.

Così come il preoccupante fenomeno della fuga di chi abita a sud verso altri lidi che in un contesto di precarietà simile garantiscono però una continuità di reddito maggiore, tutto in funzione di una ricattabilità maggiore all’interno del vasto mercato del lavoro europeo.

I nuovi “schiavi” oggi viaggiano spesso da sud a nord in cerca di “fortuna”, ma trovano invece ritmi precari più pressanti in cambio di pochi euro in più rispetto a come sarebbero stati pagati nel paese d’origine.
Noi dobbiamo assolutamente combattere per restare nella nostra città e costruirci qui un futuro da cui ripartire: con audacia e spirito di lotta.
Questo per noi è sicuramente un tema ricompositivo da cui ripartire e che riguarda in particolar modo la generazione più giovane che è presente anche all’interno dei nostri collettivi e piani vertenziali.

Per essere all’altezza del nostro tempo e dello scontro in atto c’è la necessità di un livello politico da raggiungere per delineare una soluzione realistica che tenga conto sia delle condizioni oggettive (crisi generale che viviamo e le ripercussioni particolari che assume nel nostro paese) sia soggettive (debolezza del movimento, crisi e ristrutturazione politica delle istituzioni in una fase di evoluzione del capitale). Un livello politico e organizzativo che sappia intervenire sia nella guerra interna (leggi speciali, chiusura delle frontiere, attacco alle condizioni di vita di tantissimi sfruttati) che nella guerra esterna (massacri indiscriminati, guerra, distruzione e avvelenamento della terra).

Per questo crediamo sia fondamentale lavorare nella direzione di una proposta politica ampia per confederare in ogni città le capacità organizzative, le forze militanti e simpatizzanti, le tante esperienze di organismi di base, come le assemblee popolari, i comitati e resistenze territoriali, quelle forze che provano a costruire nuove istituzioni dal basso. Non bastano i nostri “No” alla guerra, allo sfruttamento, alla precarizzazione del lavoro, ai licenziamenti, alle grandi opere, alla Tav, alle trivelle, agli inceneritori, al Muos, al Ponte sullo stretto, agli accordi internazionali come il Ttip, ai patti di stabilità e pareggi di bilancio imposti da organismi transnazionali non democratici, alla sottrazione di beni comuni e risorse pubbliche e alla privatizzazione di servizi pubblici come scuola, sanità, trasporti e beni primari, alla svendita del territorio e agli interventi emergenziali tramite commissariamenti straordinari, allo stato d’eccezione politico e tecnocratico. Tutto questo dobbiamo farlo convergere verso una visione politica, sociale ed economica più complessiva.
Aggredire il vuoto politico che c’è oggi nel paese, trasformarci da minoranza attiva a maggioranza potenziale per orientare e organizzare il nostro blocco sociale di riferimento per porlo sul terreno della trasformazione dello stato di cose presenti e sottrarlo dalla passività e dal disorientamento o ancora dal clima di xenofobia, razzismo, barbarie, miseria e guerra tra poveri e violenza che sta riportando le lancette della Storia indietro.

Tutti i nostri interventi, lotte, percorsi, vertenze e mobilitazioni devono confluire e determinarsi in un programma, in una proposta e concreta e in un’azione politica capace di parlare ai tanti lavoratori, disoccupati, precari, persone impoverite dalla crisi per tracciare insieme una strada e un orizzonte diverso dalla quello che ci circonda.
Pur rappresentando un pezzo significativo della nostra città non ci illudiamo di essere autosufficienti né di rappresentarne la totalità. La sfida è grande. Per questo dall’inizio del prossimo anno politico, settembre, costruiremo momenti pubblici di dibattito e confronto in questa direzione, invitando e coinvolgendo a in questo cantiere tutte le forze sociali e politiche interessate che vogliono confederarsi. Per farlo bisogna cominciare a rafforzare le date già in costruzione, per noi fondamentali.

1) La mobilitazione indetta dalla rete «Non una di meno» contro l’obiezione di coscienza il 28 settembre in tutte le città. In continuità con le mobilitazioni che hanno visto riempire le piazze di migliaia di donne e uomini per una società libera dal patriarcato.

2) Lo sciopero indetto dalle sigle sindacali di base per il 27 ottobre. Per incrociare le braccia e bloccare il paese, iniziando dai nodi centrali della valorizzazione e circolazione delle merci con la capacità di generalizzarlo e farlo vivere sui territori e nella metropoli.
Allo stesso tempo concentrarsi sulla necessità di tornare a mettere al centro la rivendicazione di un Reddito di base e incondizionato, contro il lavoro gratuito, per un salario minimo e un permesso di soggiorno slegato dal contratto di lavoro. Per questi motivi saremo interessanti alla costruzione di una grossa campagna nazionale sul Reddito di base, che possa essere un alternativa di rivendicazione per fasce subalterne del nostro paese rispetto al Reddito di inclusione del governo e della proposta truffa di reddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle

3) Le mobilitazioni contro il G7 di questo autunno a Torino. Sull’onda delle centinaia di migliaia di persone che ad Amburgo hanno contestato il vertice della vergogna, evidenziandone la natura oligarchica e l’incapacità di intervenire al di fuori delle logiche di mercato.

4) Costruire iniziative e mobilitazioni partendo da Napoli. Per elevare il livello di scontro sociale e politico con lo scopo di non appiattirlo sul confronto con il piano amministrativo locale, non manchevole di limiti e contraddizioni, ma di direzionarlo “al piano di sopra”: contro patti di stabilità, pareggi di bilancio e debiti imposti dall’Unione Europea e dal governo nazionale.
Il vento che arriva dall’Argentina ci dice: «costruire sintesi e convergenza, senza preclusione al dibattito delle differenze». Noi condividiamo queste parole. Questa è la sfida, questo è il passo successivo. Altrimenti ognuno può credere di cambiare il mondo da solo, rimanendo del tutto incapace di incidere nei processi reali.

Le lancette della storia tornano indietro.

Non abbiamo tempo da perdere.

CAP – Centro Autogestito Piperno
Laboratorio NAssau
Laboratorio Politico Iskra
Bancarotta Bagnoli 2.0
Scugnizzo Liberato
Zero81 – Laboratorio di Mutuo Soccorso

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *