FOLK PUNK: Johnny Dalbasso, il cantautore “Micidiale”


Con il suo sound essenziale, asciutto e allo stesso tempo trascinante, Johnny Dalbasso, nell’arco di quattro anni, ha conquistato tutt’Italia, proponendosi sul palco come cantautore tuttofare fresco e vivace, fortemente influenzato dalle sonorità del punk e del rock anni cinquanta.

Il 30 aprile, Johnny aprirà il concerto dei Sick Tamburo a Frattamaggiore ed io ho approfittato per fargli un po’ di domande sulla sua carriera.

Come mai la scelta di lavorare come one man band? Qual’è lo strumento con cui hai iniziato?

Il primo strumento che ho avuto è stata una chitarra classica. Sin da piccolo sentivo di avere un’attitudine legata alla musica folk. Figure come Bob Dylan, Edoardo Bennato, cantautori girovaghi ed autonomi, che suonavano la chitarra e l’armonica, mi hanno influenzato molto.

A questo si è unita la mia passione per la musica punk, ma non mi piace l’idea di una band troppo affollata, perché preferisco le sonorità semplici.

Ti senti influenzato dalla scena musicale attuale?

Apprezzo in particolare Edda. Nella musica italiana sento troppo presente l’influenza di gruppi come i Marlene Kuntz ed i Verdena, un’attitudine che a me non appartiene. Alla fine degli anni novanta mentre i miei amici ascoltavano band di quel tipo io preferivo il blues e il punk degli anni settanta. La scena musicale di Seattle degli anni novanta mi fa impazzire, ma quello che c’è stato nello stesso decennio in Italia non mi ha influenzato per niente.

Esiste nel presente una scena musicale italiana che senti vicina a te o ti percepisci più come una voce fuori dal coro?

Mi sento un outsider. Non posso definirmi indie, ma piaccio a chi ascolta quel genere. Penso di interessare ad un pubblico che però non sa dove collocarmi e questo mi piace molto.

Mi ha colpito molto la tua canzone “Rivoluzione”, mi racconti come è nato questo pezzo?

E’ una canzone molto veloce ed è nata nel periodo in cui si parlava molto del Movimento 5 Stelle e quindi c’era nell’aria un’idea generale di cambiamento. Io non sono molto legato alla politica, sono di sinistra ma al momento non mi sento rappresentato in senso politico. All’epoca molte persone avevano riposto speranze nel M5S mentre io non avevo speranza in niente.

Da poco è uscito il tuo ultimo singolo “Micidiale”, stampato su 45 giri, in 150 copie numerate. Ho visto su YouTube il video in cui butti giù una quantità spropositata di shottini, sei riuscito ad arrivare sobrio alla fine delle riprese?

Erano 48 cicchetti, offerti dal Labyrinth Pub di Pomigliano D’Arco, un locale che adoro. In metà dei bicchieri c’era Jack Daniels mentre nell’altra metà c’era tè. Abbiamo girato quattro takes per il video e quello che è stato scelto è proprio quello in cui ho bevuto più Jack Daniels. Se ci si fa caso, la differenza dell’espressione sulla mia faccia si vede tra quando buttavo giù il tè e quando nel bicchiere c’era davvero whiskey.

Chi ha avuto l’idea per il video?

Ho scritto io stesso lo storyboard ed è stata mia l’idea del rullo su cui passano i cicchetti. A volte quasi mi vergogno a dire che sono io a suonare, registrare, produrre le cose che faccio, per paura di sembrare uno sbruffone. Ma ho anche una bella equipe di collaboratori, una manager e la “Revolver Concerti” che si occupa del tour management.

Parlami dei tuoi progetti futuri…

Il “Micidiale Tour”, in cui sono impegnato attualmente, proseguirà fino all’inizio di luglio, poi farò una pausa, dato che giro incessantemente da quattro anni e mezzo, ma ho già del materiale per quello che sarà il prossimo disco.

Per guardare il video di “Micidiale” clicca qui

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