I Blues Addiruse festeggiano la pubblicazione di “ViaNova”al Cellar Theory

I portavoce del Neapolitan Power presentano il loro nuovo album con un live che assomiglia ad una grande festa tra amici

Giovedì 26 gennaio, il palco del Cellar Theory ha ospitato un’evento che ha combinato la presentazione del nuovo disco dei Blues Addiruse “ViaNova” al susseguirsi sul palco di una fetta delle migliori eccellenze musicali napoletane del momento: Giovanni Block, Gnut, Dario Guarino (Aged Teen), Ciro Tuzzi degli Epo, Dario Sansone dei Foja ed altri ancora, tra cui Luciano Labrano che ha ospitato l’evento al locale vomerese.
La storia dei Blues Addiruse nasce nel 2003, ma della formazione originaria è rimasto solo il cantante e fondatore Alfredo D’Ecclesiis attualmente accompagnato dalle chitarre di Andrea Cioffi e Fabrizio Faraone, il trascinante basso di Giampaolo Cosentini, che si occupa anche dei cori, e la batteria di Giulio Pitoni.
Il precedente album, “Blues Addiruse”, pubblicato nel 2011 segnò l’inizio di un lungo periodo di transizione per la band, durante il quale Alfredo D’Ecclesiis ha continuato ad esibirsi per conto proprio, con nuovi pseudonimi.
Il titolo “ViaNova”, sembra presagire un nuovo periodo per la band che ha probabilmente trovato stabilità in questa nuova formazione in cui tutti i componenti sembrano fondamentali: la sessione ritmica crea stabilità nei brani sia dal vivo che su disco, permettendo alle chitarre di giocare tra loro e stendere un tappeto per la voce di Alfredo che suona come quella di un Tom Waits partenopeo con un’infatuazione per Mario Merola.
I testi, rigorosamente in dialetto, sono come nei classici vecchi brani blues, principalmente malinconici e qualche volta portati volutamente all’esasperazione dal cantato, come nelle sceneggiate napoletane.
L’atmosfera della serata è informale e tra una canzone e l’altra Alfredo invita i suoi amici musicisti a dividere il palco, tentandoli con una bottiglia di vino: i brani eseguiti sono quelli di ViaNova, che fondono rock e blues, oppure quelli degli ospiti che vertono principalmente al cantautorato e c’è spazio anche per i pezzi più amati del primo album come “Oh Livia” e la cover napoletanizzata di “Sweet Home Chicago” di Robert Johnson, il cui testo è reinventato in una modalità vietata ai minori.
La musica e le collaborazioni continuano fino alle due di notte, mentre la sala gremita, lentamente si svuota del pubblico che torna a casa soddisfatto e più consapevole riguardo una parte delle proposte musicali, dal folk al blues, tra cui scegliere a Napoli.

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