Salvini e l’anomalia Napoli: una riflessione della Consigliera Comunale Dema, Laura Bismuto

Pubblichiamo una riflessione della Consigliera Comunale Dema Laura Bismuto, sui fatti relativi alla visita di Salvini a Napoli e sulla giornata dell’11 marzo.

Dopo giorni di silenzio e riflessione su quanto accaduto prima, durante e dopo l’11 marzo con la venuta di Salvini, proviamo a fare un’analisi e a dare qualche chiarimento rispetto a quanto è stato detto dalla stampa e diffuso tra la gente.

CHI è SALVINI?
– Salvini rappresenta quanto di più violento ed antidemocratico esista in questo Paese. Nasce, con la Lega di Bossi, come antimeridionalista, e per anni ha offeso, denigrato ed accusato le popolazioni del sud di essere il male di questo Paese Italia, ma anche del “suo Paese, la Padania”. Lo ha fatto con i suoi modi, con la sua violenza verbale, con il suo non rispetto della popolazione e della costituzione italiana.
Oggi Salvini, intenzionato a candidarsi presidente del consiglio dei ministri, e dunque bisognoso dei voti dei napoletani, viene al Sud, precisamente e provocatoriamente a Napoli, a chiedere venia per quanto di scandaloso ed offensivo ha detto e fatto nei decenni precedenti della sua carriera politica, provando a costruire consensi, oggi, cavalcando l’onda della disperazione sociale, e quindi individuando nell’immigrato il nuovo male del Paese Italia. Cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa. Se prima le ruspe erano per i meridionali, notoriamente nullafacenti, sporchi e colerosi, nonché terremotati da lavare col fuoco, oggi le ruspe occorrono per asfaltare gli immigrati.
Certo! Cosa c’è di più facile che trovare un nuovo capro espiatorio sulla base del quale costruire consenso sfruttando la fame di lavoro, dignità e diritti, temi che mancano da decenni nelle agende politiche di questo paese? Eppure, dopo la sua venuta a Napoli, Salvini pare esser diventato portatore sano della filosofia della non-violenza! Segno che l’aria di Napoli fa davvero miracoli!

SITUAZIONE PAESE
– In questo Paese manca un’idea di Paese, manca un progetto di sviluppo alternativo, manca una politica che guarda alle esigenze del suo popolo, manca una politica in grado di ascoltare, intercettare e tradurre in pratica. C’è una politica distratta, rivolta solo a costruire dipendenze, affari, clientele. E i numerosi arresti degli ultimi giorni in Campania dei White Block -il blocco criminale dei colletti bianchi- ci danno ragione di credere che la popolazione ha tutto il diritto di rivoltarsi.
Non è un modo per dire che si giustifica la violenza, ma è un modo per dire che la violenza, generata da una devastazione sociale incredibile da cui la politica è lontana anni luce, è un campanello d’allarme che non si può e non si deve sottovalutare. Una politica onesta e vicina al suo popolo interpreta quella violenza come un bisogno di essere ascoltati. E’ la rivolta del popolo ad un’assenza ormai intollerabile. Strumentalizzare quanto accaduto, ignorando la voce della base sociale, ed addirittura accollando le colpe ad un Sindaco, è quanto di più disonesto e irresponsabile la politica possa fare.

ANOMALIA NAPOLI
– Qui si respira un’altra aria, fortunatamente. Forse questo è il problema. Napoli è una città che accoglie, ascolta, si interroga, sperimenta, crea alternative, o almeno ci prova. Qui c’è una strana e sospetta commistione tra amministrazione, società civile, movimenti sociali, beni comuni, politica e territori. C’è uno strano dialogo, che forse fa tremare!
Qua accade che, per scongiurare l’ipotesi che Salvini si manifesti in tutto il suo orrore in uno spazio riconducibile all’amministrazione, si ottiene un tavolo in prefettura e ci si presenti così dinanzi a prefetto e questore: Capo di Gabinetto, Assessori comunali, Consiglieri comunali, Presidente e Giunta Municipale, insieme ad una delegazione di cittadini attivi ed organizzatori della manifestazione antiSalvini, alias “centri sociali”.

MA CHE SONO I “CENTRI SOCIALI”?
– La verità è che a Napoli i centri sociali nemmeno esistono più. O almeno, queste realtà, una volta di avanguardia, sono state abbondantemente superate da nuove sperimentazioni che hanno portato, qui a Napoli, nuovi luoghi di socialità, di aggregazione, di consapevolezza, di identità civica.
Qui, in questi luoghi detti “Beni comuni” – spazi abbandonati, occupati e poi recuperati e restituiti alla cittadinanza attraverso delibera Comunale – si sperimentano nuove pratiche, buone pratiche, si contribuisce alla costruzione di un modello di città alternativo. Qui, i potenziali “black block” fanno della cosa pubblica una ragione di vita, si fanno carico dei problemi dei più deboli e interagiscono con l’amministrazione per l’individuazione di risoluzioni e percorsi di autodeterminazione.

