Interessante documento sul caso Bagnoli elaborato da Massa Critica e Bagnoli Libera

Bagnoli: quando troppi parlano, se ‘mbrogliano ‘e lengue.  

Facciamo chiarezza sul piano e il futuro delle lotte in città

In queste ore sul caso Bagnoli chiunque prova a mettere bocca. È naturale che un argomento che ha tenuto banco per oltre vent’anni, simbolo dell’immobilismo della classe dirigente napoletana e nazionale, davanti a un possibile orizzonte di cambiamento produca come primo effetto una polarizzazione delle posizioni. Prima di tutto vorremmo precisare che quando si parla di movimenti e di conflitto sociale bisogna sempre sforzarsi di comprenderne la complessità. Tutto ciò diventa più difficile nell’epoca dei social media dove il tutto si riduce a cocktail di frasi fatte e opinioni basate sul sentito dire che rendono quasi impossibile un bilancio sereno dei fatti che ci troviamo a commentare.

Viviamo in una repubblica delle opinioni in libertà piuttosto che della libertà di opinione.

Il livello del dibattito politico in questa città è scandito da commenti, post su Facebook o articoli di taglio scandalistico. Peccato che l’accordo vero e proprio sia stato reso pubblico solo da poche ore, e questo misura chiaramente come viviamo in una repubblica delle opinioni in libertà piuttosto che della libertà di opinione. Il primo limite è proprio questo: per decidere la città deve conoscere, altrimenti si delega sulla fiducia e nella crisi politica attuale ciò significa uno scontro sterile tra le tifoserie. È questo scenario che non intendiamo assecondare, perché ha le gambe corte. È questo un messaggio dovrebbe essere chiaro prima di tutto a questa Amministrazione che ha saputo ricalibrare le proprie scelte su Bagnoli in base alle posizioni espresse dai comitati e dai cittadini. In quest’ottica vanno interpretati il no al commissariamento, il rigetto dell’accordo del 14 agosto 2014 e all’opposizione alla cabina di regia. Su altre questioni, della dialettica costruita in questi ultimi anni, abbiamo espresso posizioni differenti oltre ad avere scelto, per il ruolo che i movimenti ricoprono, pratiche autonome attraverso le quali abbiamo portato avanti questa e altre battaglie. Ma è chiaro che senza una mobilitazione diffusa, e sia chiaro conflittuale, degli abitanti del territorio i primi ad essere travolti saranno proprio quelli, anche nelle Istituzioni, che non hanno alleati potenti tra speculatori, palazzinari e grandi interessi privati. È uno scenario già visto nel settembre 2013, che nelle prossime ore si potrebbe riaprire con ancora più virulenza grazie alla Corte dei Conti. Sono questi i fiati sul collo pericolosi che si vorrebbero far finta di non vedere? Quelli che crescono nel sottobosco delle stanze chiuse e che possono essere soffocati solo agendo all’opposto, aprendo cioè carte, documenti e progetti alla città. Questo è stato fatto solo ora e adesso deve cominciare un controllo popolare diffuso, come detto in campagna elettorale. Gli attori del dibattito politico cittadino, dalle istituzioni ai movimenti, hanno il dovere di articolare una discussione su questa nuova fase che non sia il sostegno a questa o quella posizione, ma che entri nel merito della questione e che riesca anche ad articolare una prospettiva sulle scelte che verranno prese nei prossimi mesi.

Viviamo una fase di impasse, il vuoto delle casse del bilancio comunale impedisce qualsiasi ipotesi di avanzamento delle rivendicazioni sociali complessive (a eccezione di poche vertenze) e mantiene la città in un perenne stato di ricatto tra il dissesto o la possibilità di galleggiare in questa situazione fino all’uscita dal tunnel che, a dire il vero, in questo momento non ci sembra a portata di mano.

In questo quadro si iscrive l’accordo su Bagnoli firmato qualche giorno fa, accordo che rappresenta un risultato importante, soprattutto dal punto di vista politico. Ricordiamo bene l’arroganza di Renzi il 6 aprile 2016, durante mobilitazioni durante più di 12 ore, mentre mostrava le slide di un piano che puntava a far diventare la nostra terra ancora una volta un luogo da depredare e sul quale speculare. Ci fa sorridere che l’ex premier abbia dichiarato che anche lui sosteneva le rivendicazioni dei cittadini: spiaggia pubblica, arretramento di Città della Scienza, rimozione della colmata, parco urbano. È chiaro che, in questi ultimi mesi, un pezzo del PD e di chi vuole che i territori siano solo luoghi del saccheggio, ha dovuto indietreggiare dovendo accettare che la città di Napoli, nel suo complesso, non cederà a nuove speculazioni.

Questi sono i risultati della mobilitazione e della lotta, che hanno pagato e hanno imposto le loro idee alla politica e alle istituzioni.

