GRIDAS BENE COMUNE DELLA CITTA’ DI NAPOLI.

Al Sindaco di Napoli

Al Governatore della Regione Campania

Al Presidente Istituto Autonomo Case Popolari

 

Napoli, lì 28/02/2017

 

Oggetto: lettera aperta sulla spinosa questione del GRIDAS.

 

Occupazione abusiva. Abbiamo deciso di scrivere a tutti voi perché questa definizione ci appare intollerabile. Cosa è “abusivo”? Indagando l’etimologia ci verrebbe da pensare che è abusivo ciò che è utilizzato in malo modo. Ora, nel caso del Gridas, chi utilizza in cattivo modo cosa?

E’ appena il caso di ricordare che l’occupazione del GRIDAS (Gruppo Risveglio dal Sonno) risale agli anni 80. Già nel 1983 veniva organizzato il carnevale. Proprio nel cuore di una delle periferie di Napoli in cui le condizioni di vita erano più agghiaccianti, il GRIDAS rappresentava un punto di riferimento aggregativo, capace di creare comunità  dove altri producevano deserto.

Le strade di Scampia e dell’intera città sono state inondate dei meravigliosi murales di Felice Pignataro. Ed ora, nel rivolgerci a voi, rappresentanti istituzionali, vorremmo rifletteste su un fatto. Esiste una tendenza del mal governo a creare zone di grigiore urbano. Una sorta di cromatismo dell’esclusione. A questa tendenza fa da contraltare il recupero attraverso un’attività tesa a ridisegnare  lo spazio grazie alla potenza dell’immaginazione.

Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta il GRIDAS per Scampia e per Napoli?

Basterebbe guardare l’ultimo carnevale. Un’umanità festante che scende in strada, si incontra, si riscopre come cittadinanza gioiosa e vitale. Altri, al posto di quella moltitudine colorata avrebbero voluto atroci solitudini.

Negli anni abbiamo coltivato molte domande che ci piacerebbe porgervi. Ne tiriamo subito una fuori. Come pensate debba essere combattuta la criminalità? La presenza di un punto di aggregazione vitale capace di catturare le giovani energie e di liberarle in percorsi creativi, credete sia una pratica “abusiva” o forse è abusivo lasciare che un immobile deteriori a causa della più totale noncuranza? Cero, forse sarebbe meglio uno spazio chiuso, in abbandono. O forse sarebbe meglio una resa, lasciando  che tutto vada in malora e quello stabile sia occupato dai gruppi criminali che imporrebbero su di esso una sovranità indiscutibile.

Comprendiamo che queste domande non hanno risposte semplici né sono formulate per sbrigative repliche.

Intanto ci assumiamo noi della redazione l’onere di una proposta difficile che richiederebbe nella riposta un grado di maturità che oltrepassi le contrapposizioni partitiche:

convocare immediatamente un tavolo interistituzionale con tutti voi, che metta all’ordine del giorno un provvedimento che dichiari il Gridas Bene Comune della città di Napoli, bene a titolarità diffusa, prezioso per lo sviluppo dei Diritti Fondamentali nella comunità locale, che riconosca quel luogo come punto di ricomposizione partecipata a ridosso del confine, il dannato limes che separa gli avamposti democratici dalla desertificazione barbara.

Insomma, se le reti partecipative sono l’elemento fondante della democrazia, potremmo dire “costituente”, come la storia repubblicana ci dimostra, quando sono in gioco livelli altissimi di tutela dei diritti, pur nelle vostre differenze, avete l’obbligo morale di trovare una coraggiosa coesione.

Attendiamo fiduciosi una risposta, ma se non dovesse arrivare, il vostro silenzio vi condannerà ad essere relegati nel museo delle antichità sorpassate dalla storia artistica, culturale e sociale di questa città.

Vi auguriamo che possiate avere giudizio perché citando una frase di Goya che Felice ricordava spesso “il sonno della ragione genera mostri”.

 

 

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