I refusi e le dimenticanze napoletane di Matteo Salvini

Sabato 11 marzo 2017, nonostante le aspre polemiche e il clima di forte tensione, Matteo Salvini ha tenuto un comizio presso la Mostra d’Oltremare di Napoli. NapoLeaks ha abbondantemente e attentamente raccontato cos’è accaduto e riflettuto sugli effetti di una giornata di lotta, scontri di piazza, comizi.

Con questo video, invece, il sottoscritto e Davide Di Lorenzo abbiamo desiderato analizzare cinque passaggi fondamentali del discorso del segretario della Lega Nord, evidenziandone refusi e dimenticanze.
Il nostro scopo non è giudicare le parole del segretario della Lega Nord, ma semplicemente evidenziare delle lacune e dei refusi importanti.

Vi ricordiamo che il video completo dell’intervento di Matteo Salvini è stato pubblicato sulla sua pagina facebook ufficiale: https://www.facebook.com/salvinioffic…
Infine, ringraziamo NapoLeaks per averci concesso di rilanciare questo contenuto sul loro sito.

 

 

Doppio David per il cantautore Enzo Avitabile.

Doppietta per Napoli e non per il Napoli questa settimana.

 

Lo scorso lunedì ventisette Marzo, a Roma, le premiazioni dei vincitori del premio cinematografico Italiano,
David di Donatello, alla sua sessantunesima edizione.
Miglior film per Virzì con ” la pazza gioia” e ben cinque statuette tra cui quella per la migliore attrice protagonista, Valeria Bruni Tedeschi. Sei David a ” veloce come il vento” di Matteo Rovere,
tra cui quello di miglior attore a Stefano Accorsi, che non recitava così sul serio dai tempi di Saturno Contro. Pioggia di premi e orgoglio Napoletano per “Indivisibili”, del giovane Edoardo De Angelis tra cui ben due David al cantautore Enzo Avitabile. Il primo, é quello che lo ha eletto miglior musicista per la colonna sonora che comprende il noto brano ” Tutt egual song e criature” estratto dall’album “Salvamme o munn”,
il secondo è il premio miglior canzone originale ” abbi pietà di noi”, scritta per il film e inclusa nel suo ultimo album Lotto infinito, che comprende quattordici canzoni che vedono la collaborazione di cantanti di spicco quali Giorgia, Mannarino, Zero e De Gregori, tanto per citarne qualcuno.
L’artista, durante la premiazione, ha voluto dedicare i suoi due premi con la genuinità che da sempre lo contraddistingue: “voglio ringraziare le periferie di Napoli e del mondo per l’ispirazione” ha dichiarato in seguito alle premiazioni.
Sempre attuale, mai banale, nel suo ultimo album sotto la lente d’ingrandimento del cantautore Partenopeo, un paese alla deriva, galleggiante, mortificata dall’inedia morale, dalla disoccupazione, cantando sì le sofferenze degli ultimi ma anche le loro speranze, i loro sogni, incarnandoli nei sogni e nei desideri di tutti.
Enzo, con la sua ricerca di continua innovazione musicale che ha fatto da collante ad una carriera artistica trentennale, piace, convince nonostante si sia sempre “limitato” ad esprimersi attraverso un linguaggio musicale personalissimo ed originale abolendo ogni struttura mercantile e modaiola.

Attacco agli spazi liberati e prospettive politiche: ne abbiamo parlato con Giovanni Pagano di Massa Critica.

Napoli è una città in fermento. Vi è una fibrillazione percepibile. Quali forme produrrà tutta questa energia sociale in fase di accumulo? Vi sono degli interrogativi con cui dovremo misurarci concretamente a partire dai prossimi mesi, anche a partire dall’attacco che si sta consumando sulla legittimità dei tanti percorsi di appropriazione e recupero che stanno avvenendo in città.

Abbiamo parlato di questo, ed altro con Giovanni Pagano, attivista di Zero81 e di Massa Critica.

 

Allora Giovanni, una certa stampa sembra aver preso di mira i movimenti napoletani sostenendo che il Comune avrebbe regalato gli spazi. Tu cosa pensi a tal proposito.

 

Stiamo assistendo in questi giorni ad un vero e proprio sciacallaggio mediatico da parte dei media locali e nazionali, che utilizzano la categoria dei centri sociali (parlando di assegnazioni e regali, cosa assolutamente falsa) per attaccare un processo che ha visto migliaia di napoletani e napoletane attivarsi socialmente in questi ultimi anni.
Non mi sfugge che uno degli obiettivi dell’attacco sia il sindaco, individuato come colui che permette il proliferare di quest’anomalia sociale e politica in città, e ritengo che questa sia un’accusa miope e infondata.

Il sindaco, che ha il merito di aver riconosciuto un processo sociale che esisteva in città da prima della sua elezione, non ha il potere di “assegnare “ 24 beni in città; 1- perché rispetto a quanto scritto su alcune testate locali, gli spazi della delibera comunale (che non sono assegnati) sono 7, per gli altri parliamo di immobili di proprietà della Federico II, dell’Orientale , della Regione, dell’Asl, e in un caso singolo anche di un privato che ha prima compiuto un operazione di speculazione e poi abbandonato. 2- l’equazione, spazi sociali = elettori del sindaco, anche essa è falsa e infame. Non siamo più di fronte ai centri sociali degli anni ’90, gli spazi liberati sono luoghi attraversati da migliaia di persone ogni giorno, non da un singolo collettivo che ne detta la linea. L’omogeneità di chi li attraversa sta nel vivere insieme un bene comune che altrimenti sarebbe stato vittima della speculazione, nessuno degli esponenti degli spazi liberati ha attraversato la campagna elettorale in prima persone, non ci sono state candidature, nè tanto meno prese di posizione da parte delle assemblee che li abitano sul voto. Se molti hanno votato per De Magistris o magari non hanno votato, non è stato certo frutto di accordi elettorali come in altre epoche e con altri attori si è visto.

