4 domande facili sulla ‘soluzione’ per i rom di Via del Riposo

 

Gli orrori  sono sempre avvolti dal silenzio che li rende possibili.

E’ stato così anche  per lo sgombero del campo rom di Via delle Brecce a Gianturco  e per il successivo trasferimento nella struttura d’accoglienza in Via del Riposo.

Quella di Via del riposo è la ‘soluzione’ trovata dal Comune di Napoli per assicurare alloggi alternativi agli oltre 1000 rom su cui, a fronte del decreto di sequestro preventivo dell’area emesso dalla Procura di Napoli, pendeva la minaccia di sgombero dall’insediamento informale di Via delle Brecce, nato più di 5 anni fa e  ingrossato nel tempo anche a seguito di fughe, per minacce o aggressioni, da altri insediamenti cittadini.

La mattina del 7 aprile lo sgombero è stato effettuato e le famiglie presenti – meno del 10%  del totale stimato solo qualche mese fa- sono state trasferite presso il  nuovo campo di Via del Riposo, appositamente predisposto dal Comune e realizzato con un co-finanziamento del Ministero dell’Interno.

Il campo di Via del Riposo, dalle immagini che è stato possibile vedere, si presenta invivibile per dimensioni, struttura e spazio vitale tra un container e l’altro, tanto che le modalità di accesso non sono ancora state chiarite ed è stato rifiutato l’ingresso sia ai fotografi sia ad una referente di Amnesty International che, venuta a Napoli a seguire la vicenda, ha denunciato “ violazioni dei diritti dell’uomo e condizioni di segregazione razziale”.

Inutile dire che nessuna consultazione, confronto, discussione partecipata è stata aperta dall’Amministrazione ‘dal basso’ del Comune di Napoli con le associazioni, gli abitanti e coloro cui era destinato l’intervento, anche perché, se così fosse stato non si sarebbe partorito un tale scempio.

Sull’intera vicenda, le modalità dello sgombero – effettuato in maniera silente dalla polizia nei mesi precedenti-  e i criteri della scelta e realizzazione degli alloggi di Via del Riposo pesano dunque silenzio ed oscurità.

Proviamo  fare chiarezza ponendo 4 domande facili relativamente a questa ‘soluzione’, domande a cui  non sono ancora giunte risposte ufficiali.

Nel campo rom di via Brecce c’erano oltre 1000 persone.  Il campo di via del Riposo ne ospita circa  170.               La dispersione di circa 800 persone sul territorio, prive delle minime condizioni di vivibilità : è una soluzione?

L’interruzione improvvisa e forzata dei legami di comunità, della piccole economia informale, del processo di scolarizzazione dei bambini che negli ultimi anni si era costruito nel Campo di via Brecce, senza la predisposizione di un accompagnamento verso il nuovo insediamento: è una soluzione?

Le condizioni assolutamente inadeguate di spazio e vivibilità del Campo di via del Riposo, 20 container, da 20 mq, a distanza di 1,5 metri tra loro : sono una soluzione?

Sgomberare in maniera silente un campo, attraverso ripetuti interventi di dissuasione e minaccia da parte della polizia, finalizzati a far allontanare ‘spontaneamente’ le famiglie senza dover effettuare uno sgombero troppo violento e dunque visibile, è una soluzione?

Se tutto questo per l’Amministrazione comunale e la Regione Campania rappresenta una soluzione, vuol dire che a dispetto dei proclami  di entrambi, quello dei rom a Napoli e in Campania continua ad essere un ‘problema’ soprattutto di ordine pubblico ed emergenza, rispetto al quale si trovano quindi solo ‘soluzioni’ repressive ed emergenziali.

Inutile spendere parole sull’ormai vana retorica dell’accoglienza dell’Amministrazione comunale, quando è invece pressante la necessità di avere risposta a queste domande e soprattutto di ridare dignità, valore ed accoglienza alle circa 800 persone disperse in questo momento alla ricerca di ripari di fortuna -come sta accadendo alla giovane coppia con bambino, di cui lei è al settimo mese di gravidanza, e che attualmente dorme in un’auto. Con le persone disperse sono in contatto alcuni operatori sociali che lavoravano in Via Brecce e che stanno tentando di rintracciare tutte le altre famiglie per stilare un elenco completo da sottoporre al Comune affinchè, sperano, si possa provare a trattare queste persone  da esseri umani invece che da problemi cui trovare soluzioni. Soluzioni che fanno orrore.

 

 

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