10 anni del Mammut di Scampia- una resistenza vitale e ostinata

Il 2017 comincia con un anniversario importante eppure sconosciuto, o dimenticato, dalla città che decide. È quello del Centro Territoriale Mammut di Scampia, una realtà di riferimento nazionale nel campo della pedagogia attiva e dell’educazione non autoritaria che quest’anno compie 10 anni.
Nato nel 2007, sulle macerie e l’odore di polvere da sparo della faida di Scampia, il Mammut è stato da subito un luogo che apparteneva al quartiere. Il nome infatti è quello che gli abitanti davano all’enorme porticato che sorge nel cuore di Scampia, sotto le cui colonne un gruppo di operatori e pedagogisti, guidati da Giovanni Zoppoli, maestro ed educatore, iniziò la propria avventura.
Sono stati 10 anni di utopie, resistenze, creazione di nuove comunità. 10 anni in cui in cui il Mammut ha coinvolto oltre 10.000 tra bambini, ragazzi e adulti italiani, migranti e rom, ha recuperato 50 spazi pubblici in varie realtà italiane, ha condotto un’inchiesta permanente sul fare scuola e fare città, cercando di trasformarli in luoghi ‘salutari’ per adulti e bambini, con la campagna Risvegliamoci in cortile ha spinto decine di scuole in Italia a restituire ai bambini i cortili e gli spazi all’aperto per le attività, ha fatto comunità sul territorio con il Mito, gioco collettivo tra teatro, tradizione popolare e ricerca pedagogica. Poi, su un colorato camper, il Mammutbus, ha portato il suo spirito di frontiera in giro per l’Italia, e con giochi di strada, laboratori di pittura e fabulazione è arrivato nelle scuole, centri sociali e associazioni, raggiungendo le piazze cittadine più remote.
Nel bel mezzo di Scampia il Mammut ha partorito anche una mediateca, una scuola di italiano per migranti e una ciclofficina, ha organizzato un ambulatorio popolare di medicina omeopatica per gli abitanti del quartiere e realizzato attività di supporto didattico per adolescenti; ma anche corsi di chitarra, break dance e bike polo e corsi di italiano per migranti.
Infine, lo scorso giugno ha dato vita al primo giornale di e per bambini di Napoli. Una pubblicazione bimestrale, con anche una versione online (www.barritodeipiccoli.org) aggiornata settimanalmente, che ospita opere e racconti di autori, disegnatori, scrittori ed artisti ma che soprattutto ha nei bambini gli autori e i protagonisti. In questi giorni inoltre il Mammut ha lanciato un coordinamento per la pedagogia attiva, con l’obiettivo di mettere in rete tutte le soggettività che credono ad una scuola e ad una società fondata sulla liberazione anziché sul dominio e sul controllo.
Un altro passo vitale ed ostinato, realizzato in una situazione di contributi pubblici minimi ed effimeri, che sfida la crisi e gli ottusi tagli al welfare nazionale e locale.
Un patrimonio di saperi, competenze ed amore che non ha ceduto alla logica dominante di marketing delle imprese sociali ed alla spettacolarizzazione dei bisogni – con cui oggi sono stati sostituiti appieno diritti e servizi- Il Mammut ha scelto di non fare del suo metodo di pedagogia attiva e dei bambini del quartiere un brand da far finanziare al capitale bancario, vedendo intanto ridotti all’osso gli occasionali contributi pubblici. Ma da dieci anni il Mammut vive e fa vivere meglio l’infanzia e l’adolescenza in città. Anche se la città che decide non lo sa, o lo dimentica. L’unica arma contro l’orrore di una morte ventenne, come quella di Renato a Soccavo, non sono i sermoni di Saviano né gli slogan da tour operator del Comune. Sono i fatti. Fatti decennali come il Centro territoriale Mammut.

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