COSA è ACCADUTO REALMENTE – FAQ
– E’ stato vietato a Salvini di parlare? Non è mai stato vietato, da parte del Sindaco e dell’amministrazione, a Salvini di parlare o di esprimersi a Napoli.
– Cosa chiedeva l’amministrazione? L’amministrazione chiedeva che l’evento di Salvini si tenesse in un luogo privato o comunque non direttamente riconducibile all’amministrazione, perchè, chiaramente, questa amministrazione, che si distingue per inclusione e non violenza, non aveva piacere ad ospitare in “casa propria” un personaggio che fa della violenza, della discriminazione, del razzismo, del sessismo e della xenofobia la sua missione politica.
– Perchè la mostra ha revocato il contratto? Alla scelta politica, si è poi aggiunta la valutazione tecnica dell’Ente Mostra che, in quanto società privata (anche se a partecipazione pubblica), aveva il dovere di garantire la fruibilità delle fiere in essere e tutelare gli imprenditori che avevano scelto Mostra come luogo di investimenti per la loro attività. Pertanto, dopo l’occupazione che c’è stata il giorno 10 marzo, che ha visto l’inibizione dell’intera area anche agli addetti ai lavori, nonché ai rappresentanti delle istituzioni e della stampa – proprio quando un giovane imprenditore presentava alla stampa la propria iniziativa per la quale aveva investito circa 150.000euro – a parità di danno, l’Ente mostra sceglieva il minore. L’evento di Salvini portava alle casse dell’ente circa 10.000euro. Pertanto, dopo l’incontro in prefettura, in cui il questore dichiarava che la scelta di annullare l’evento in mostra era solo di competenza dell’ente mostra d’oltremare, si optava per la recessione del contratto nei confronti di Cantalamessa, alias Salvini.
– Era stata proposta alternativa? Il comune e l’ente mostra, dopo la rescissione, proponevano come alternativa uno spazio privato, che aveva garantito disponibilità e per il quale la Mostra si era fatta carico della spesa. Dopo aver confrontato prefetto e ministro, veniva dato l’ok. Il giorno dopo invece l’Ente Mostra riceve comunicazione che l’evento è confermato in loco, ignorando completamente Comune, Ente mostra, imprenditore e città tutta.
– L’imposizione ha acuito lo scontro? Un chiaro capriccio assecondato a favore di un personaggio che la città non ha mai gradito e le cui affermazioni denigratorie sono ancora impresse nella memoria e nel cuore dei napoletani. Napoletani che, in quanto meridionali, grazie alla Lega, hanno inoltre, negli anni, visto diminuire gli investimenti del Governo per la crescita del Meridione, ma hanno visto crescere la disperazione sociale conseguenza di quei tagli e di quella mancanza di attenzione e cura. Sarà forse anche per questo che, a Napoli, come in qualsiasi città del Paese ma a maggior ragione del Sud Italia, vi sono stati scontri e rivendicazioni popolari anche aspre, ma ahimè prevedibili e comprensibili. Se si fosse evitata l’imposizione, vi sarebbe stata una grande e festosa manifestazione pacifica e popolare. Con famiglie, bambini, immigrati che, invece, hanno avuto paura di scendere in piazza dato il clima teso.
– Il Sindaco ha incoraggiato l’uso della violenza? Il sindaco, nelle sue dichiarazioni, ha sempre manifestato il desiderio di una manifestazione pacifica, colorata, ironica, anche satirica, ma serena. Non ha mai incoraggiato la violenza, né mai potrà capitare che lo faccia.
– Il Sindaco aveva il potere di impedire gli scontri? Il sindaco non aveva alcun potere di intercedere nella gestione della piazza, che di per sé è imprevedibile ed ingestibile, soprattutto dinanzi a un Salvini, i cui primi nemici sono i tifosi che ogni settimana , da anni, grazie alla lega e all’odio che ha distribuito nel paese, hanno dovuto sentirsi gridare offese di ogni tipo.
– Chi è responsabile dell’ordine pubblico? Il responsabile dell’ordine pubblico è solo il questore che, in prefettura, aveva assicurato di poter gestire la piazza e di poter garantire il sereno accesso alla Mostra. Così non è stato.
– Chi ha pagato lo scotto di questa vicenda? Gli scontri ci sono stati, la piazza ad un certo punto è divenuta ingestibile, così come non è stata accessibile la Mostra e con essa la fiera del giovane imprenditore che ha visto, il giorno dell’inaugurazione e del lancio della sua iniziativa, sale deserte e zero accessi. A pagare, dunque, lo scotto di una violenza, di un abuso istituzionale: imprenditori, ente mostra, il quartiere, l’amministrazione, l’immagine della città che, però, per quanto ne dicano i giornali, giornalai e media tutti, si è dimostrata una grande e determinata anomalia, con la sua autonomia e indomabile fierezza.

Laura Bismuto, Consigliera Comunale Dema

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