1° Maggio a Bagnoli contro guerra e speculazione.

L’area #ExNato è stato un centro nevralgico. Da lì sono partiti molti ordini di guerra. Ed è lì che giungerà quest’anno il corteo del 1°Maggio. L’iniziativa ha una sua forza evocativa. In un momento in cui il pianeta è attraversato da spettrali pulsioni belliche, la festa dei lavoratori viene simbolicamente collegata ad un’iniziativa esplicitamente contro la guerra e contro la speculazione sui suoli che furono usati dalla Nato.

L’invasione di quell’area produrrà una assemblea pubblica per provare a riannodare i fili dell’organizzazione di un movimento su scala ampia che voglia lanciare la più grande sfida immaginabile in questa fase politica: sfidare le potenze della guerra.

Bagnoli è il luogo dove tutta una serie di interconnessioni emergono con evidenza: guerra, questione ambientale, deindustrializzazione, nuove povertà, tutto parte di un unico scenario.

Sui temi connessi alla fase politica globale abbiamo chiesto l’opinione di Luca Recano, del Lido Pola, per il quale:

“il Primo maggio a Bagnoli sarà innanzitutto una giornata di mobilitazione contro la guerra. Sentiamo una forte esigenza di rompere l’assordante muro di silenzio attorno agli scenari sempre più drammatici della guerra a livello internazionale. I più recenti attacchi americani in Siria e le schermaglie con la Corea del Nord sono la punta dell’iceberg di un insieme di conflitti militari sparsi sul globo e che provocano ogni giorno migliaia e migliaia di morti. E’necessario costruire mobilitazioni di massa contro la guerra e contro la chiusura delle frontiere. dall’assemblea conclusiva che si terrà e nella ex Nato, luogo simbolo delle guerre e dell’uso militare dei nostri territori, vorremmo partisse un appello per estendere la mobilitazione contro la guerra. le servitù militari e la chiusura delle frontiere”.

Sui temi connessi alla Ex area nato abbiamo chiesto chiarimenti ad Eduardo Sorge, attivista di Iskra:

Sulla ex-base militare della NATO a Bagnoli si è detto tanto, ma purtroppo tanta è stata la confusione, sopratutto quando si afferma che è tutto di proprietà privata. Per questo è necessario precisare alcune cose. La FBNAI è una ex Ipab, come riportato anche nel suo sito web, e per correttezza attualmente non è neanche più una fondazione. La FBNAI, passata da IPAB a carattere regionale (Istituto pubblico di assistenza e beneficenza) ad Azienda pubblica di servizi per l’assistenza all’infanzia ora è un’azienda pubblica di servizi alla persona.

Inoltre per essere ancora più precisi e chiarire da subito come starebbero le cose, nell’ art. 19 dello Statuto della FBNAI si precisa che è possibile “L’estinzione dell’AZIENDA se disposta con deliberazione della Giunta regionale, su conforme deliberazione del Consiglio di Amministrazione, nel caso in cui gli scopi statutari non siano più perseguibili così come previsto dall’art. 39 Regolamento della Regione Campania n. 2 del 22 febbraio 2013”

Negli anni ’30 del Novecento il Banco di Napoli, in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua fondazione, decise di istituire l’Istituto per i Figli del Popolo – Fondazione Banco di Napoli, oggi Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia (Ente Morale con legge n. 283 del 30 Gennaio 1939), concependo un moderno centro per l’accoglienza e la formazione dei bambini svantaggiati di Napoli, il Collegio della Gioventù Italiana del Littorio “Costanzo Ciano”, nella contrada San Laise a Bagnoli. Con la II Guerra Mondiale l’area fu occupata dalle truppe tedesche, poi da quelle alleate e, infine, vi si installò il quartier generale della Nato per l’Europa del Sud, trasferitosi nel 2013 presso una nuova struttura realizzata a Lago Patria. L’ex collegio Ciano è stato requisito (parole loro) dalle truppe USA per insediarvi il comando NATO.

L’area, che si estende su una superficie totale di circa 211.000 metri quadrati dei quali circa 56.000 coperti (circa 50 edifici), è vincolata al Piano Regolatore ed è in parte protetta dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Napoli. Quindi, delle politiche sociali in Campania.

