Intervista a Raffaele Carotenuto su un significativo precedente tra Salvini e la città di Napoli

La memoria storica è un fatto importante. Dietro la brusca inversione ad “U” del leghista Salvini vi è forse la ricerca di un ruolo politico nazionale nel campo delle destre? La necessità di accreditarsi su un livello più ampio di quello regionale? Spostare l’asticella della xenofobia e del razzismo una misura oltre, dai napoletani ai migrati?

Bisognerebbe sforzarsi di ricordare quali erano le idee del leghista  fino a qualche anno or sono.

A tal proposito, giusto per rinfrescare la memoria, è esemplificativa la vicenda  che nel 2009 portò l’allora Consigliere Comunale, Raffaele Carotenuto (oggi collaboratore di staff dell’Assessorato allo Sport del Comune di Napoli) a rivolgersi alla Procura della Repubblica per allertare la Magistratura sulle offese pronunziate al raduno di Pontida.

Come sono andate le cose lo chiediamo direttamente a Raffaele Carotenuto:

Allora Carotenuto, perché nel 2009 ha denunziato Salvini?
Ero il Presidente del Gruppo PRC al Comune di Napoli, animato da un senso di giustizia e nutrendo, allora come ora, un profondo rispetto per la città che rappresentavo, intesi rivolgermi ai magistrati per frenare quell’odio sociale che l’On. Salvini è solito cospargere sulla popolazione meridionale.
Ma non ci fu verso, venni frenato dall’immunità di cui godeva (e gode) Matteo Salvini. Così facendo si può offendere un intero popolo e farla franca, i rappresentanti dei cittadini dovrebbero adoperarsi per unire, includere, non isolare e dividere.
Che misure ha preso la Procura?
La denuncia fu presentata alla Procura della Repubblica di Napoli, ma il competente pubblico ministero, con inaudita solerzia, dopo appena due giorni trasferì il fascicolo, per una presunta competenza territoriale, alla Procura di Bergamo. Argomentammo, io e l’avvocato di fiducia, contro questa scelta assurda quanto velocissima, ma nulla di fatto. Quel Tribunale non ha mai inteso notiziarmi di quanto è accaduto.
Ha avuto contatti con gli avvocati di Salvini?
L’avvocato di Matteo Salvini, prima telefonicamente e successivamente per iscritto, “offriva”, a nome del suo cliente, 2500 euro al sottoscritto per eliminare il giudizio (rimettere la querela). Risposi immediatamente che non ero animato da alcun sentimento di rivalsa economica nei confronti dell’Onorevole, né di altri. Lo scopo della denuncia era quello di ristabilire un equilibrio, una riparazione nei confronti di una città costantemente offesa e vilipesa; insomma, ci si sarebbe aspettato una sentenza esemplare. Questa è la giustizia, non il silenzio.
La cosa che andrebbe chiarita, così come ho detto di recente a Radio Lombardia, poiché contattato a seguito di una mia lettera pubblicata sul quotidiano Repubblica – Napoli, andrebbe chiesto all’On. Salvini da dove avrebbe preso i soldi, dalla sua tasca (?) oppure dagli emolumenti da questi percepiti per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. Insomma, lui “spara” offese e gli italiani pagano?
Oggi, che ne pensa del fatto che Salvini venga qui a Napoli a sostenere le sue idee politiche?
L’On. Salvini non è politicamente credibile. A Napoli non ha alcun radicamento, ha solo un gruppo di ex esponenti del centro destra, orfani di AN prima e di Forza Italia dopo, privi di qualsiasi idea di città. Non esprime nessun programma politico e non conosce il mezzogiorno.
I governatori di Veneto e Lombardia, i leghisti Luca Zaia e Roberto Maroni, chiederanno ai loro concittadini di esprimersi, attraverso un referendum, per l’autonomia fiscale delle rispettive regioni. Un ulteriore pugno nell’occhio al mezzogiorno d’Italia, il preludio ad una spaccatura del paese.
Gli psicologi etichettano questi comportamenti con il nome di “disturbi bipolari”, una sorta di alternanza dell’umore. Da un lato si inneggia alla divisione del paese e dall’altra si scende sotto il Garigliano per fare “proseliti di rappresentanza”.

Tentare di accaparrarsi una fetta di consenso sociale e politico al sud è esercizio di molti. Salvini non vi riuscirà, nonostante sono diversi anni che ci tenta con la tattica dei cosiddetti “pensieri laterali”. Ovvero usa una serie di espedienti secondari, eludendo la via principale. Pensieri forti per parlare alla pancia e non al cervello delle persone. Un esempio: parlo e quindi alimento la società della paura, del terrore.
Il Mezzogiorno ha bisogno di ricostruire gli anticorpi per potersi difendere da queste incursioni. Innanzitutto riattivando un circuito culturale e politico, portando al centro del dibattito il meridionalismo, pensiero relegato ai margini da almeno un trentennio.

 

Proponiamo un’intervista di Radio Lombardia che ha fatto chiarezza su alcuni passaggi:

 

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