“135 chili di bignè, pane e merendine” il libro di Vincenza Luciano

L’avvocato Vincenza Luciano ha deciso di narrare in un romanzo in imminenza di pubblicazione una vicenda autobiografica.

Il tema di fondo è quello della bulimia.

In attesa di leggere “135 chili di bignè, pane e merendine”, incuriositi dal suo lavoro l’abbiamo intervistata:

allora  Vincenza, di cosa parla il suo romanzo?

Si tratta di una vicenda autobiografica, che si svolge in un paese della Bassa Irpinia, Avella, tra gli inizi degli anni settanta fino ad arrivare ai giorni d’oggi. La protagonista, Vincenza, all’età di cinque anni crede di vedere uno gnomo con il cappello a tre punte, che ha stampato sul volto un ghigno terrificante. Ne ha paura perché non capisce se tale visione è reale o immaginaria. Fa ingresso in tal modo nella sua vita quella che per lei diventa una vera e propria “complicazione”. Erano i tempi in cui la televisione trasmetteva la prima serie del cartone animato Ufo Robot. Erano i tempi in cui, le bambine di buona famiglia, frequentavano la scuola gestita dalle suore. Ufo Robot e le suore con il velo sui capelli erano esempi di “trasformazione” per Vincenza, che iniziò così a vivere anche su di lei la “trasformazione”. Si trattava di sensazioni che sentiva nella pancia, nello stomaco. Avvertiva dentro di sé l’esistenza di un mostro che poteva tenere a bada solo mangiando, mangiando e mangiando. Tutto questo la portò a diventare una donna affetta da un grave stato di obesità. Centrotrentacinque chili il prezzo da pagare per colpa della bulimia. Ad un certo punto la svolta. All’età di 30 anni, dopo un’esistenza di emarginazione, disagio e angoscia, l’inizio del percorso psicoterapeutico – intrapreso qualche anno prima – le consente di perdere sessanta chili e diventare finalmente una donna libera dalla paura ovvero da quello “gnomo” incontrato venticinque anni prima. Nel racconto, ironico ma anche intriso di sofferenza, vengono spiegati tutti i meccanismi tipici della bulimia senza vomito e soprattutto gli strumenti necessari per poter guarire. Una testimonianza di incoraggiamento e di speranza per tutti coloro che sono affetti da tale disturbo del comportamento alimentare.

L’obesità può essere causa di emarginazione?

Assolutamente sì. Si tende ad isolarsi proprio perché spesso derisi, non capiti, offesi, umiliati anche solo perché non puoi vestirti in un certo modo … perché se sei grasso oggi vieni considerato  brutto, perdente,  persona non di qualità. Purtroppo.
Di bulimia si parla poco. Secondo la sua esperienza quali sono le cause?
Avere paura di qualcosa di irreale che però tu senti e vivi come reale. Nel mio libro, in uscita la prossima settimana grazie all’Erudita marchio del Gruppo Giulio Perrone Editore di Roma, spiego bene in che cosa consiste questa paura. Nel mio caso, certa cinematografia horror e di fantascienza, ha rafforzato in me la paura per realtà mostruose, invece del tutto inesistenti.
Esiste un modo per contrastare la bulimia?
Iniziare un percorso di psicoterapia con un valido professionista che ti consenta di affrontare la paura di cui ho appena parlato, superarla, facendoti trovare la forza di guardare con obiettività la realtà.
Oggi lei è una donna felice?
Oggi io sono prima di tutto una donna libera dalla paura, una donna serena ma al contempo propositiva, piena di progetti ed entusiasta della vita. Forse vivere così significa veramente essere felici!

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