La Fbnai tentò in passato di cercare degli investitori che affittassero il complesso di Bangoli, dato che proprio da questo derivava il 70% del bilancio della stessa Fondazione. Inoltre, da molti anni, la FBNAI è retta da un commissario di nomina regionale, prima la dott.ssa Genovese (che si era anche impegnata a ragionare attorno alla manifestazione d’interesse presentata dal Comune sotto spinta dei comitati e delle realtà sociali del territorio) poi con la nomina durante la giunta Caldoro del prof. Sergio Sciarelli, poi la nomina dopo l’insediamento di De Luca a Santa Lucia di un nuovo commissario, il dott. Marco Sorrentino ed infine ora l’avvocata Paola Parenzi.

Non c’è quindi un regolare CdA (Consiglio di Amministrazione). Proprio la Regione Campania manifestò più volte l’idea di trasferire i suoi uffici nel complesso di Bagnoli, ma si nono solo susseguiti studi, opzioni di edifici, commissioni di verifica, ecc. Quel che è vero è che la Regione Campania non ha ancora chiarito le sue idee sul futuro dell’area e fatto delle proposte concrete. La situazione d’incertezza sul futuro ha comportato l’assenza di nuovi bandi da parte della Fondazione per finanziare progetti del terzo settore e la riduzione dei bambini assistiti. Tale riduzione sarà ulteriore se nulla cambierà. Molti sono gli istituti che beneficiavano di contributi da parte della Fondazione, per realizzare attività semiresidenziali con migliaia di minori svantaggiati, ed ora sono in forte difficoltà. Infatti, il complesso GIL Costanzo Ciano è ancora vuoto, come vuote sono ormai le casse della Fbnai se non per l’inizio della spartizioni tra associazioni e privati, tra campi sportivi, piscine ad alcuni gestori, tra cui alcuni già sequestrati come lo spazio affidato alla società “Nana Club”.

Stiamo parlando di una superfice verde di 20265 mq, di impianti sportivi speciali all’aperto di 15670 mq, impianti speciali all’aperto (eliporto) di 6000 mq, strade di 50000 mq, piazzali vari 62677 mq, fabbricati ed uffici di 56048 mq: una superfice totale di 210660 mq e disponibile internamente per 104343 mq. Insomma un altro quartiere.

Il nostro punto di vista non è stato quello di mettere in discussione, pur con critiche, le attività dirette o indirette della Fondazione per l’Infanzia.
Chiediamo di mettere in discussione tutta la precedente e l’attuale gestione di un pezzo della città e di un quartiere intero.

Il nostro modello e la nostra linea di ragionamento dall’inizio fu quella di una ipotesi di Gestione Comunitaria, dove per esempio Fondazione affidava i beni al Comune, tramite convenzione o altro strumento amministrativo, garantendone il loro usufrutto da parte delle comunità di utenti (modello cooperativa di comunità o altro) o qualsiasi altro percorso che scongiurasse l’ennesimo processo di privatizzazione o anche affidamento ad associazioni varie (dividendo quell’area con assegnazioni a spezzatino).

Sul tema della “sostenibilità” e dei costi della Fondazione che risulta essere il nodo fondamentale, avevamo proposto inizialmente l’assunzione dei costi di gestione della Fondazione da parte della Regione; del resto noi abbiamo sempre contestato che questa Ipab stia ancora in piedi e non sia stata assorbita dall’amministrazione locale come tante altre. In fin dei conti, è lo stesso ragionamento che Caldoro faceva con gli uffici regionali: pago la fondazione con i fitti. Solo che al posto degli uffici ci sono le attività sociali a cui pensiamo noi. Per quanto riguarda quindi la stessa Fondazione, in prospettiva assorbimento, nel frattempo sostegno Regionale.

Di proposte ne sono state fatte tante (rispetto anche per esempio alle entrare possibili riguardanti il trasferimento dei fitti passivi che ieri Provincia ed oggi Città Metropolitana pagheranno per le scuole a privati, come il Rossini che fino a poco fa dava circa 600mila euro l’anno alla Deca immobiliare – proprietà Corsicato e De Santis) dove capire se e quanto effettivamente il trasferimento delle scuole, perlomeno quelle oggi in affitto, porterebbe soldi in cassa alla Fondazione che ha a disposizione spazi per edifici scolastici intorno ai 50.000 mq con utilizzo anche di strutture sportive. Così come l’individuazione di ipotetiche risorse, vedi la gestione dei Fondi Europei per la Riqualificazione Urbana; in questo modo ristrutturi i beni e rivalorizzi il patrimonio della Fondazione, senza dimenticarsi che la Variante prevede che nuovi usi (gli unici da cui la fondazione potrebbe trarre cifre consistenti) sono vincolati all’adozione di un PUA (Piano Urbanistico Attuativo) ed alla cessione al Comune di metà della cubatura per attrezzature pubbliche.

