Lettera aperta alle aggregazioni politiche ed agli attivisti (Per una nuova soggettivita’del vivente).

Abbiamo deciso di scrivere dopo aver attraversato i deserti del tempo. Abbiamo investito in un’avventura come si punta su una sorta di scommessa, col desiderio inconfessabile di attraversare l’universo, come il telescopio Hubble, per cercare nuove forme di vita.

Si, perché è questa la sostanza profonda dell’esistenza, la sua ragione “ontologica”: la vita.

Lungo il viaggio si sono ribaltati i nostri paradigmi ed abbiamo compreso che:

“L’altezza è profondità,

l’abisso è luce inaccesa, la tenebra è chiarezza, il magno è parvo,

il confuso è distinto, la lite è amicizia, il dividuo è individuo,

l’atomo è immenso”.

Nella nostra galassia politica tutto d’un tratto ogni cosa ci è parsa ridotta alla sua grandezza minima. Le soggettività politiche ridotte ad atomi (chiameremo questo processo sinistra quantica), eppure Giordano Bruno affermava che “l’atomo è immenso” e sarebbe uno sterminato campo di ricerca se solo si riscoprisse il coraggio di abbandonare i demoni del dogmatismo.

Cosa accadrà nei prossimi anni?

Il fisico Niels Bohr sosteneva che fare previsioni è impossibile. E’possibile immaginare scenari che potrebbero subire “accelerazioni storiche” verso l’attuazione o essere annientati, all’opposto, da un evento imprevedibile.

Ed in effetti viviamo un tempo di scomposizione delle forze politiche. Il Partito Democratico appare smembrato dalla collisione tra gli apparati tosco-emiliani ed i gruppi che fanno riferimento alle strutture finanziarie del nord.

Le destre puntano ad una ricomposizione del loro campo facendo leva su temi conservatori e nazionalisti.

Il M5S sta portando a compimento una sorta di mutazione genetica. Da movimento che ha perorato i temi della democrazia diretta a dispositivo elitario, eterodiretto, capace di ingenerare un equivoco su tali temi fondanti.

A sinistra tutto da rifare. Un’esplosione che non ha portato alla nascita di alcun universo. Governata in ogni fase dal ceto politico. Abbiamo osservato  il congresso di S.I. Ci risulta evidente che l’esperienza di Podemos sia quella di una soggettività autoperimetrata in una stagione di lotte. S.I. pur anelando a quell’esperienza, sotto questo profilo è apparsa totalmente assente, incapace di esprimere un reale rinnovamento ed una connessione sentimentale. Abbiamo osservato con attenzione l’esperienza di Dema, proprio qui a Napoli, ma abbiamo registrato una incapacità oggettiva a radicarsi realmente sui territori, anche perché la mera presenza di un leader taumaturgico non è sufficiente a consentire che la vita germogli. All’ombra di un leader spesso germogliano dei seguaci, ma è veramente tropo poco rispetto alla posta in gioco.

Guardiamo con ghigno sarcastico le proposte  D’Alema/Pisapia. Una dinamica in cui la politica è assente. Semplice riorganizzazione di apparati. Gli attori del campo progressista quali azioni hanno intrapreso per contrastare il progressivo smantellamento dei diritti che è avvenuto in questi anni?

Sul piano della passività già la Cigl, spesso cinghia di trasmissione di questi apparati, ha svolto il ruolo del pugile suonato che ha incassato duri colpi senza proclamare un minuto di sciopero. Ma del resto i colpi non li incassavano le burocrazie sindacali (do you remember Pacchetto Treu?).

Complessivamente crediamo che l’intera società sia attraversata da un processo anestetizzante. Il potere, inteso come capacità di costruire  decisione politica, è evaporato in organismi sovranazionali, lasciando alla mediocrazia il compito di rappresentare una sorta di front office.

Tutto ciò mentre siamo attori nella Fortezza Europa dei muri contro i migranti, che getta un colpo di spugna sui diritti acquisiti in precedenti cicli di lotte, trasforma lo spazio  in un prisma di spazialità diverse, diseguali e  la geografia in un assordo junkspace, sotto cui vengono sepolti i rifiuti tossici di un sistema produttivo impazzito.

