Intervista a Lorenzo Marsili di DIEM25 sull’iniziativa del 25 marzo.

Il 25 marzo a Roma si terrà una importantissima iniziativa di DIEM25 che vedrà la partecipazione di Yanis Varoufakis. Ne abbiamo parlato con il Coordinatore DIEM25 Italia, Lorenzo Marsili:

 

Cosa accadrà il 25 marzo a Roma?

Il 25 marzo, per la celebrazione dei sessant’anni della firma dei Trattati di Roma, assisteremo allo scontro di due blocchi, che si dicono contrapposti ma vivono in realtà in rapporto simbiotico. Da una parte avremo i leader europei, a difendere quelle politiche di austerity che prima ci hanno portato alla peggiore crisi dal dopoguerra e oggi rischiano di portare alla disintegrazione dell’Europa. Dall’altra, una rabbia diffusa che fa proprie parole d’ordine che appartengono storicamente a una destra xenofoba e nazionalista. Pulsioni reazionarie che non sono certo soluzione del problema, ma sua parte integrante.

DiEM25 cosa propone?

DiEM25, il movimento politico europeo che conta già oltre 60.000 iscritti, si propone di aprire insieme a tante donne e uomini un terzo spazio in questa falsa contesa. Presenteremo un New Deal Europeo, un programma ambizioso e dirompente che copre un ampio spettro: dalla gestione del debito pubblico ai programmi d’investimento e riconversione ecologica, dalla crisi delle banche alla lotta la povertà. Una proposta in grado di mutare radicalmente i rapporti di forza all’interno dell’Unione, che parla di investimenti verdi, che vuole riflettere sull’inevitabile automazione del lavoro, sulla necessità di tutele universali e di un nuovo dividendo di base. E lanceremo alcune proposte concrete sul come portare avanti un programma di cambiamento. A partire dalla necessità di costruire un vero movimento politico transnazionale.

Chi interverrà?

Insieme all’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, fondatore del movimento DiEM25, al Teatro Italia di Via Bari 18, la sera del 25 marzo a Roma ci saranno il regista britannico Palma d’Oro Ken Loach, la vice-presidente dei Verdi europei Ska Keller, il fondatore di Podemos Juan Carlos Monedero con i movimenti municipalisti di tante parti d’Europa, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e tanti altri. Insieme a tutte quelle forze politiche italiane ed europee che vorranno accogliere il nostro appello a lavorare insieme. Sarà una serata di festa, organizzata come uno spettacolo di teatro politico.

Cosa sta accadendo in Europa in questo momento storico?

I diktat della Troika, le politiche di austerity imperniate sul pareggio di bilancio e sul taglio del costo del lavoro, hanno portato miseria, povertà e distruzione dello stato sociale. Queste politiche spesso sono state promosse a livello nazionale da governi di centro-sinistra, a dimostrazione che il problema non è “l’Europa” ma un pensiero unico che attanaglia tanto l’UE quanto gli Stati nazionali. Le politiche attuali vanno modificate radicalmente, è vero, e lo si deve fare sviluppando la capacità di agire contemporaneamente a livello locale, nazionale e continentale.

Ci parli delle prossime iniziative di Diem25?

La serata di teatro politico del 25 marzo sarà solo l’inizio di un lungo percorso. In Italia e in Europa DiEM25 si propone di costruire un ampio fronte progressista con tutte quelle forze politiche – movimenti, partiti, società civile e sindacati di base – in grado di fronteggiare il falso dilemma della sovranità monetaria e proporre le politiche e le pratiche per fermarsi prima del baratro. Lo spettacolo teatrale si farà carovana itinerante. Cominceremo a girare l’Italia e a proporre in diverse città alcuni spettacoli tematici su questioni dirimenti per il nostro futuro come ambiente, lavoro, economia, migrazioni, democrazia, trasparenza, cultura e istruzione. A livello europeo, il prossimo grande appuntamento è per il 25 maggio allo storico Teatro Volksbuhne di Berlino.

Carpe Diem!

DiEM25 Italia
www.iltempodelcoraggio.it

Riflessione sugli scontri in piazza di sabato 11.