In qualsiasi caso, dopo anni di lotte e richieste, con questo 1°Maggio, all’interno della cornice politica più complessica che convoca la mobilitazione cittadina, chiediamo l’immediata apertura dell’Area Ex-Nato, iniziando dalla piazza e dagli spazi verdi, per allontanare ipotesi speculative sull’area ed individuare il percorso capace di restituire ad utilizzo sociale tutta l’area (sociale, abitativo, ricreativo, culturale, sportivo, scolastico con la riconversione delle strutture possibilitate in nuovi plessi per le scuole)

Iniziando dalla proposta di uno spazio e luogo della struttura ricordasse i profughi dei paesi che la Nato ha bombardato a cominciare dal Kossovo, l’Albania fino alla Libia, l’utilizzo dei campi sportivi in base alle possibilità economiche delle famiglie del territorio con partecipazione delle società di sport popolare, individuare forme attraverso le quali si possa realizzare l’affidamento e la gestione degli impianti sportivi, piscine, spazi verdi, guardiania, manutenzione a cooperative di disoccupati del territorio flegreo

Un paio di anni fa, con un lavoro di coordinamento e rete tra varie organizzazioni, comitati ed assisi del quartiere e della città, producemmo un testo, per il recupero sociale ed ambientale della collina di San Laise e dell’area ex-Nato, presentato alla Fondazione dal Comune di Napoli, che indicava una manifestazione d’interesse presentata dallo stesso Comune di Napoli. Riporto qui alcuni passaggi e punti salienti della Manifestazione d’Interesse che ancora è un punto di riferimento della nostra proposta e delle nostre rivendicazioni.

L’obiettivo ovviamente il riuso dell’ex collegio Costanzo Ciano per restituire alla città la sua originaria funzione sociale, recuperandone la fruibilità pubblica, reintegrandolo nel tessuto di relazioni della vita urbana, in coerenza con le previsioni urbanistiche della vigente Variante al PRG per l’Area Occidentale che disegna un insediamento multifunzionale a livello cittadino, riconnesso ai quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta, anche attraverso la riqualificazione urbanistica di viale Giochi del Mediterraneo.

Nella manifestazione d’interesse venivano e vengono specificati gli obiettivi del nostro ragionamento.

Sperimentare forme di gestione urbana innovative, ispirate alla sostenibilità ambientale e alla partecipazione diretta dei cittadini

Insediare proprie funzioni pubbliche, nell’ambito di una soluzione integrata che comprenda attività rivolte primariamente ai giovani, incentrate sulla formazione, la ricerca, la cultura, lo sport, il tempo libero, la ricettività giovanile

Realizzare una gestione unitaria sia dell’ex collegio Costanzo Ciano che delle aree agricole di San Laise di proprietà della Fondazione, l’affidamento ai cittadini associati in forme cooperative, di concerto con le istituzioni scolastiche e universitarie, attuando un sistema di orti urbani collegati con attività di educazione e sperimentazione ambientale, iniziative culturali e per il tempo libero, per la ricettività giovanile

Accedere all’utilizzo dei fondi europei a gestione diretta dedicati alla sostenibilità ambientale, all’inclusione sociale, alla formazione nei cicli di programmazione 2007-2013 e 2014-2020, le cui priorità (riassunte nello slogan “per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva”), dove di particolare rilevanza in tale discorso sono le opportunità offerte dai finanziamenti europei alla luce dell’impegno dell’Unione europea in tema sostenibilità e rigenerazione urbana e territoriale (il pacchetto per il clima e la Direttiva per l’efficienza energetica degli edifici, la Carta di Lipsia per il risanamento delle periferie, e l’insieme delle politiche integrate che sappiano coniugare ambiente, società, economia, cultura). Tra gli strumenti finanziari in materia di edilizia e città figurano i programmi di investimento europeo come JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas), i fondi strutturali per il recupero di efficienza energetica e di coesione sociale, gli investimenti della BEI per le città che firmano il Patto dei Sindaci per il Clima o che si impegnano a sviluppare Smart grid.

