Attacco agli spazi liberati e prospettive politiche: ne abbiamo parlato con Giovanni Pagano di Massa Critica.

Napoli è una città in fermento. Vi è una fibrillazione percepibile. Quali forme produrrà tutta questa energia sociale in fase di accumulo? Vi sono degli interrogativi con cui dovremo misurarci concretamente a partire dai prossimi mesi, anche a partire dall’attacco che si sta consumando sulla legittimità dei tanti percorsi di appropriazione e recupero che stanno avvenendo in città.

Abbiamo parlato di questo, ed altro con Giovanni Pagano, attivista di Zero81 e di Massa Critica.

 

Allora Giovanni, una certa stampa sembra aver preso di mira i movimenti napoletani sostenendo che il Comune avrebbe regalato gli spazi. Tu cosa pensi a tal proposito.

 

Stiamo assistendo in questi giorni ad un vero e proprio sciacallaggio mediatico da parte dei media locali e nazionali, che utilizzano la categoria dei centri sociali (parlando di assegnazioni e regali, cosa assolutamente falsa) per attaccare un processo che ha visto migliaia di napoletani e napoletane attivarsi socialmente in questi ultimi anni.
Non mi sfugge che uno degli obiettivi dell’attacco sia il sindaco, individuato come colui che permette il proliferare di quest’anomalia sociale e politica in città, e ritengo che questa sia un’accusa miope e infondata.

Il sindaco, che ha il merito di aver riconosciuto un processo sociale che esisteva in città da prima della sua elezione, non ha il potere di “assegnare “ 24 beni in città; 1- perché rispetto a quanto scritto su alcune testate locali, gli spazi della delibera comunale (che non sono assegnati) sono 7, per gli altri parliamo di immobili di proprietà della Federico II, dell’Orientale , della Regione, dell’Asl, e in un caso singolo anche di un privato che ha prima compiuto un operazione di speculazione e poi abbandonato. 2- l’equazione, spazi sociali = elettori del sindaco, anche essa è falsa e infame. Non siamo più di fronte ai centri sociali degli anni ’90, gli spazi liberati sono luoghi attraversati da migliaia di persone ogni giorno, non da un singolo collettivo che ne detta la linea. L’omogeneità di chi li attraversa sta nel vivere insieme un bene comune che altrimenti sarebbe stato vittima della speculazione, nessuno degli esponenti degli spazi liberati ha attraversato la campagna elettorale in prima persone, non ci sono state candidature, nè tanto meno prese di posizione da parte delle assemblee che li abitano sul voto. Se molti hanno votato per De Magistris o magari non hanno votato, non è stato certo frutto di accordi elettorali come in altre epoche e con altri attori si è visto.

L’attacco però si è fatto sempre più feroce, ovviamente privo di qualsiasi contenuto politico, si sbandierano accuse che non hanno fondamento spinte da una scarsa conoscenza dell’argomento.

Fa ridere che nella città in cui il Pd ha governato per anni, portandola sull’orlo del disastro, o dove la destra non ha nessun peso, il problema del giorno siano gli spazi liberati.

Mentre sui giornali assistiamo al salvataggio di Lotti e Minzolini, all’arresto di 60 persone tra cui sindaci e ex assessori regionali, tutta quest’enfasi sui centri sociali sembra più un tentativo disperato di dire ancora qualcosa, anche se ormai le persone conoscono bene questi personaggi e pesano la loro poca credibilità.

 

Napoli, dal punto di vista del protagonismo dei movimenti sembra una realtà florida. Cosa è accaduto in città negli ultimi anni?

 

A Napoli negli ultimi 6-7 anni abbiamo visto il proliferare di occupazioni, pulizie di stare, parchi , aree verdi, energie e idee messe al servizio dei territori da decine e decine di persone. Questo processo, seppure in qualche modo vede come protagonisti alcuni collettivi storici della città, non è riconducibile esclusivamente a noi.
Parliamo di un fenomeno unico nel paese, davanti alla crisi che avanza, alla speculazione, alla distruzione dei servizi e del pubblico, che passa anche attraverso la svendita del patrimonio immobiliare all’interno delle grandi città. A Napoli è venuto fuori un processo, che sottrae i beni comuni, i territori alla voracità del neoliberismo e prova a costruire spazi di messa in comune e mutualismo.

Io personalmente faccio parte dello Zero81, solo nel nostro spazio ci sono un presidio di salute solidale, un doposcuola popolare e un caf , oltre a tutti corsi che si svolgono ogni giorno, ma lo stesso potrei dire degli spazi che sono in rete con noi come: Scugnizzo Liberato, Villa Medusa, Lido Pola, L’Asilo Filangieri, il Giardino di Materdei santa Fede il Cap di Soccavo e molti altri.