L’attacco però si è fatto sempre più feroce, ovviamente privo di qualsiasi contenuto politico, si sbandierano accuse che non hanno fondamento spinte da una scarsa conoscenza dell’argomento.

Fa ridere che nella città in cui il Pd ha governato per anni, portandola sull’orlo del disastro, o dove la destra non ha nessun peso, il problema del giorno siano gli spazi liberati.

Mentre sui giornali assistiamo al salvataggio di Lotti e Minzolini, all’arresto di 60 persone tra cui sindaci e ex assessori regionali, tutta quest’enfasi sui centri sociali sembra più un tentativo disperato di dire ancora qualcosa, anche se ormai le persone conoscono bene questi personaggi e pesano la loro poca credibilità.

 

Napoli, dal punto di vista del protagonismo dei movimenti sembra una realtà florida. Cosa è accaduto in città negli ultimi anni?

 

A Napoli negli ultimi 6-7 anni abbiamo visto il proliferare di occupazioni, pulizie di stare, parchi , aree verdi, energie e idee messe al servizio dei territori da decine e decine di persone. Questo processo, seppure in qualche modo vede come protagonisti alcuni collettivi storici della città, non è riconducibile esclusivamente a noi.
Parliamo di un fenomeno unico nel paese, davanti alla crisi che avanza, alla speculazione, alla distruzione dei servizi e del pubblico, che passa anche attraverso la svendita del patrimonio immobiliare all’interno delle grandi città. A Napoli è venuto fuori un processo, che sottrae i beni comuni, i territori alla voracità del neoliberismo e prova a costruire spazi di messa in comune e mutualismo.

Io personalmente faccio parte dello Zero81, solo nel nostro spazio ci sono un presidio di salute solidale, un doposcuola popolare e un caf , oltre a tutti corsi che si svolgono ogni giorno, ma lo stesso potrei dire degli spazi che sono in rete con noi come: Scugnizzo Liberato, Villa Medusa, Lido Pola, L’Asilo Filangieri, il Giardino di Materdei santa Fede il Cap di Soccavo e molti altri.

Siamo davanti ad un protagonismo sociale che forse non trova eguali nella storia recente della città ed è per questo che in molti si affannano ad attaccarlo. Preferiscono che interi quartieri siano in balia dell’ignoranza, delle bande criminali, preferiscono che le solite associazioni legate a doppio filo con la politica distribuiscano un po’ di welfare sui territori, tenendoli nella condizione di subalternità, piuttosto che riconoscere che in città c’è un processo virtuoso che fa tremare chi vuole che nulla cambi.

Napoli fa paura in questo paese, mentre i patti di stabilità e il rigore economico stanno distruggendo tutto quello che resta dei diritti sociali, nella nostra città si costruisce un modello che va nella direzione opposta. Gli spazi liberati parlano di mutuo soccorso, solidarietà e costruzione di comunità, mentre nel resto del paese l’unica alternativa alla crisi è la guerra tra poveri, la costruzione di muri e filo spinato, l’individualismo spinto e i sacrifici; non è difficile capire come la nostra città in questo momento storico rappresenti un esempio da mettere a tacere, e gli spazi liberati sono in questo momento i maggiori interpreti di questo processo.

La nostra è un’alternativa concreta ai vari Renzi, D’Alema e Salvini, un’alternativa che già muove i suoi passi in città.

 

 

Vi siete interrogati su come dare un respiro politico generale alle tante esperienze nate in città? Precisamente, il tema della soggettività politica è all’ordine del giorno per voi?

 

C’è una discussione in corso in questo momento tra tanti compagni e compagne a Napoli, ormai come dicevo anche prima, il tempo dei centri sociali è superato. Vediamo crescere il protagonismo sociale attorno a noi, molti attivisti si occupano non solo degli spazi, ma diventano punto di riferimento per le lotte in città (Disoccupati, Emergenza abitativa, Lsu). Il ruolo sociale e politico di questa esperienza napoletana avrebbe bisogno sicuramente di un momento di riflessione pubblico, che vorremmo costruire nel futuro più prossimo.

Abbiamo provato a farlo con Massa Critica, ma il percorso è ancora da perfezionare, quello che è certo è che ci troviamo di fronte ad un processo unico e inarrestabile. Alcune lotte significative hanno fatto maturare all’interno delle diverse collettività di base l’esigenza di costruire un orizzonte comune, che sapesse parlare alle persone e darsi delle prospettive di vittoria.

Tanti compagni e compagne oggi si trovano insieme a ragionare, partendo da biografie diverse, senza per forza appiattire la propria storia o mortificarla per trovare la quadra del “coordinamento emergenziale”. Credo che l’obbiettivo di tutti sia di costruire un luogo politico in cui questi compagni si incontrano e la loro proposta politica diventa azione e organizzazione sociale.

Ovviamente il conflitto sociale e l’organizzazione degli ultimi per tutti noi rimane il minimo comune denominatore, ma in questa fase stiamo provando a superare la miriade di sigle che fanno parte del nostro mondo da sempre, per costruire un percorso comune che superi tutto quello che siamo stati fino ad ora.

Ovviamente questo discorso non lo facciamo solo per “la compagneria”, abbiamo in mente di costruire uno spazio in cui confrontarci anche chi ha storie molto lontane dalle nostre, dobbiamo mettere in campo una confederazione che abbia come obbiettivo quello di consolidare l’anomalia Napoli e proporsi come modello.

 

Quali sono i prossimi appuntamenti nell’agenda politica?

 

Sicuramente aspettiamo il G7 di Taormina, sarà un momento particolare, soprattutto perché questo vertice si terrà a Sud, in Sicilia, e già abbiamo partecipato ad alcuni momenti di discussione e costruzione. Ci sarà per la prima volta Trump in Italia, sarà importante mostrare un dissenso chiaro e forte alla sua idea di società razzista, ma è anche un G7 che per la sua composizione mostra sempre di più quanto l’Europa sia ormai una provincia dello scacchiere internazionale, senza la Russia , al Cine e gli altri Brics ci saranno solo i governi europei molti dei quali anche a scadenza elettorale (vedi Italia, Francia, Germania), sarà importante che invece le lotte e i territori meridionali, trovino il loro protagonismo in cui giorni, davanti ad un futuro sempre più cupo e nero sono l’unica speranza ancora viva.