Superare l’affidamento di singole strutture a soggetti autonomi, per interessare invece una comunità articolata di utenti nella gestione dell’intero complesso, anche attraverso forme giuridicamente innovative

Conformare un ambiente urbano sostenibile, ospitale e innovativo, potenzialmente autogovernato dalla comunità di utenti e residenti, con il sostegno delle istituzioni pubbliche, rappresentare una cittadella smart, un “campus” a carattere internazionale dove applicare le innovazioni in termini di smart building, integrazione di funzioni avanzate e vita sociale

Coniugare attività scientifiche e innovazioni creative unite al rilancio dell’intera area di Bagnoli, realizzazione di un “ecoquartiere” con complessi ristrutturati o di nuova edificazione al servizio degli abitanti, con l’obiettivo di portare nell’abitato un alto livello di qualità di vita, creando al contempo le condizioni per una riduzione dell’impatto ecologico delle attività

Migliorare il della qualità di vita nell’ambiente urbano tramite il risparmio energetico; impiego di energie rinnovabili; uso di materiali ecologici; riduzione dei consumi d’acqua e recupero dell’acqua piovana; promozione della mobilità dolce, muovendosi anche con il riferimento dei casi di Bedzed a Londra, Vauban a Friburgo, Kronsberg ad Hannover, De Bonne a Grenoble, rappresentano le esperienze di maggior successo in Europa, mentre in Italia si rileva il caso di Monterotondo a Roma o Villorba a Treviso. Di particolare interesse è il progetto “Ecoquartieri in Italia: un patto per la rigenerazione urbana”, promosso da Audis, GBC Italia e Legambiente, intende contribuire all’affermazione della rigenerazione urbana e ambientale come chiave strategica per lo sviluppo.

Insediare quindi attività sportive, culturali, scolastiche, formative e di ricerca, per la ricettività giovanile con l’interazione coordinata delle attività insediate, sia tramite specifici programmi istituzionali che attraverso l’attivazione di processi spontanei tra i fruitori, favorirà un modo di abitare e lavorare più aperto, promuovendo una cittadinanza consapevole e un ruolo di “incubatore sociale” prima che d’impresa.

Un’esperienza estera concreta nella direzione indicata, seppure parziale, è la fabbrica Dashanzi 798, vicino Pechino, un complesso industriale parzialmente dismesso, dal 1995 gradualmente occupato da atelier di artisti locali e poi espanso sino a diventare la più ampia zona adibita a spazi espositivi in Asia, con gallerie, bookshop, bar e ristoranti. La comunità artistica di Dashanzi 798 si è rapidamente affermata come la fucina creativa più interessante del paese, pur senza ricevere alcun supporto o riconoscimento dal governo cinese, che aveva deciso di destinare l’area a nuovo polo dell’industria elettronica. L’identità della comunità artistica di Dashanzi è però ormai fortemente legata al luogo, al carattere di aggregazione spontanea che è venuto assumendo; gli artisti locali faranno infatti di tutto per difendere questo fenomeno unico, reclamando il diritto a mantenere la gestione del complesso rivissuto grazie al loro entusiasmo e alla loro intraprendenza.

Un ruolo fondamentale in questo processo di interazione creativa è affidato all’utenza giovanile e particolarmente alla fascia di utenti e residenti compreso nell’età tra i 14 ed i 30 anni. La struttura a campus consentirà di ospitare anche giovani provenienti da altri paesi: uno studentato internazionale, con versatilità potenziale in ostello turistico giovanile, che favorisca lo scambio di esperienze, l’apertura sociale e la vivacità intellettuale.

Il complesso potrebbe dare ai giovani la possibilità di istruirsi secondo modalità diverse dalla routine che vede la scuola o l’Università incasellate tra la casa e lo svago, consentendo loro di andare a vivere da soli in alloggi speciali dotati di spazi collettivi attrezzati (attrezzature sportive, biblioteche multimediali, mense, laboratori per attività artigianali, aule informatiche, sale per riunioni, spazi per proiezioni, attività teatrali e musicali), hosting di rassegne di teatro, arte e cinema internazionali e per lo sport, dove sviluppare e svolgere sia attività lavorative che culturali, ricreative e d’impegno sociale.

