BRONX CHIAMA NAPOLI

Bronx chiama Napoli. Una bellissima iniziativa che nella mattinata di ieri ha animato la periferia di San Giovanni. Poco lontano il murales di Jorit. In quelle linee si condensano dolore, profondità, senso del riscatto, cicatrici. Uno stato dell’Anima. Sentimenti che abitano con ogni probabilità gli stati profondi dell’Animo dei tanti giovani che abitano questa periferia.

 

La creatività sembra un tratto comune di tutta l’iniziativa. Bimbi che giocano, in tanti, ovunque. Colori, pasta di sale, un percorso ludico. In fin dei conti mi verrebbe da pensare che immaginare uno spazio a misura di bambino è veramente un fatto rivoluzionario. E’ un’impostazione delle cose che rimanda ad un cambiamento che investe sul futuro delle nuove generazioni.

Ed intanto osservo il volto degli organizzatori che ci appare visibilmente soddisfatto.  Un bel colpo è stato piazzato. Uno spazio, almeno per un giorno, recuperato alla desertificazione delle anime. Eppure Deborah appare animata da una forte tenacia. Il tema che si pone è: come far in modo che questo gioioso momento di ricomposizione del  tessuto sociale della periferia est diventi esperienza organica, stabile, continuativa?

Si ha il sentore che a tutto questo ben preso si affiancherà una piattaforma rivendicativa. Le cose, a quanto pare, iniziano a muoversi.

 

Per anni ci siamo chiesti da dove ripartire. Quale fosse il tassello che ci consentisse di comprendere la logica dell’intero mosaico. Per anni i più validi intellettuali si sono interrogati. Eppure, a quanto pare la risposta è proprio lì, sotto il nostro naso, così lontana eppure così vicina.

E se il punto da cui ripartire fosse proprio il contaminarsi con queste comunità in movimento e favorire i processi di progressivo avvicinamento tra le stesse?

 

 

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