 

Su Napoli stiamo invece provando a costruire un mese di iniziative attorno alla vicenda dei 7 spazi che cadono all’interno della delibera dei beni comuni, e più n generale sul laboratorio di mutualismo messo in campo con le occupazioni degli ultimi 6 anni.
C’è stata già un’iniziativa il 23 marzo a Santa Fede Liberata, puntiamo a costruire delle nuove almeno fino al 25 aprile, giornata che vorremmo festeggiare a modo nostro.

 

Sul terreno delle lotte sociali, stiamo seguendo molto da vicino la vertenza Lsu (il 30 marzo saremo a Roma) e i disoccupati 7 novembre.

Non è una città per poveri. Storia di un rimpallo tra sanità e politiche sociali, a cui sono appese 40 vite al giorno.

Renato ha circa sessant’anni, beve e vive per strada, precisamente tra la stazione della Cumana di Montesanto e quella della funicolare. La gente del quartiere lo conosce e ogni tanto gli porta qualcosa, ad occuparsi di lui più da vicino è invece una coppia di Pianura che periodicamente se lo porta a casa per offrigli una doccia e un piatto caldo; lo conoscono bene anche le guardie giurate che lavorano all’Eav, che Renato chiama per nome. Stamattina sono stati loro a trovarlo per strada, seminudo e ferito, disteso a terra in mezzo alla piazza di Montesanto. Renato aveva un occhio tumefatto e faceva fatica a respirare, la testa fasciata e i punti sulla fronte a seguito di una caduta. Era stato curato, probabilmente durante la notte, presso l’ospedale Pellegrini che si trova a pochi metri, ma non essendoci ‘estremi per il ricovero’ era stato dimesso. Stamattina le guardie giurate lo hanno raccolto e fatto sedere per terra all’ingresso della cumana, hanno chiamato un’ambulanza, che è arrivata fornendo una coperta isolante ed un plaid, senza riportarlo in ospedale, da cui era uscito qualche ora prima. Verso le 8.30 Renato è ancora lì, con le guardie giurate e qualche passante intorno. Trema dal freddo e non riconosce le persone con cui ha a che fare abitualmente nella stazione. Ci attiviamo, viene chiamata una seconda ambulanza, mobilitiamo alcuni contatti tra operatori sociali e consiglieri municipali e comunali, in quanto sembra che ormai, finita la parte sanitaria, ‘il problema’ Renato sia ora delle politiche sociali del Comune e di un apposito servizio chiamato Camper, che segue i senzatetto in città. Dopo una serie di telefonate scopriamo che il servizio non è attivo, ed è in corso una gara per rifinanziarlo.
In pratica sul piano sociale non si riesce a trovare un intervento possibile, non esistono strutture di accoglienza, tanto meno dotate di personale medico specializzato, e le uniche attive, oltre al Cpa del Comune che ha un limite di 120 posti, sono cattoliche: la Caritas, con La Tenda e la Palma, e le Suore di Calcutta, tutte naturalmente traboccano di gente.
Renato allora ritorna ad essere un problema di competenza della sanità e arriva così la seconda ambulanza, lo carica, questa volta in direzione Loreto Mare. Renato, che soffre anche di epilessia, appena sale sull’ambulanza, forse per la paura, ha una crisi. Mentre si agita terrorizzato l’ambulanza parte.
Quando si allontana nella piazza davanti alla stazione torna la calma. Lo spettacolo di un uomo infreddolito mezzo nudo e tumefatto è stato rimosso.
L’ordine pubblico ristabilito.
La questione è rientrata nelle competenze della sanità e non è quindi più un problema sociale. Almeno per qualche ora. Il tempo di rifare analisi e risonanze, riaprire una cartella clinica a nome ignoto presso un’altra struttura ospedaliera – che in assenza di una rete e di una banca dati non sa che poche ore prima si era ripetuta quella stessa scena in un altro ospedale.
Finita la trafila e i necessari accertamenti Renato sarà risputato fuori anche dal Loreto Mare, uscirà quindi un’altra volta dalla sfera di competenza sanitaria per rientrare in quella sociale. Dove, come si è appreso, i servizi sono indisponibili.
E così si chiuderà il cerchio del rimpallo del problema tra l’assistenza sanitaria e l’assistenza sociale. Nel limbo, nel vuoto tra le due, c’è in ballo la vita di Renato. Appesa al filo della burocrazia.
Quello che né la sanità né i servizi sociali, o quel che resta di loro, ci rivelano è che ogni giorno, appese allo stesso filo a Napoli ci sono 40 vite. Ogni giorno 40 casi , 40 storie, 40 persone come Renato. Napoli, città di poveri, continua a non essere una città per poveri.

Dichiarazione in Tribunale: la lotta di classe è legittima.

Riceviamo dal Laboratorio Politico Iskra e facciamo girare.  Riteniamo che le parole di Eddy, imputato nel processo che si terrà il 31 marzo presso il Tribunale di Napoli, siano importanti anche alla luce delle recenti misure volte ad affievolire il diritto di manifestare e quindi il libero pensiero.

Emerge una separazione tra legalità e Giustizia. In un contesto del genere porre la questione della lotta di classe trasforma chi lo fa in una sorta di target.

Condividiamo l’invito ad aprire percorsi di solidarietà militante, mentre si approssimano anni che presumiamo molto duri sul piano del contrasto ai movimenti.