Le scuole e gli enti di ricerca presenti potrebbero fornire un valido know-how per lo sviluppo di queste attività di autoformazione-autoimpresa; con il sostegno di centri di consulenza pubblica che aiutino a connettere le proposte elaborate all’interno delle strutture dell’insediamento con enti, competenze e programmi esterni (cittadini, nazionali, europei), si favorirebbe la nascita di nuove attività per la produzione di beni e servizi, così come di progetti e pratiche diffuse per la cura dell’ambiente, degli anziani e dei disabili, dei minori a rischio.

Forte appare pure, solo per quest’ultimo caso, la potenzialità di programmi da attivare con il carcere minorile di Nisida per attività di reinserimento sociale e lavorativo fondato su laboratori artigianali, per attività agricole, etc.).

Il solo ciclo di gestione dei rifiuti offre un vasto campo di applicazione per elaborare ed implementare programmi sperimentali, che vedano il rilancio della raccolta differenziata passare attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini in collaborazione con ASIA a tutte le fasi del riciclo di materia, nella direzione di un’“area a rifiuti zero”; come un sistema integrato per il compostaggio che consenta di trasformare parte del rifiuto umido prodotto nell’ex collegio Costanzo Ciano in fertilizzante naturale per la campagna di San Laise, i cui orti fornirebbero alle mense prodotti agricoli di qualità, come anche l’attivazione di laboratori artigianali per la riparazione, il recupero ed il riciclo di oggetti e materiali conferiti dai cittadini all’ASIA.

Questa prospettiva di minimizzazione dell’impatto ambientale si rifletterà anche negli interventi edilizi da attuare nell’ex Collegio Costanzo Ciano per insediarvi le funzioni previste, con l’installazione di pannelli fotovoltaici e l’adozione di tecniche di isolamento termico e teleriscaldamento, così come all’utilizzo all’interno del complesso di modalità di spostamento non inquinanti (mezzi elettrici, bici, ampie aree pedonali) e all’abbattimento di tutte le barriere architettoniche.

Per questo come Assemblea degli Abitanti della X Municipalità, come assemblea popolare abbiamo da tempo costruito iniziative e mobilitazioni per rimettere al centro i punti e le tracce della manifestazione d’interesse che unitariamente racchiudono l’idea che abbiamo di sviluppo di quell’area come base per un eventuale prosieguo di discussione e dialogo con la controparte, sulla base della critica alla gestione (o immobilismo) a spezzatino che ne sta facendo oggi la Fondazione ed il Commissario, non accettare ragionamenti parziali e divisori che provano ad accontentare singole istanze e richieste di singole scuole o interessi e da subito aprire quest’area alla città”.

 

 

 

One thought on “1° Maggio a Bagnoli contro guerra e speculazione.

  1. aprire la ex nato alla cittá? siete folli: significherebbe iniziare un velocissimo processo di sciacallaggio con furti ed occupazioni per finire nel degrado totale. parlate di insediare attivitá gestite dalle associazioni, dai cittadini: e i conti chi li paga? vi siete mai chiesti chi paga l’energia elettrica o l’acqua per la manutenione del verede o il servizio di vigilanza armata del complesso? Vi siete mai chiesti chi paga le tasse sul complesso? è la Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia ad aprire i cordoni della borsa e pagare: come farebbe un normale proprietario di beni immobili. È bene tenerlo a mente: il complesso é di Proprietá Privata e come tale per poterci entrare devi essere autorizzato. bene tutte le ipotesi di riutilizzo degli spazi: sedetevi al ttavolino con il proprietario e, di concerto con comune e regione, firmate un bel contratto di affitto e pagate il canone mensile. La Fondazione deve fittare per poter avere disponibilità economica per gestire il patrimonio immobiliare e svolgere attivitá sociali. il proprietario ha bisogno di mettere a reddito le proprietá: che ci vada una scuola o un ufficio publico o un negozio, poco importa. l’importante è fittare. e poi, giusto per non essere ipocriti: il 1 magigio ci andiamo a fare una passeggiata a casa della Fondazione, in viale della liberazione: la fondazione ci aprirá la porta, in questo caso i cancelli, noi ci faremo un giro per viali alberati e transennati, vedremo edifii chiusi e inaccessibili immaginando quali e quanti tesori e opportunitá! poi, ad una certa ora concordata, torneremo a casa nostra….la festa è finita andate in pace. e il proprietario chiuderà la porta e metterá in ordine.

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