Riceviamo e pubblichiamo da Franco Maranta ed Enzo Gagliano del Forum Diritti e Salute  un interessantissimo articolo che ci  sentiamo di condividere:

Gli scontri di strada a Fuorigrotta di sabato scorso, avvenuti durante la contestazione di massa alla sgraditissima presenza a Napoli del nazileghesta Salvini, hanno scatenato la stampa dei benpensanti, l’ira dei democratici a giorni alterni contro il movimento di protesta e contro il Sindaco di Napoli, che a quella manifestazione ha aderito e dato il suo appoggio. Al di là dei commenti sulla gestione dell’intervento della polizia e della regia politica tendente a isolare De Magistris, c’è da soffermarsi sui contenuti reali della collera di massa e sul ruolo svolto dal Sindaco in questa fase.
Non c’è dubbio che quanto accaduto per essere compreso richiede di andare molto oltre il pur giusto contrasto ad una presenza che offende l’antico spirito democratico e antirazzista del popolo napoletano. In piazza è stata espressa, sotto la forma di una non più sopportabile attesa, la contestazione alla deriva meridionale che il grande capitale ed i governi regressivi e antipopolari da sempre hanno programmato per il mezzogiorno. I servizi essenziali alla persona, per la civiltà del vivere quotidiano sono stati cancellati in favore di una privatizzazione che rende selvaggia e mercantile la tutela della salute, dello studio, della mobilità collettiva, persino, dell’accesso ai luoghi della cultura e dello svago. Gli scandali che in queste ore sono venuti alla luce al Pascale e nel sistema sanitario cittadino e regionale, il concreto disastro che si esprime nei servizi EAV (soprattutto Circumvesuviana e Circumflegrea) sono evidenti dimostrazioni della recessione sociale ed economica. Il tessuto economico è divenuto a Napoli e in Campania un deserto sia nelle attività industriali che nel commercio e nei servizi. Migliaia di disoccupati, a cominciare dalla disperante inesistenza dell’impiego giovanile, migliaia di occupati in attività sommerse e illegali, esposti all’insicurezza fisica e normativa, formano la dimensione della collera di massa, che partiti e sindacati non riescono a far confluire su un credibile progetto di riscatto sociale e di riacquisizione di un reddito certo. I centri operai di Pomigliano, di Napoli est, Bagnoli, Pozzuoli, Napoli nord sono stati ridotti con il ricatto occupazionale all’incremento dello sfruttamento, alle mobilità estreme, alla rinuncia di tutti i diritti conquistati dalle storiche battaglie dei decenni scorsi. Ne è l’esempio la manovra incontrastata di Marchionne, che continua a utilizzare lo spostamento di attività su uno scacchiere globale per porre in contrasto tra loro lavoratori già costretti ai minimi salariali e normativi.
Ecco in quale ambito civile, sociale e politico arriva l’esperienza De Magistris. Suo malgrado si trova a rappresentare l’esigenza di intervento pubblico nei servizi essenziali (acqua, trasporti, rifiuti, scuola, assistenza handicap ed esclusioni diffuse), di accensione di una vertenza per riportare a Napoli e in Campania lavoro programmato, qualificato e sicuro. Tra mille incertezze la rotta il Sindaco l’ha tenuta, ha battuto la cogestione con il padronato e i poteri forti portata innanzi dalla destra e dal pd. Certo l’esigenza di rivendicazione è molto più vasta e richiede l’intervento unitario della sinistra, del sindacalismo di classe, dei movimenti e dell’associazionismo di base. Ma in questa occasione occorre respingere l’assalto reazionario che si è voluto portare al Sindaco e al movimento di lotta.

Franco Maranta e Vincenzo  Gagliano del Forum Diritti e Salute

Salvini a Napoli: parte l’attacco contro il laboratorio di democrazia partecipata.