Di seguito la dichiarazione di Eddy:

Il giorno 31 Marzo 2017 il Tribunale di Napoli ha citato a giudizio me ed altri compagni/e come imputati nello specifico in riferimento ad uno dei procedimenti penali che ci vedono coinvolti. Uno dei tanti procedimenti che vedono coinvolti diversi compagni e compagne della città e nel paese.
Secondo l’accusa, in riferimento ad una mobilitazione del 10 Settembre 2013, “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso” con cortei, prolungati blocchi e interruzioni del traffico e servizi della rete locale dei trasporti avremmo “perseguito in concorso tra persone, agendo quali promotori, capi, organizzatori”, facendoci carico inoltre di diverse contravvenzioni, con la “finalità di costringere il Presidente della Regione Campania e la sua Giunta a ricevere le nostre delegazioni” e quindi le istanze e le rivendicazioni delle vertenze rappresentate (lavoratori licenziati, cassaintegrati, disoccupati, comitati territoriali).
In primo luogo le nostre lotte sono condotte da tante donne e tanti uomini liberi che non hanno capi, in secondo luogo sotto accusa, è il principio e la natura stessa della lotta politica e di classe, come riscontrabile in tanti altre vicende giudiziarie.
In un paese in cui si spendono miliardi di euro per guerre imperialiste e spese militari, per opere inutili e dannose, si smantella e taglia su salari, pensioni, scuola, sanità e servizi sociali, in cui milioni di persone che vivono nella povertà e tante altre la raggiungono con licenziamenti e disoccupazione dilagante, in cui i salari sono da fame mentre quotidiani sono gli scandali ed i crimini prodotti da assassini in giacca e cravatta, dove si continua a morire di tumori per disastri e devastazioni ambientale, discariche ed inceneritori, ci sono cataste di procedimenti giudiziari, di condanne penali e pecuniarie legate alle lotte sociali e politiche che si stanno accumulando in questi anni: partendo dai compagni ancora in carcere come Davide Rosci, i tanti detenuti politici, dalle accuse ai disoccupati organizzati, passando per la criminalizzazione dei movimenti di lotta per la casa, del movimento No Tav, con il caso emblematico di Nicoletta Dosio, degli studenti universitari di Bologna, dei licenziati politici come la vicenda di Pomigliano, fino alla gogna mediatica e giudiziaria che ha visto coinvolto il coordinatore nazionale del Si Cobas, Aldo Milani, strumento sindacale per l’autorganizzazione delle migliaia di lavoratori della logistica in lotta ecc…
E’ evidente quindi che il contrasto alla repressione non passa esclusivamente dal mettere in piedi una necessaria e buona difesa tecnica giudiziaria, ma è soprattutto la creazione di un largo e articolato fronte di solidarietà e di movimento di opinione per condizionare e neutralizzare il braccio della repressione, per trasformare la repressione in solidarietà e forza contro l’escalation repressiva e contro questo subdolo tentativo di cancellare il principio della lotta politica, della lotta di classe, del diritto di sciopero, equiparando le lotte sociali che combattono per migliori condizioni di vita e di lavoro ad azioni estorsive.
Respingiamo categoricamente con sdegno tutte le accuse che vorrebbero personalizzare e trasformare le lotte sociali e il conflitto di classe in un atto delinquenziale finalizzato a costringere o estorcere. Categorie invece che rappresentano a pieno proprio quella parte di società e quel sistema che rifiutiamo e combattiamo. Per questo consideriamo questi dei veri e propri processi politici.
Oggi la fase politica, storica, economica di crisi strutturale di questo sistema, impone ai padroni ed alla borghesia di trasformare i conflitti sociali in qualcosa di tecnico/giuridico ed i bisogni sociali in problemi di sicurezza. Sono li a dimostrarlo perfettamente la criminosa gestione dell’ordine pubblico del nuovo Ministro degli Interni, o meglio Ministro di Polizia, del “Partito Democratico” Marco Minniti che da un lato garantisce il diritto di parola al fascista Salvini dall’altro riserva decreti di sicurezza basati sui daspo metropolitani.

O ancora le recentissime dichiarazioni del Questore di Roma, ex- Questore di Napoli, che in riferimento ai sequestri di persona di centinaia di attivisti diretti alla manifestazione contro i trattati europei a Roma dichiara tranquillamente di aver solo “verificato orientamento ideologico delle persone fermate”
Chiunque si metta di traverso ai loro piani criminali trova una risposta repressiva. Non è lo stato a diventare più cattivo, è la crisi che avanza; e la crisi non è un errore, ma una tendenza del modo di produzione capitalistico che noi vogliamo abbattere.
Noi abbiamo scelto proprio di ricomporre e riorganizzare la classe che loro vogliono divisa, debole e frammentata. Abbiamo scelto di non girarci dall’altra parte della storia e di voler lottare per un mondo nuovo e diverso dalla barbarie odierna. I tribunali ci colpiscono singolarmente, ma quotidianamente siamo al fianco di tanti e tante che lottano contro guerre, devastazione ambientale, precarietà sociale, smantellamento dei diritti sociali, licenziamenti e la barbarie umana che avanza alzando muri e frontiere contro immigrati e trasforma mari in cimiteri di sangue.
Non ci fermeranno certo processi, restrinzioni e condanne che padroni e tribunali vorrebbero utilizzare per isolarci. Se un tribunale deciderà una condanna, in questo come in altri processi, perché organizzare le lotte significa costringere le istituzioni a dare risposte concrete ai bisogni sociali, perché unire le lotte e gli sfruttati per un mondo libero da sfruttamento, oppressione e miseria significa essere delinquente per questa legge…sono fiero e cosciente di esserlo.
Se è questa l’accusa sia chiaro dichiariamo che non abbiamo nulla da nascondere: rivendichiamo la legittimità delle nostre scelte e delle nostre azioni.

