Lasciare la società dei consumi e ricominciare dalla natura: è possibile? Intervista ad Antonio Vispo.

Abbiamo deciso di pubblicare l’intervista ad Antonio Vispo perchè crediamo che la sua sia una storia da raccontare. Una storia di abbandono della società dei consumi e di dignità.

La crisi economica e il dramma del lavoro, poi una scelta di dignità: vivere in simbiosi con la natura e con il bosco.

Riteniamo questa storia molto importante. Per questo la seguiremo nel suo evolversi. Vedremo come il bosco pian piano tornerà a prendere vita.

Per noi non è un investimento solo umano ma sociale.

E’per questo che chiediamo a chiunque volesse dare un sostegno economico di prendere contatto con la redazione di NapoLeaks. Saremo ben lieti di presentarvi Antonio. Nei prossimi giorni su questa storia partirà una vera e propria campagna di crowdfounding.

Intanto leggiamo la bella intervista:

 

Allora Antonio, come è accaduto che hai lasciato il tuo precedente lavoro è hai deciso di dedicarti al lavoro in campagna?

Ciao e grazie dell’opportunità, iniziamo con il dire che la mia è stata una naturale conseguenza dello stato attuale dell’economia, come molti mi sono ritrovato senza lavoro ed avendo qualche anno di esperienza alle spalle ho deciso di investire il mio tempo nella coltivazione e cura dell’ambiente anziché reimmettermi in un sistema che considero ormai alienante per l’essere umano così da potermi autoprodurre quel cibo che prima mi obbligava a lavorare per comprarlo, riuscendo ad avere nelle eccedenze di raccolto quello che basta ad essere scambiato con altri prodotti, servizi o il necessario per l’affitto e le bollette finché non sarà terminata la conversione totale all’energia solare per le esigenze casalinghe oltre che legname per le esigenze invernali ed erbe spontanee adatte all’uso medico nonché ottime in cucina, l’obiettivo è la totale autonomia energetica ed alimentare senza essere obbligati ad un lavoro come comunemente viene inteso

Cosa coltivi e dove?
Somma Vesuviana provincia di Napoli, monte somma parte integrante del parco nazionale del Vesuvio.
Coltivazioni tipiche del clima mediterraneo provenienti dalla tradizione popolare, pomodorini, zucche, zucchine, insalate, cipolle, porri, fragole, Melenzane, peperoni ecc ecc oltre diverse piante aromatiche, dall’origano alla salvia, borragine, menta, timo…
erbe selvatiche edibili come Piantaggine, portulaca, ortica, tarassaco e diverse altre

Quali sono le difficoltà di questo tipo di percorso?
Principalmente le difficoltà di questo percorso risiedono semplicemente nel cambio di mentalità rispetto al classico concetto di lavoro e di coltivazione, sia ben chiaro, le difficoltà sono degli altri che non riescono a comprendere fino in fondo un modo di vivere che ha il suo obiettivo principale nell’equilibrio tra uomo e natura anziché l’arricchimento a discapito della natura, io non produco più di quanto sia necessario, non metto in tavola più cibo del necessario e tutto ciò che viene servito deve essere mangiato, si impara così il rispetto per il cibo che significa soprattutto non sprecare.
Sto inoltre portando avanti parallelamente all orto un progetto di food forest, letteralmente una foresta di cibo, un luogo dove colture annuali e periodiche lavorano in piena autonomia ed indipendenza dalla mano dell’uomo, ricreando un sistema naturale che è in grado di offrire cibo ed erbe mediche 12 mesi l’anno.

Ti stai dedicando al rinverdimento di una foresta. Ci racconti?
Parlerei più di ricerca di reciproca utilità, io mi prendo cura della mia parte di bosco attraverso la rimozione di alberi o rami morti che diventano legname per l’inverno, sostituisco gli stessi poi con nuovi alberi cercando di preservare le caratteristiche naturali del posto, andando ad introdurre al fianco di tutte quelle erbe selvatiche edibili che da secoli sono state fonte di sostentamento, colture annuali o stagionali che però si rinnovano in modo autonomo di anno in anno, non c’è più semina o trapianto dopo il primo anno, si lascia fare tutto alla natura, come per migliaia di anni è stato senza l’intervento dell’uomo

la fuga dalla società dei consumi è possibile quindi?
Si, possibile e doverosa aggiungerei, l’importante è guardare alle cose vere, essenziali della vita, un tetto, cibo sano e quella dignità nell’animo di chi onestamente suda ogni giorno per migliorare se stesso attraverso una qualità di vita molto più semplice e lenta, si impara a vivere seguendo il ritmo delle stagioni piuttosto che le scadenze d’ufficio, si attribuisce il giusto valore alla realtà quotidiana, certo c’è bisogno di qualche rinuncia, non c’è domenica o festività che tenga quando c’è da lavorare a qualcosa ma in una visione più ampia della vita si può arrivare ad essere felici di una vita che ci riporta verso noi stessi ed il nostro legame ancestrale con la Natura.
È possibile per chiunque, basta mettere il proprio benessere psicofisico davanti ai desideri indotti dalla società moderna, basta sapersi “accontentare” della frutta e verdura nella loro stagionalità perché vedo tante persone comprare fragole a gennaio o zucchine a dicembre e lamentarsi per il prezzo alto ed il sapore inesistente…madre natura ha dato ad ogni stagione, ad ogni mese dell’anno una ricchezza di cibo che se si imparasse davvero a farne uso si potrebbero sfamare molte più persone, in modo sano, genuino cosa che porterebbe di conseguenza ad uno sviluppo dell’attività agricola nelle sue varie forme direttamente sul territorio, senza dover importare cibi coltivati fuori stagione

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Il prossimo passo come ti accennavo è la creazione di questa food forest che servirà oltre che per mio uso personale anche come aula studio per chi volesse approfondire l’argomento ed intraprendere lo stesso percorso.
Inoltre è in cantiere un progetto di crowfounding per permettere a chi ne avesse la sensibilità di aiutarmi nel progetto, adottando simbolicamente un albero, un cespuglio, un fiore, in modo da concedere la possibilità di creare un punto di partenza dal quale iniziare una vera e propria rivoluzione verde, riportando a nuova vita quelle zone di verde comune o privato, abbandonate, che potrebbero essere interessanti prospettive per chi come me si è trovato senza lavoro, oppure per quei giovani che mostrano una straordinaria sensibilità nei confronti della natura e che vogliono migliorarla partendo da loro stessi senza paura di sporcarsi di terra le mani.
Per chi desidera seguirmi, avere aggiornamenti sul progetto food forest (per il quale sarà presto disponibile una pagina Facebook, per chi desidera una marmellata artigianale o semplicemente per fare una chiacchierata mi può trovare su Facebook : Antonio Chania, chiudo questa bella chiacchierata con un ringraziamento, al mio Capobranco, a Gandalf, il mio compagno di vita, il mio lupacchiotto che mi ha lasciato lo scorso anno, senza il quale non avrei mai immaginato di poter sognare e realizzare tutto questo.
Grazie a tutti voi di aver condiviso la mia esperienza e per qualsiasi informazione non esitate a contattarmi

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