Napoli è una stazione climatica. Piaccia o no è da qui che bisogna partire per misurare la temperatura nel Paese. E la temperatura è bollente. I fatti relativi a sabato 11 marzo disvelano  con forte chiarezza la crisi del dispositivo di governance. Per la prima volta, con una nitidezza esemplare, è stato possibile osservare un movimento tellurico che si è sviluppato in maniera sussultoria lungo la linea di comando, dalla base al vertice della piramide. Ma procediamo con ordine. Venerdì 10 marzo, l’Ente Mostra sembra voler impedire che la manifestazione di Salvini si tenga. Il Sindaco di Napoli è dello stesso orientamento. Ciò accade grazie a manifestazioni che si sono spinte fino all’occupazione della Mostra. Il Prefetto è in un angolo. E’ a questo punto che accade qualche cosa di singolare ed inedito. Il Ministro degli Interni, per tutelare la democrazia interviene in rottura con gli Enti di prossimità. Certo appare singolare in un Paese dove c’è una violazione dei diritti al secondo, che il Ministero intervenga per conferire ex autoritate un diritto ad uno che invece i diritti li cancellerebbe senza troppi problemi. Ma il dato ancora più significativo è che per la prima volta diviene palese una frattura lungo la catena della governabilità. Tutto ciò mentre in città, per i partiti tradizionali si consuma il più grande system failed che potessimo immaginare. Gli apparati tradizionali sono in crollo vertiginoso. Già si possono sentire i primissimi echi del crash. Una vera e propria destrutturazione del sistema politico tradizionale a partire dalla sanità:  l’inchiesta sulle nomine che hanno coinvolto lo staff di De Luca, l’orrendo giro di profitti del Pascale con aziende interposte che permettevano il rincaro del 75% del costo dei farmaci con il coinvolgimento del Direttore Generale della Asl Napoli1 centro (da chi è stato nominato?), la chiusura dei Presidi Ospedalieri ed i fatti del Loreto Mare, gli scandali dei tesseramenti e delle candidature.  A questo dato, si affianca però  l’emergere di istanze di partecipazione diretta connesse ai movimenti per la tutela dell’ambiente, della salute, per il reddito, il diritto all’abitazione e la democrazia municipale. Queste istanze per la prima volta, dopo anni di propaganda razzista e xenofoba, si sono intrecciate con le questioni relative al saccheggio del nostro meridione. Certo il corteo poteva essere più politicizzato, l’azione sarebbe stata più incisiva se si fosse ad esempio organizzata una presenza significativa dei migranti, che in questa fase stanno conducendo importantissime lotte per democratizzare il nostro Paese e contro il razzismo, ma al netto di questo, il dato che salta all’occhio, è che questa nuova forma di partecipazione dal basso, in cui i movimenti provano a misurarsi con le Istituzioni  tentando anche di stabilire punti di orientamento, suscita delle recondite e profonde paure, determina l’attivarsi di apparati fin qui inattivi (lo strano caso di un Ministro che interviene su una questione locale!) porta il Questore De Jesu a paventare massicce operazioni investigatorie. Il tema della violenza? In questa fase un puro diversivo. Riteniamo che sia un diversivo una qualunque forma di offensiva su un fronte secondario, quando in realtà si mira a ben altro. Attraverso il tema della “violenza” si sta sferrando l’attacco a quello che da qualche parte, nei quartieri alti, viene visto come un fantasma che porta a notti insonni: la possibilità che il municipalismo democratico, partecipativo e radicale conquisti posizioni nel Paese. Sarebbe auspicabile che in una fase così complessa tutti iniziassimo ad esprimere un salto di qualità nel modo di fare politica.

 

 

LOTTO MARZO,SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE

SE NON VALIAMO, NON PRODUCIAMO!