Eddy – imputato nell’udienza del 31 Marzo al Tribunale di Napoli

 

AGED TEEN: “Plaster” ovvero come trasformare la malinconia in arte


Aged Teen è un progetto a metà strada tra il rock e la musica acustica, di Dario Guarino, cantante dei Namless Crime, una band alternative metal fondata nel 1999, che ha all’attivo quattro album.
Con Aged Teen, Dario ha recentemente pubblicato, in collaborazione con la Factory Fast Records, “This is not an Exit” ed “Altered Images” su CD, oltre che il neonato EP “Plaster”.
Questo vede la luce alla fine del 2016 e si apre con “Slight Summer Depression”, un brano di tre minuti che trascina in un atmosfera assolata, pigra e cinematografica. Si tratta di un folk blues convincente in cui le armoniche sembrano sottolineare l’aspetto indolente del brano.
“Desolation”, la seconda traccia in cui il cantanto è più emotivo e vicino alla musica di qualità degli anni ’80, in bilico tra una composizione ammiccante ed orecchiabile e musica d’autore, ha ancora atmosfere “oblomoviane”, mentre con l’intro di “The Sound”, divampa finalmente una canzone aggressiva che non perde mai di vista la melodia ed è caratterizzata da un assolo più che essenziale.
Con “Years if Grief” si torna ad un clima cinematografico, la traccia sembra la colonna ideale per una scena, il sottofondo di una storia.
L’ultima canzone, acustica, suona familiare senza assomigliare a nulla in maniera parodistica e chiude l’album con la stessa emozione che serpeggia per tutte le canzoni dell’EP, una malinconia che fa pensare al duende, una parola spagnola che non trova analogia in italiano, l’inquietudine che secondo Garcia Lorca, ogni artista deve indossare come un abito, un punto di avvio solitario, necessario per qualsiasi creazione degna di nota. Una malinconia dignitosa, che senza penose autocommiserazioni è intrisa di profondità e che ben si sposa con la voce di Dario/Aged Teen, che in queste tracce spazia aggirandosi tra sonorità influenzate dal grunge, passando per l’alternative e sfiorando influenze folk/country.

Intervista a Raffaele Carotenuto su un significativo precedente tra Salvini e la città di Napoli

La memoria storica è un fatto importante. Dietro la brusca inversione ad “U” del leghista Salvini vi è forse la ricerca di un ruolo politico nazionale nel campo delle destre? La necessità di accreditarsi su un livello più ampio di quello regionale? Spostare l’asticella della xenofobia e del razzismo una misura oltre, dai napoletani ai migrati?

Bisognerebbe sforzarsi di ricordare quali erano le idee del leghista  fino a qualche anno or sono.

A tal proposito, giusto per rinfrescare la memoria, è esemplificativa la vicenda  che nel 2009 portò l’allora Consigliere Comunale, Raffaele Carotenuto (oggi collaboratore di staff dell’Assessorato allo Sport del Comune di Napoli) a rivolgersi alla Procura della Repubblica per allertare la Magistratura sulle offese pronunziate al raduno di Pontida.

Come sono andate le cose lo chiediamo direttamente a Raffaele Carotenuto:

Allora Carotenuto, perché nel 2009 ha denunziato Salvini?
Ero il Presidente del Gruppo PRC al Comune di Napoli, animato da un senso di giustizia e nutrendo, allora come ora, un profondo rispetto per la città che rappresentavo, intesi rivolgermi ai magistrati per frenare quell’odio sociale che l’On. Salvini è solito cospargere sulla popolazione meridionale.
Ma non ci fu verso, venni frenato dall’immunità di cui godeva (e gode) Matteo Salvini. Così facendo si può offendere un intero popolo e farla franca, i rappresentanti dei cittadini dovrebbero adoperarsi per unire, includere, non isolare e dividere.
Che misure ha preso la Procura?
La denuncia fu presentata alla Procura della Repubblica di Napoli, ma il competente pubblico ministero, con inaudita solerzia, dopo appena due giorni trasferì il fascicolo, per una presunta competenza territoriale, alla Procura di Bergamo. Argomentammo, io e l’avvocato di fiducia, contro questa scelta assurda quanto velocissima, ma nulla di fatto. Quel Tribunale non ha mai inteso notiziarmi di quanto è accaduto.
Ha avuto contatti con gli avvocati di Salvini?
L’avvocato di Matteo Salvini, prima telefonicamente e successivamente per iscritto, “offriva”, a nome del suo cliente, 2500 euro al sottoscritto per eliminare il giudizio (rimettere la querela). Risposi immediatamente che non ero animato da alcun sentimento di rivalsa economica nei confronti dell’Onorevole, né di altri. Lo scopo della denuncia era quello di ristabilire un equilibrio, una riparazione nei confronti di una città costantemente offesa e vilipesa; insomma, ci si sarebbe aspettato una sentenza esemplare. Questa è la giustizia, non il silenzio.
La cosa che andrebbe chiarita, così come ho detto di recente a Radio Lombardia, poiché contattato a seguito di una mia lettera pubblicata sul quotidiano Repubblica – Napoli, andrebbe chiesto all’On. Salvini da dove avrebbe preso i soldi, dalla sua tasca (?) oppure dagli emolumenti da questi percepiti per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. Insomma, lui “spara” offese e gli italiani pagano?
Oggi, che ne pensa del fatto che Salvini venga qui a Napoli a sostenere le sue idee politiche?
L’On. Salvini non è politicamente credibile. A Napoli non ha alcun radicamento, ha solo un gruppo di ex esponenti del centro destra, orfani di AN prima e di Forza Italia dopo, privi di qualsiasi idea di città. Non esprime nessun programma politico e non conosce il mezzogiorno.
I governatori di Veneto e Lombardia, i leghisti Luca Zaia e Roberto Maroni, chiederanno ai loro concittadini di esprimersi, attraverso un referendum, per l’autonomia fiscale delle rispettive regioni. Un ulteriore pugno nell’occhio al mezzogiorno d’Italia, il preludio ad una spaccatura del paese.
Gli psicologi etichettano questi comportamenti con il nome di “disturbi bipolari”, una sorta di alternanza dell’umore. Da un lato si inneggia alla divisione del paese e dall’altra si scende sotto il Garigliano per fare “proseliti di rappresentanza”.

