Ancora una volta Napoli colpita dalla bomba ecologica.

12 luglio 2017, ore 7:00, le narici tirano su aria, un gesto vitale ma che  prima di uscire si riempie di un valore simbolico: chiamare a sé le energie. Un rito che mi accompagna ogni mattino. Ogni ritualità  religiosa associa all’atto di inspirare una potenzialità rigenerativa. Alcune pratiche meditative si basano su questo esercizio.

Gli antichi bodhisattva certo non avrebbero mai potuto immaginare che l’avvelenamento sarebbe un giorno passato proprio attraverso l’atto dell’inspirazione.

Uno sguardo dal balcone. In lontananza il Vesuvio è avvolto dalle fiamme. Giorni dopo avrei ritrovato un’immagine in rete, scattata dal musicista Daniele Sepe mentre era in aereo.

 

 

Esistono vari tipi di bombe.  Esiste la “bomba militare”. Essa ha una sorta di “onestà intellettuale”. Geneticamente votata allo sterminio. Produce tanti morti quanti dice di volerne produrre. Napoli già nel novembre del 1940 fu bombardata. In quella folle guerra a quei bombardamenti ne seguirono altri.

Poi esiste la “bomba economica”. Essa produce precarietà e disoccupazione. Desertifica lo spazio giuridico in cui fioriscono i diritti e trasforma la povertà in miseria.

In fine i esiste la “bomba ambientale”. Anche essa è un potente strumento di sterminio.  Con i roghi del Vesuvio ben oltre 100 ettari di terreno andati in fumo.

Una nube di colore scuro lascia presagire che siano andate in fiamme anche le discariche abusive. La bomba ecologica ora si staglia lungo le pendici del Vesuvio trasportata dal vento. C’hai visto giusto. Sei in guerra come nel 40. Solo che questa volta non c’è stata una dichiarazione formale. Non ci sono eserciti sul campo. La guerra è silente e strisciante e non si fa nulla per affrontarne le conseguenze. Il governo Renzi ha sciolto il corpo forestale accorpandolo nei carabinieri. Quello Gentiloni ha ridotto i mezzi utilizzabili nel contrasto agli incendi procedendo invece ad acquistare una flotta di F35. Uno sola di quelle macchine da morte costa 130 milioni di dollari. Il volto osceno della morte, sia essa provocata da un bombardamento militare, sia essa provocata dalla bomba ambientale, assume lo stesso ghigno. Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca ha più volte rifiutato di stipulare una Convenzione coi Vigili del Fuoco. Ora vi sono molti modi per accendere una miccia. Anche una omissione può essere un modo per favorire chi ha compiuto quel gesto criminale. Quella convenzione andava firmata ed invece è avvenuto solo oggi, mentre da ben otto giorni il Vesuvio è in fiamme. Ed è ovvio che in un momento del genere il pensiero vada anche ai Vigili del Fuoco ed alla loro impresa titanica. Uomini e donne straordinari, sottopagati, che agiscono con pochi mezzi e che hanno lanciato una importante manifestazione a Roma per il 19 luglio.

Ben tre Procure sono impegnate nelle indagini, Napoli, Nola e Torre. Gli indizi per ora sembrerebbero portare a gruppi criminali impegnati nella gestione dei rifiuti e nelle speculazioni edilizie.

In questo disastro, scrivendo tra le macerie che la bomba ecologica ha prodotto e produrrà in termini di aggressione alla salute degli esseri viventi, le parole del Presidente della Repubblica sono veramente troppo poco. L’utilizzo dell’esercito è una trovata buona per ogni emergenza che non frega più nessuno. Un poco come le armi segrete di Hitler, che secondo la propaganda avrebbero mutato le sorti della guerra, ma che poi si rivelarono esperimenti embrionali che fallivano miseramente. Anni dopo grazie ad essi gli americani avrebbero costruito lo strumento di sterminio totale: la bomba atomica.

Intanto da queste parti le cose non appaiono nitide. Come se la bomba ecologica, avvolta in una coltre di fumo, schermasse moventi e fini dei suoi artificieri.  Gli interessi, gli attori reali e la posta in gioco ancora non sono chiari. L’indizio principale, il suo innesco, è per sua natura indecodificabile, appartenente all’arsenale di follia umana che tutti riteniamo non sarà mai azionato, almeno fino alla frazione di secondo dopo. Quando qualcuno ha premuto il bottone della soluzione finale.

Fin qui due le iniziative messe in campo. L’una organizzata da Stop Biocidio, l’altra un presidio di movimenti e comitati sotto i palazzi regionali. Importanti ma non sufficienti.

Il livello di scontro in atto richiederebbe, crediamo, un livello d’azzardo più altro di conflitto. Bisognerebbe immaginare in autunno una mobilitazione unitaria che parta dai soggetti politici  ma li oltrepassi  e divenga un’onda anomala di esseri umani capace di travolgere il mal governo. Chiamiamo tutti/e alla “resistenza del vivente”.  A sostenere tutte quelle persone che prima hanno lottato contro le fiamme ed ora devono misurarsi contro l’oblio che avvolgerà le loro produzioni dimenticate, gli alberi, i boschi, il verde.

Come sempre dalla parte del Bosco!

 

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