Siamo davanti ad un protagonismo sociale che forse non trova eguali nella storia recente della città ed è per questo che in molti si affannano ad attaccarlo. Preferiscono che interi quartieri siano in balia dell’ignoranza, delle bande criminali, preferiscono che le solite associazioni legate a doppio filo con la politica distribuiscano un po’ di welfare sui territori, tenendoli nella condizione di subalternità, piuttosto che riconoscere che in città c’è un processo virtuoso che fa tremare chi vuole che nulla cambi.

Napoli fa paura in questo paese, mentre i patti di stabilità e il rigore economico stanno distruggendo tutto quello che resta dei diritti sociali, nella nostra città si costruisce un modello che va nella direzione opposta. Gli spazi liberati parlano di mutuo soccorso, solidarietà e costruzione di comunità, mentre nel resto del paese l’unica alternativa alla crisi è la guerra tra poveri, la costruzione di muri e filo spinato, l’individualismo spinto e i sacrifici; non è difficile capire come la nostra città in questo momento storico rappresenti un esempio da mettere a tacere, e gli spazi liberati sono in questo momento i maggiori interpreti di questo processo.

La nostra è un’alternativa concreta ai vari Renzi, D’Alema e Salvini, un’alternativa che già muove i suoi passi in città.

 

 

Vi siete interrogati su come dare un respiro politico generale alle tante esperienze nate in città? Precisamente, il tema della soggettività politica è all’ordine del giorno per voi?

 

C’è una discussione in corso in questo momento tra tanti compagni e compagne a Napoli, ormai come dicevo anche prima, il tempo dei centri sociali è superato. Vediamo crescere il protagonismo sociale attorno a noi, molti attivisti si occupano non solo degli spazi, ma diventano punto di riferimento per le lotte in città (Disoccupati, Emergenza abitativa, Lsu). Il ruolo sociale e politico di questa esperienza napoletana avrebbe bisogno sicuramente di un momento di riflessione pubblico, che vorremmo costruire nel futuro più prossimo.

Abbiamo provato a farlo con Massa Critica, ma il percorso è ancora da perfezionare, quello che è certo è che ci troviamo di fronte ad un processo unico e inarrestabile. Alcune lotte significative hanno fatto maturare all’interno delle diverse collettività di base l’esigenza di costruire un orizzonte comune, che sapesse parlare alle persone e darsi delle prospettive di vittoria.

Tanti compagni e compagne oggi si trovano insieme a ragionare, partendo da biografie diverse, senza per forza appiattire la propria storia o mortificarla per trovare la quadra del “coordinamento emergenziale”. Credo che l’obbiettivo di tutti sia di costruire un luogo politico in cui questi compagni si incontrano e la loro proposta politica diventa azione e organizzazione sociale.

Ovviamente il conflitto sociale e l’organizzazione degli ultimi per tutti noi rimane il minimo comune denominatore, ma in questa fase stiamo provando a superare la miriade di sigle che fanno parte del nostro mondo da sempre, per costruire un percorso comune che superi tutto quello che siamo stati fino ad ora.

Ovviamente questo discorso non lo facciamo solo per “la compagneria”, abbiamo in mente di costruire uno spazio in cui confrontarci anche chi ha storie molto lontane dalle nostre, dobbiamo mettere in campo una confederazione che abbia come obbiettivo quello di consolidare l’anomalia Napoli e proporsi come modello.

 

Quali sono i prossimi appuntamenti nell’agenda politica?

 

Sicuramente aspettiamo il G7 di Taormina, sarà un momento particolare, soprattutto perché questo vertice si terrà a Sud, in Sicilia, e già abbiamo partecipato ad alcuni momenti di discussione e costruzione. Ci sarà per la prima volta Trump in Italia, sarà importante mostrare un dissenso chiaro e forte alla sua idea di società razzista, ma è anche un G7 che per la sua composizione mostra sempre di più quanto l’Europa sia ormai una provincia dello scacchiere internazionale, senza la Russia , al Cine e gli altri Brics ci saranno solo i governi europei molti dei quali anche a scadenza elettorale (vedi Italia, Francia, Germania), sarà importante che invece le lotte e i territori meridionali, trovino il loro protagonismo in cui giorni, davanti ad un futuro sempre più cupo e nero sono l’unica speranza ancora viva.

 

Su Napoli stiamo invece provando a costruire un mese di iniziative attorno alla vicenda dei 7 spazi che cadono all’interno della delibera dei beni comuni, e più n generale sul laboratorio di mutualismo messo in campo con le occupazioni degli ultimi 6 anni.
C’è stata già un’iniziativa il 23 marzo a Santa Fede Liberata, puntiamo a costruire delle nuove almeno fino al 25 aprile, giornata che vorremmo festeggiare a modo nostro.

 

Sul terreno delle lotte sociali, stiamo seguendo molto da vicino la vertenza Lsu (il 30 marzo saremo a Roma) e i disoccupati 7 novembre.

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