Tentare di accaparrarsi una fetta di consenso sociale e politico al sud è esercizio di molti. Salvini non vi riuscirà, nonostante sono diversi anni che ci tenta con la tattica dei cosiddetti “pensieri laterali”. Ovvero usa una serie di espedienti secondari, eludendo la via principale. Pensieri forti per parlare alla pancia e non al cervello delle persone. Un esempio: parlo e quindi alimento la società della paura, del terrore.
Il Mezzogiorno ha bisogno di ricostruire gli anticorpi per potersi difendere da queste incursioni. Innanzitutto riattivando un circuito culturale e politico, portando al centro del dibattito il meridionalismo, pensiero relegato ai margini da almeno un trentennio.

 

Proponiamo un’intervista di Radio Lombardia che ha fatto chiarezza su alcuni passaggi:

 

Riavvolgendo il filo che lega Eros, Arte e Creatività.

Si sa che tutti (o quasi) possiamo fare qualsiasi cosa per amore. Esistono monumenti, grandissime opere di letteratura, i migliori pezzi d’arte. Ma per il sesso? Cosa siamo disposti a fare per il divino calice della giovinezza? Gli artisti ne sanno qualcosa, c’è chi ha dedicato la maggior parte del suo tempo o addirittura la vita alla continua ricerca sfrenata dell’erotismo e della sua espressione più pura, alta. Il lavoro che svolgo come modella di nudo erotico mi permette di conoscere tanti artisti,da chi mi vuole semplicemente ritrarre, chi vuole farmi un disegno addosso, chi semplicemente vuole vedere il proprio nome su di me.

 

Ma cosa rende un artista oggetto del proprio erotismo e cos’è che un artista rende oggetto del proprio erotismo? Se una donna è un’artista si pensa che è una ragazza emancipata, forte, se un uomo è un artista si pensa che sia sensibile, intelligente. Forse è proprio questa l’attrazione, l’intelligenza? Ma è sempre così? Per mia esperienza posso pensare che per quanto possano esser state spinte le mie esperienze di posa, l’eleganza della luce che cade sulle curve è paragonabile ai raggi del sole sulle nuvole, Nobuyoshi Araki, Helmut Newton, Robert Mapplethorpe, con la persecuzione della luce e il loro disegno sono solo pochi nomi dell’infinita rappresentazione giocosa, ironica, poetica e amorosa del sesso,armoniosa, in bianco e nero e colorata, il conflitto, il rilassamento, la tensione e l’estasi. Se pensiamo alle grandi coppie dell’arte come ad esempio Frida Khalo e il suo eterno amante Diego che hanno vissuto una relazione così tortuosa e passionale in completa simbiosi e sincronismo rispetto la loro arte, espressione piena della loro sessualità, senza genere, travolgente e inusuale. Per la cultura Orientale il primo Chackra che si chiama Muladhra o Chackra radice, che si trova nella zona pelvica è associato all’energia sessuale e a quella creativa, che viene intesa appunto come forza vitale primaria che ci tiene attaccata alla terra e ci da la forza e ci tiene in connessione con il pianeta intero. Quando ci stacchiamo dal Primo Chakra, potremmo essere avidi e insicuri o soffrire di depressione, potremmo essere diffidenti con il mondo e avere prospettive assai rigide. La ragione di queste emozioni negative risiede essenzialmente nel sentimento della paura. Temere la separazione, la fame, la povertà, è sintomo di una disconnessione interiore dall’energia della Terra. Operare con la paura è un segnale forte che abbiamo perso il nostro rapporto con il Primo Chakra. Qual è miglior espressione della creatività se non quella della condivisione e il sesso come perfetto sinonimo di unione?

Salvini e l’anomalia Napoli: una riflessione della Consigliera Comunale Dema, Laura Bismuto

Pubblichiamo una riflessione della Consigliera Comunale Dema Laura Bismuto, sui fatti relativi alla visita di Salvini a Napoli e sulla giornata dell’11 marzo.

Dopo giorni di silenzio e riflessione su quanto accaduto prima, durante e dopo l’11 marzo con la venuta di Salvini, proviamo a fare un’analisi e a dare qualche chiarimento rispetto a quanto è stato detto dalla stampa e diffuso tra la gente.

CHI è SALVINI?
– Salvini rappresenta quanto di più violento ed antidemocratico esista in questo Paese. Nasce, con la Lega di Bossi, come antimeridionalista, e per anni ha offeso, denigrato ed accusato le popolazioni del sud di essere il male di questo Paese Italia, ma anche del “suo Paese, la Padania”. Lo ha fatto con i suoi modi, con la sua violenza verbale, con il suo non rispetto della popolazione e della costituzione italiana.
Oggi Salvini, intenzionato a candidarsi presidente del consiglio dei ministri, e dunque bisognoso dei voti dei napoletani, viene al Sud, precisamente e provocatoriamente a Napoli, a chiedere venia per quanto di scandaloso ed offensivo ha detto e fatto nei decenni precedenti della sua carriera politica, provando a costruire consensi, oggi, cavalcando l’onda della disperazione sociale, e quindi individuando nell’immigrato il nuovo male del Paese Italia. Cambiano i suonatori, ma la musica è sempre la stessa. Se prima le ruspe erano per i meridionali, notoriamente nullafacenti, sporchi e colerosi, nonché terremotati da lavare col fuoco, oggi le ruspe occorrono per asfaltare gli immigrati.
Certo! Cosa c’è di più facile che trovare un nuovo capro espiatorio sulla base del quale costruire consenso sfruttando la fame di lavoro, dignità e diritti, temi che mancano da decenni nelle agende politiche di questo paese? Eppure, dopo la sua venuta a Napoli, Salvini pare esser diventato portatore sano della filosofia della non-violenza! Segno che l’aria di Napoli fa davvero miracoli!