Questi sono i risultati della mobilitazione e della lotta, che hanno pagato e hanno imposto le loro idee alla politica e alle istituzioni. Questo ci basta? Assolutamente no, siamo consapevoli che i movimenti napoletani e la loro capacità di mobilitazione e di costruzione di discorso escano rinforzati da questa vicenda, ma siamo altrettanto consapevoli che noi non siamo sufficienti come non è sufficiente un sindaco, perché o saremo capaci di innescare una mobilitazione cittadina o tutto quello che si è ottenuto verrà poco a poco eroso dagli accordi esecutivi e quello che di sbagliato c’è aumenterà a dismisura. Sintetizziamo alcune delle criticità che la firma di quest’accordo presenta:

  • La partecipazione è l’elemento maggiormente sacrificato. Se, come dicono De Magistris e l’assessore Piscopo, siamo a un primo passo, bisogna recuperare sulle pratiche della partecipazione e del coinvolgimento, in particolar modo durante l’attuazione del piano e sul controllo di ogni operazione, dalle bonifiche alle clausole sociali per il territorio.
  • La battaglia contro l’articolo 33 dello SbloccaItalia e il commissariamento. Questa battaglia non è finita. Non ci possiamo accontentare di un buon piano se sui nostri territori, da Bagnoli alla Val di Susa, si continueranno a riprodurre meccanismi di espropriazione della decisionalità degli abitanti e dei territori.
  • I tempi di attuazione dell’accordo e le risorse finanziarie necessarie. Se alle bonifiche probabilmente ci sarà dedicata la delibera CIPE di agosto, non è ancora chiaro da dove verranno reperite le risorse per effettuare la rigenerazione urbana. Il capitalismo italiano, straccione e parassitario, preferisce inghiottire le rendite piuttosto che investire e speculare. Oggi ci troviamo di fronte alla possibilità di depredare Nisida, area non inclusa nel Sin, e sul possibile immobilismo del resto delle opere – parco, spiaggia e servizi sociali nel quartiere.
  • Nisida e il porto. L’isola di Nisida sembra essere diventata l’area di interesse delle future speculazioni. Speculazioni che prevedono l’annessione della stessa al perimetro del Sin e, successivamente, la presenza di strutture ricettive e di un porto la cui grandezza è maggiore rispetto al passato. Progetti predatori e speculativi che paiono quasi un indennizzo per l’aver ceduto su spiaggia pubblica, parco urbano, ecc, per i quali mancano, peraltro, gli studi ambientali necessari.

È evidente che la firma di questo accordo e le problematiche appena esposte caratterizzino l’apertura di una nuova fase. Saremmo miopi se non vedessimo i grandi passi avanti fatti in questi ultimi tre anni, anche se volessimo ragionare solo dal punto di vista contenutistico del dibattito attorno a Bagnoli. Parlare oggi di spiaggia, rimozione della colmata e di mandare a casa i concessionari non è una questione da poco. Per questo alcuni stakeholder, che su questi territori hanno sempre avuto le mani libere per imporre i propri interessi e fare i propri sporchi comodi, oggi urlano e chiedono di essere “inclusi” nel processo decisionale.

Per questo la nostra azione non può fermarsi, anzi. Oggi, che vediamo più chiara la luce in fondo a un tunnel durato 25 anni, dobbiamo intensificare la nostra azione di controllo, partecipazione e pressione dal basso.

La nostra azione non può fermarsi, anzi. Dobbiamo intensificare la nostra azione di controllo, partecipazione e pressione dal basso. Dobbiamo tenere gli occhi aperti e far sentire il nostro fiato sul collo.

Dobbiamo tenere gli occhi aperti e far sentire il nostro fiato sul collo al Governo e a Nastasi affinché le bonifiche siano realizzate. Dobbiamo stare con il fiato sul collo della Regione, perché siano realizzate le infrastrutture richieste dal territorio. Dobbiamo tenere il fiato sul collo anche del Consiglio Comunale perché in troppi, in questi anni, hanno strizzato l’occhio a Renzi, a Città della Scienza o agli amici degli amici dei locali sulla costa. Dobbiamo avere il fiato sul collo di chi pensa che Nisida possa diventare un resort privato da sottrarre alla città.

Al Sindaco, alla stampa, a chi abbia ancora dubbi diciamo ancora una volta che i nemici sono e restano ancora una volta il commissario Nastasi, il PD, i monopolisti del litorale e degli interessi speculativi, e tutti coloro che in questi anni hanno tenuto tutto fermo a Bagnoli. Se con la sigla di questo accordo si alimenterà la decisionalità dal basso e si andrà nella direzione dei bisogni sociali espressi dal territorio, ci troveremo ancora una volta dalla stessa parte come in questi anni. Altrimenti non ci sono ragioni di stato o tattiche politiche che tengano: non faremo un passo indietro.

 

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