Un tassello di un mosaico generale che a guardarlo ci restituisce l’orrenda immagine di uno scontro tra aree geo-economiche.

Eppure siamo ottimisti. Riteniamo che lo spazio politico non sia stato totalmente assorbito in questo assurdo gioco che disgrega e mortifica. Sono invece maturi i tempi per l’elaborazione di una idea della sovranità (e quindi della politica) prodotta in armonia con le  reti cooperative e partecipative.

L’Italia è stata attraversata da un ciclo di lotte formidabili. Dalle lotte in difesa dell’ambiente in Val di Susa, fino alla disperata e solitaria battaglia dei precari di AlmaViva. Non vi è un lembo della nostra penisola in cui non si sia prodotta una frattura nel meccanismo di esercizio della sovranità dall’alto.

Noi di NapoLeaks siamo quelli delle scommesse impossibili ed è per questo che proprio noi, un microscopico gruppo annidato nel cyberspazio, formalizziamo un appello a tutte le soggettività politiche del vivente.  E’ necessario assumere un ruolo da protagonisti. Provare a sperimentare uno spazio politico di ricomposizione a partire dalle lotte che i migranti stanno conducendo contro il caporalato, dalle lotte per la difesa dell’ambiente, sostenere le vertenze ovunque vi siano dei precari in movimento (l’isolamento dei lavoratori di AlmaViva è una pagina indecente), sviluppare iniziative per un reddito universale, poiché ogni essere umano produce valore nella grande catena di montaggio sociale e troppo spesso se sei precario finisci per essere esercito di riserva aziendale,  creare reti tra soggetti produttivi che preservino l’ambiente ed i diritti dei lavoratori attraverso l’organizzazione cooperativa. Rifondare il rapporto tra produzione, lavoro ed economia.

In anni di esperienza abbiamo accumulato un enorme sapere ed ora vi sono le condizioni per metterlo in campo per generare “materia sociale libera”

“non è la materia che crea il sapere,

è il sapere che crea la materia”

Nel bel mezzo di questo continuo fluttuare della sorte ci rivolgiamo alla vitalità che ci circonda, agli attivisti, agli esseri umani fluttuanti nell’infosfera o protagonisti nei processi di riproduzione dei tanti cicli di lotta biopolitica.

Che nell’attraversare le dimensioni caratterizzate delle tante interconnessioni,  siano loro a lanciare la proposta per una nuova soggettività politica.

La legge dell’evoluzione ci ha portato per l’ennesima volta ad un bivio. Permanere uguali a noi stessi e forse perire o evolverci. In questa mutazione, esattamente nel nostro campo, andrebbero travolte quelle mediocrazie rappresentate dai dirigenti che spesso soffocano la vitalità ed imbrigliano l’azione.

Non è possibile assaltare la cittadella del potere chiedendo democrazia diretta se non pratichiamo democrazia radicale.

D’altro canto la tendenza alla virtualizzazione dei conflitti rischia di sovrapporre le timelines alle piazze. Anche in questo caso bisogna sovvertire l’ordine del discorso poichè siamo profondamente convinti che internet sia una relazione, e che esso, come ogni strumento tecnologico, se usato con consapevolezza possa favorire e non mortificare la sfera politica a patto che il divenire comune delle relazioni sia produzione del comune nella dimensione reale, e che non si perda la battaglia contro le solitudini in cui hanno rinchiuso molti.

Ci ritroviamo di fronte un mondo complesso ed inedito per molti aspetti. Quando Marx studiava il lavoro operaio lo faceva in un contesto in cui questo rappresentava una tendenza di un sistema produttivo di natura agricola.

Bisognerebbe forse oggi ritrovare l’ambizione che si cela dietro un gesto di sfida: elaborare una proposta politica adeguata ai tempi. Interpretare la tendenza, percepire l’onda prima ancora che arrivi.

Cari tutt@, care amici ed amiche:

“il mondo funziona a cicli: due volte ogni secolo l’Oceano ci ricorda quanto siamo veramente piccoli”

e quando si presagiscono i sintomi di un’onda,  non predisporsi a cavalcarla è come rassegnarsi ad una esistenza senza vita.

 

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