SITUAZIONE PAESE
– In questo Paese manca un’idea di Paese, manca un progetto di sviluppo alternativo, manca una politica che guarda alle esigenze del suo popolo, manca una politica in grado di ascoltare, intercettare e tradurre in pratica. C’è una politica distratta, rivolta solo a costruire dipendenze, affari, clientele. E i numerosi arresti degli ultimi giorni in Campania dei White Block -il blocco criminale dei colletti bianchi- ci danno ragione di credere che la popolazione ha tutto il diritto di rivoltarsi.
Non è un modo per dire che si giustifica la violenza, ma è un modo per dire che la violenza, generata da una devastazione sociale incredibile da cui la politica è lontana anni luce, è un campanello d’allarme che non si può e non si deve sottovalutare. Una politica onesta e vicina al suo popolo interpreta quella violenza come un bisogno di essere ascoltati. E’ la rivolta del popolo ad un’assenza ormai intollerabile. Strumentalizzare quanto accaduto, ignorando la voce della base sociale, ed addirittura accollando le colpe ad un Sindaco, è quanto di più disonesto e irresponsabile la politica possa fare.

ANOMALIA NAPOLI
– Qui si respira un’altra aria, fortunatamente. Forse questo è il problema. Napoli è una città che accoglie, ascolta, si interroga, sperimenta, crea alternative, o almeno ci prova. Qui c’è una strana e sospetta commistione tra amministrazione, società civile, movimenti sociali, beni comuni, politica e territori. C’è uno strano dialogo, che forse fa tremare!
Qua accade che, per scongiurare l’ipotesi che Salvini si manifesti in tutto il suo orrore in uno spazio riconducibile all’amministrazione, si ottiene un tavolo in prefettura e ci si presenti così dinanzi a prefetto e questore: Capo di Gabinetto, Assessori comunali, Consiglieri comunali, Presidente e Giunta Municipale, insieme ad una delegazione di cittadini attivi ed organizzatori della manifestazione antiSalvini, alias “centri sociali”.

MA CHE SONO I “CENTRI SOCIALI”?
– La verità è che a Napoli i centri sociali nemmeno esistono più. O almeno, queste realtà, una volta di avanguardia, sono state abbondantemente superate da nuove sperimentazioni che hanno portato, qui a Napoli, nuovi luoghi di socialità, di aggregazione, di consapevolezza, di identità civica.
Qui, in questi luoghi detti “Beni comuni” – spazi abbandonati, occupati e poi recuperati e restituiti alla cittadinanza attraverso delibera Comunale – si sperimentano nuove pratiche, buone pratiche, si contribuisce alla costruzione di un modello di città alternativo. Qui, i potenziali “black block” fanno della cosa pubblica una ragione di vita, si fanno carico dei problemi dei più deboli e interagiscono con l’amministrazione per l’individuazione di risoluzioni e percorsi di autodeterminazione.

COSA è ACCADUTO REALMENTE – FAQ
– E’ stato vietato a Salvini di parlare? Non è mai stato vietato, da parte del Sindaco e dell’amministrazione, a Salvini di parlare o di esprimersi a Napoli.
– Cosa chiedeva l’amministrazione? L’amministrazione chiedeva che l’evento di Salvini si tenesse in un luogo privato o comunque non direttamente riconducibile all’amministrazione, perchè, chiaramente, questa amministrazione, che si distingue per inclusione e non violenza, non aveva piacere ad ospitare in “casa propria” un personaggio che fa della violenza, della discriminazione, del razzismo, del sessismo e della xenofobia la sua missione politica.
– Perchè la mostra ha revocato il contratto? Alla scelta politica, si è poi aggiunta la valutazione tecnica dell’Ente Mostra che, in quanto società privata (anche se a partecipazione pubblica), aveva il dovere di garantire la fruibilità delle fiere in essere e tutelare gli imprenditori che avevano scelto Mostra come luogo di investimenti per la loro attività. Pertanto, dopo l’occupazione che c’è stata il giorno 10 marzo, che ha visto l’inibizione dell’intera area anche agli addetti ai lavori, nonché ai rappresentanti delle istituzioni e della stampa – proprio quando un giovane imprenditore presentava alla stampa la propria iniziativa per la quale aveva investito circa 150.000euro – a parità di danno, l’Ente mostra sceglieva il minore. L’evento di Salvini portava alle casse dell’ente circa 10.000euro. Pertanto, dopo l’incontro in prefettura, in cui il questore dichiarava che la scelta di annullare l’evento in mostra era solo di competenza dell’ente mostra d’oltremare, si optava per la recessione del contratto nei confronti di Cantalamessa, alias Salvini.
– Era stata proposta alternativa? Il comune e l’ente mostra, dopo la rescissione, proponevano come alternativa uno spazio privato, che aveva garantito disponibilità e per il quale la Mostra si era fatta carico della spesa. Dopo aver confrontato prefetto e ministro, veniva dato l’ok. Il giorno dopo invece l’Ente Mostra riceve comunicazione che l’evento è confermato in loco, ignorando completamente Comune, Ente mostra, imprenditore e città tutta.
– L’imposizione ha acuito lo scontro? Un chiaro capriccio assecondato a favore di un personaggio che la città non ha mai gradito e le cui affermazioni denigratorie sono ancora impresse nella memoria e nel cuore dei napoletani. Napoletani che, in quanto meridionali, grazie alla Lega, hanno inoltre, negli anni, visto diminuire gli investimenti del Governo per la crescita del Meridione, ma hanno visto crescere la disperazione sociale conseguenza di quei tagli e di quella mancanza di attenzione e cura. Sarà forse anche per questo che, a Napoli, come in qualsiasi città del Paese ma a maggior ragione del Sud Italia, vi sono stati scontri e rivendicazioni popolari anche aspre, ma ahimè prevedibili e comprensibili. Se si fosse evitata l’imposizione, vi sarebbe stata una grande e festosa manifestazione pacifica e popolare. Con famiglie, bambini, immigrati che, invece, hanno avuto paura di scendere in piazza dato il clima teso.
– Il Sindaco ha incoraggiato l’uso della violenza? Il sindaco, nelle sue dichiarazioni, ha sempre manifestato il desiderio di una manifestazione pacifica, colorata, ironica, anche satirica, ma serena. Non ha mai incoraggiato la violenza, né mai potrà capitare che lo faccia.
– Il Sindaco aveva il potere di impedire gli scontri? Il sindaco non aveva alcun potere di intercedere nella gestione della piazza, che di per sé è imprevedibile ed ingestibile, soprattutto dinanzi a un Salvini, i cui primi nemici sono i tifosi che ogni settimana , da anni, grazie alla lega e all’odio che ha distribuito nel paese, hanno dovuto sentirsi gridare offese di ogni tipo.
– Chi è responsabile dell’ordine pubblico? Il responsabile dell’ordine pubblico è solo il questore che, in prefettura, aveva assicurato di poter gestire la piazza e di poter garantire il sereno accesso alla Mostra. Così non è stato.
– Chi ha pagato lo scotto di questa vicenda? Gli scontri ci sono stati, la piazza ad un certo punto è divenuta ingestibile, così come non è stata accessibile la Mostra e con essa la fiera del giovane imprenditore che ha visto, il giorno dell’inaugurazione e del lancio della sua iniziativa, sale deserte e zero accessi. A pagare, dunque, lo scotto di una violenza, di un abuso istituzionale: imprenditori, ente mostra, il quartiere, l’amministrazione, l’immagine della città che, però, per quanto ne dicano i giornali, giornalai e media tutti, si è dimostrata una grande e determinata anomalia, con la sua autonomia e indomabile fierezza.