Cosi si apre quest’anno la giornata dell’otto marzo dedicata alla donna.
“Lotto Marzo non é una festa,ma una giornata di protesta” gridano a gran voce milioni di donne che hanno scelto di Scendere in piazza e restituire il senso di una giornata che é nata come una giornata di lotta. Il movimento NON UNA DI MENO parte dall’ argentina convocando lo sciopero dell’ #8M a cui hanno aderito piu di 56 paesi nel mondo,da li la marea non si é arrestata arrivando anche in Italia con la manifestazione del 26 novembre che ha visto in piazza,a Roma,piu di 250mila donne e poi la giornata dell’8. La violenza di genere é ancora una piaga troppo forte nel mondo cosi come il patriarcato é insito in tutti gli aspetti della nostra vita ; a pagarne le pene piu alte sono le donne che hanno però dimostrato in questa giornata di lotta che da ora in avanti in nessun caso,in nessuna violenza ,saranno UNA DI MENO.
Si apre su questi temi un ambito di ragionamento che é ha portato alla costruzione di cortei e mobilitazioni per l’8 marzo in diverse città d’ Italia. Napoli non é stata da meno dove grazie al duro lavoro di attiviste napoletane,singole donne,associazione e comitati si é dato inizio ad un percorso diviso in tavoli e in temi con al centro il ruolo della donna nel mondo produttivo e riproduttivo sfociando,poi, nella costruzione della mobilitazione di ieri che ha visto scendere in piazza piu di 5 mila persone.
La giornata si é aperta alle prime ore del mattino dove alcune attiviste del movimento hanno sfilato per le strade del centro storico,ormai emblema di una citta vetrina ,invitando tutte le donne costrette a lavorare a scioperare lasciando i propri posti di lavoro o partecipando anche simbolicamente indossando un nastrino fucsia(colore simbolo del movimento). Durante la protesta sono stati sanzionati diversi negozi tra cui le famose multinazionali ZARA ed H&M,da più di un anno al centro di forti proteste da parte di lavoratrici e lavoratori costretti a turni estenuanti,a paghe misere e nessun tipo di tutela contrattuale consacrando cosi che i processi di femminilizzazione del lavoro sono fortemente attivi costringendo le donne in primis ad essere sempre estremamente produttive nella sfera lavorativa cosi come in quella privata.
La protesta prosegue e le attiviste in corteo si dirigono sotto alla sede de IL MATTINO dove era in corso un incontro con SALVINI,lo stesso che l’11 marzo ha scelto di venire a napoli a comiziare e dove troverá la parte sociale di questa città che ripudia le sue politiche razziste,sessiste e xenofobe. La Napoli Delle donne,femministe e anti sessiste ha proseguito la protesta li sotto:
“Napoli é una citta antissessita che ripudia qualsiasi populismo che si copre dietro false ideologie razziste e xenofobe e non sarà di certo la repressione delle forze dell’ordine a fermarci” gridano le donne.
La giornata prosegue con un’assemblea pubblica a porta di Massa,sede della Federico II ,per ribadire che la violenza Patriarcale,machista e maschilista ha varie forme e che il problema é culturale e solo un radicale rovesciamento,che parta dai luoghi del sapere, può combattere le Varie forme di gerarchizzazione delle conoscenze esistenti in quelli che dovrebbero essere luoghi liberi da qualsiasi stigmatizzazione.
Alle ore 18 sono già tutte e tutti pronti in piazza dante. Una piazza pienissima,coloratissima: Dai banchetti Dei centri anti-violenza,a brevi spettacoli teatrali fino ad esibizioni musicali tutti con un unico tema di sottofondo,la donna! Il corteo parte e piu di 5mila persone invadono le strade napoletane in una grande marea senza sigle ne partiti politici restituendo cosi il senso di una protesta eterogenea e trasversale. Diverse tappe hanno rappresentato il corteo: davanti alla questura in solidarietà delle donne migranti costrette ad affannosi iter burocratici come richiedenti asilo o alle Tante donne profughe che vedono negati permessi dalle questure; Davanti alla sede della città metropolitana,oggi al centro di una discussione riguardante l’utilizzo del disavanzo di bilancio,bloccato dalle leggi sul patto di stabilità. Disavanzo che potrebbe essere investito nelle diverse emergenze sociali che caratterizzano la città, come nella possibilità di istituire un reddito di cittadinanza che per le tante donne partenopee si trasformi in un reddito di autodeterminazione capace di restituire Indipendenza economica a tutte e capacità di autodeterminarsi in ogni aspetto della vita. Da li si continua a sfilare arrivando tutte insieme e compatte alla meta finale,piazza del Gesù. Tante le testimonianze delle donne: donne napoletane,donne migranti,donne lavoratrici,donne madri tutte unite dalla voglia di combattere e mettere al centro i propri corpi dichiarando cosi guerra al sistema patriarcale in cui ci troviamo colpevole dell’assenza di diritti nella sfera privata,nel lavoro,nell’assenza di servizi,nell’assenza di un numero adeguato di centri anti-violenza troppo pochi a fronte del crescente numero di violenze che le donne subiscono ogni giorno. Una Napoli firmata donna,la prima città del sud Italia accetta la sfida e riesce a dare una grande risposta di maturità e di coscienza di quello che é un percorso ancora all’inizio. Il corteo sul finire rilancia il prossimo appuntamento per lunedì 13 alle ore 17 a Santa fede liberata per ripartire insieme,unite e fare in modo che le rivendicazioni portate in piazza diventino una realtà concreta

Il ritorno dei Sick Tamburo

Ve li ricordate i Prozac+? I Sick Tamburo, fondati da Gianmaria Accusani ed Elisabetta Imelio, rispettivamente chitarra e voce dei Prozac+, sono la naturale prosecuzione della band di punk all’italiana ma con qualcosa in più: una presenza scenica travolgente e composizioni più mature.
Ci è giunta voce che il gruppo ha in serbo qualche sorpresa per il futuro prossimo, quindi gli abbiamo fatto una breve intervista per saperne qualcosa in più…

Il 21 dicembre 2016 avete pubblicato sulla vostra pagina facebook uno status, accompagnato da una fotografia, in cui annunciavate di essere appena tornati in studio di registrazione per lavorare ad un nuovo disco; potete darci qualche anticipazione?
Infatti si. Tra pochissimo uscirà il singolo che anticiperà il nuovo disco. Il titolo è UN GIORNO NUOVO.

Nel 2014 avete collaborato con Davide Toffolo per la realizzazione del video “Il fiore per te” e la copertina dell’album “Senza vergogna”, prevedete altre collaborazioni con il leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti o con altri artisti del panorama musicale italiano?

Nel nuovo disco c’è una collaborazione con Francesco Motta che è un fan dei Sick.

Veniamo sempre condizionati, consciamente o meno, da esperienze di vita e/o opere artistiche che scuotono la nostra sensibilità, durante le fasi creative. 
In questo senso, ci sono stati eventi particolari o influenze musicali e non, che potrebbero avervi stimolato ed ispirato durante la composizione dei brani del nuovo album?

Questo brano è stato quasi interamente ispirato da un evento molto pesante. La canzone che aprirà il disco e quella che lo chiuderà, sono esemplificative del fatto.