DECRETO MINNITI sull’ordine pubblico. Chi ci difende dalle Polizie?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un interessante articolo di Laura Bismuto,

Consigliere di DeMa al Consiglio Comunale di Napoli.

 

Il susseguirsi di avvenimenti degli ultimi giorni, settimane, mesi, dimostrano un netto cambio di rotta, o forse sarebbe meglio dire, un inasprimento di un approccio già segnato, estremamente legalitario che nelle ultime fasi si mostra particolarmente insofferente alla vita e al genere umano, nelle loro molteplici sfumature. In un Paese dove la disperazione sociale raggiunge livelli altissimi, dove gli unici riferimenti culturali sono il Grande fratello e Maria de Filippi, in un momento in cui lo Stato manifesta tutta la sua inadeguatezza con lo smantellamento della sanità pubblica, della scuola, con disoccupazione, con i tanti tagli continui agli enti locali e quindi alle forme di sostegno sociale che essi ponevano in essere.

A tutto questo si risponde con il repressivo Decreto Minniti. L’operazione messa in campo è ambiziosa. Colpire duro nel tessuto sociale. Imporre il “decoro” come elemento fondante di una nuova orribile distopia. E dunque cosa importa se a Napoli pochi giorni fa è stata trovata morta una ragazza poco più che ventenne, avvolta in una coperta vicino un cassonetto della spazzatura?

Non ci affanniamo a capire cosa è accaduto. Certo ci incuriosisce il gossip: sarà stata una trans? era asiatica? era tossicodipendente? Cosa importa che vita ha vissuto, o peggio ancora a che serve trovare il colpevole? Era un’ultima… Non vale la pena accanirsi!

Ci sembra invece notevolmente più interessante ed importante perseguire due persone ubriache e quindi prive di lucidità che si lascino andare al sesso in piazza. UNA COSA INACCETTABILE! Eppure non desta alcuna riflessione lo spirito leggero con cui in tanti hanno messo in rete quell’immagine e l’hanno fatta girare andando a solleticare i desideri reconditi e vayeristici di tanti.

E non voglio entrare nel merito della legittimità o meno di tale azione. Ognuno si rende responsabile delle proprie azioni, anche se ci sarebbe da chiedersi: Ma fare all’amore, è DAVVERO UN ATTO OSCENO?

Forse, in un mondo dove non ci si scandalizza più per la morte, dove non ci si indigna più per l’atrocità di certi avvenimenti, dove è tollerata la morte di giovani, di minori, di migranti, di gente che scappa dalla fame e dalla guerra, di donne vittime dei loro carnefici… In un mondo così orribile, forse scandalizza, turba e disturba chi ancora GODE, GIOISCE, VIVE la vita con pienezza, con leggerezza, con passione o semplicemente con serenità.

Anche quello che è avvenuto a Torino, infatti, lascia profondamente sgomenti. Indigna profondamente! Ma è davvero immaginabile aggredire con tale violenza e tale ferocia, ragazzi, adulti e bambini la cui unica colpa è quella di sedere ai tavolini di un bar o di un bistrot? Magari si, ridendo, sghignazzando e schiamazzando dopo le (udite, udite!) 20 di sera. Le scene di Torino ci raccontano di un apparato repressivo legalizzato dal decreto Minniti.

Ed allora bisognerebbe interrogarsi su quest’idea di decoro. Il decoro come orpello estetico che cela in sé una grave indecenza. L’indecenza di chi da un lato precarizza, impoverisce, esclude e poi vorrebbe racchiudere tutto in un’immagine decorosa. Una foto decisamente mal riuscita, irreale, sfuocata, fotoshoppata e quindi falsa.

Ma davvero riteniamo tutto ciò possibile? tollerabile? umano? Non è che questo scontro di cui leggo tanto tra moralisti e anime libere stia avvenendo lungo un falso binario? Non è che la posta in gioco reale sia il governo delle anime attraverso il “divieto”, superando pur anche il diritto penale, ed in questo sorpasso determinando una nuova pedagogia dell’obbedienza?

E allora DIAMOCI TUTTI ALLA PERSECUZIONE DELL’AMORE! POLIZIOTTI ABILITATI ALLA CATTURA DELLA FELICITA’, per vietarla, condannarla ed impedirla! Tutti, come cantavano i Radiohead, impegnati in un’operazione di Karmapolice, su vasta scala. Ma del resto, cosa stupisce? E’ senz’altro più facile reprimere, che educare a ciò che è altro da sè. E’ senz’altro più facile demonizzare, che armonizzare. E’ più facile perseguitare la gioia, che le atrocità del nostro mondo.

One thought on “DECRETO MINNITI sull’ordine pubblico. Chi ci difende dalle Polizie?

  1. Cara Laura, la volontà di distruggere la scuola pubblica, sottomettere la ricerca storica alla valutazione di agenzie governative ed estromettere gli storici dal dibattito politico dei “salotti buoni” aveva uno scopo preciso. Quello che accade in questi giorni costituisce il primo frutto velenoso di questo lavoro: l’imposizione violenta di quella che tu molto efficacemente definisci “pedagogia dell’ubbidienza”, Non ho trovato scritto da nessuna parte – ecco il peso del silenzio degli storici – di dove venga e quale ben definita radice culturale abbia quest’idea di “decoro” intesa come “orpello estetico che cela in sé una grave indecenza”. E’ verissimo e condivido pienamente: l’autentica indecenza nasce dal fatto che chi rende la vita un inferno, precarizza, ruba il futuro e distrugge sogni, pretende poi di costruire una sorta di vasca per i pesci, nella quale la disperazione non ha voce e la realtà è prigioniera di una finzione. Non sarebbe andata così, se qualcuno avesse potuto dirlo: questa indecenza non è figlia di Minniti. Lui l’ha solo rubata. A chi? A un decreto del 1934, anno XIII dell’Era Fascista… E’ il passato che non passa. A noi però la storia l’insegnano i servi del potere. E dirò di più. I fascisti avevano Giovanni Gentile. Noi abbiamo Paolo Mieli. Il paragone è tutto a favore di Mussolini. Una vergogna evidente, ma la gente non se ne accorge nemmeno. Basta ascoltare le notizie dai fronti di guerra e dai confini di terra e di mare disseminati di morti, per capirlo: se e quando la ragione si risveglierà, i nostri nipoti scopriranno che abbiamo assistito indifferenti a un nuovo e più atroce genocidio.

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