Laura Bismuto, Consigliera Comunale Dema

Intervista ad Eve La Plume: “…alla continua ricerca del bello in tutte le sue forme…”

Quando è nata la possibilità di intervistare Eve La Plume, una delle artiste più note nel panorama del burlesque italiano, in fin dei conti già presagivo che ne sarebbe uscito il ritratto di una donna intelligente con una spiccata sensibilità artistica.

Di seguito l’intervista:

 

Allora Eve,da qualche anno in Italia finalmente il burlesque si è consolidato come realtà significativa. Quanto è stata dura la strada per arrivare a questo risultato?
Quando nel 2004 preparavo il mio primo spettacolo non immaginavo che sarebbe stato l’inizio della mia nuova vita e di certo non immaginavo che quello spettacolo, il cui contenuto mi trovavo a spiegare a persone che aggrottavano la fronte e si coprivano di punti di domanda, sarebbe diventato così popolare.
La strada è stata davvero splendida e guardandomi in dietro mi commuovo ripensando ai tanti momenti vissuti con il solo intento di dare dignità e nobilitare questo tipo di spettacolo.E’ stata una missione, portare il burlesque nei salotti buoni delle persone influenti e sconfiggere la loro ritrosia,
imporre le mie regole estetiche nei programmi televisivi, e soprattutto dire tanti no, ogni volta che la richiesta si allontanava dal rigore di cui mi faccio carico.

Crede che il burlesque possa avere un’incidenza dal punto di vista dell’autostima delle tante che lo praticano? E’ possibile condurre delle vite ordinarie ma sentirsi seducenti come delle performer?
Non sono una grande sostenitrice del “burlesque terapeutico”, ma in tempi di grande smarrimento spirituale anche il burlesque sembra dover arrivare in soccorso.

A suo modo di vedere, come è cambiato l’ideale di bello femminile dagli anni 80, in cui prevaleva una rappresentazione di un corpo filiforme?
Le mode estetiche, hanno, nel corso dei secoli inflitto pene indicibili al corpo femminile.Se pensiamo a corsetti e crinoline che hanno torturato le donne fino all’inizio del ‘900, fino ad arrivare agli anni ’60 quando ci si addormentò con le forme rassicuranti e materne della Mangano e ci si risvegliò con quel graziosissimo scheletrino di Twiggy.E se gli anni ’80 hanno chiesto alle donne di mascolinizzarsi dentro a tailleur squadrati, gli anni 2000 ci hanno proposto efebiche ragazzine denutrite convincendoci che, nel mondo del troppo, l’unico modello possibile si dovesse avvicinare meschinamente al nulla.
Oggi, la strada per raggiungere un ideale estetico sano e armonioso è ancora lunga, i canoni di bellezza sono più che mai contraddittori, da una parte le grucce umane che continuano a calcare le passerelle degli stilisti e dell’altra le donne televisive tutte botox e silicone.
Forse in questo senso il mondo del burlesque ci fornisce uno spiraglio di luce e ci regala la visione di donne con una bellezza personale, con caratteri e taglie differenti tra loro, riportando il concetto di bellezza a parametri sani e variegati.

Guardando le sue immagini, il suo percorso sembra intimamente e profondamente artistico. Cosa pensa a tal proposito? Che legame ha con l’arte?
Rimango sempre incantata dal periodo della Belle Époque da cui traggo costantemente ispirazione, le linee sinuose, i riferimenti floreali, i giapponismi e la ricerca dell’armonia di fine ‘800 e di inizio ‘900 mi emoziona e mi coinvolge sempre profondamente.

Come è Eve la Plume quando si assopiscono le luci dello spettacolo? Quali sono le sue maggiori passioni?
Nella vita sono un esteta, alla continua ricerca del bello in tutte le sue forme.
Adoro cucire i miei abiti e i miei accessori, e gran parte dei miei pensieri sono occupati a risolvere “problematiche sartoriali” e di accostamento colori.

Ci consiglia un’artista che ama in qualunque campo ritenga opportuno.
Amo Rossy de Palma l’artista poliedrica e poliglotta,capace con la forza della sua personalità di farci riscoprire il bello in un viso che sfida ogni regola della simmetria. Rossy nella vita come in scena è un inno alla vita, porta con se gioia e determinazione ed è portatrice sana di entusiasmo.