Ed ora cosa accadrà alla Biblioteca dell Istituto Nazionale per gli Studi Filosofici?

Alcuni traumi rimossi trovano riparo nell’inconscio. Ciò non vuol dire che scompaiano. No, semplicemente ciclicamente riaffiorano emergendo in forme sintomatiche. Con questa riflessione è possibile spiegarsi lo smarrimento che segue la morte dell’ avv. Gerado Marotta. Questa città conserva silente ma vivo il ricordo del saccheggio dei Girolamini. Sarebbe un dolore ulteriore, eccessivo, intollerabile se la stessa cosa si riproponesse con i volumi dell Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Al ricordo di Gerardo Marotta hanno associato molte etichette. Un marxista, un giacobino, un liberale. Invece è bello pensare che tutte le anime che lo hanno caratterizzato erano in fin dei conti legate dal filo sottile, sempre più evidente negli ultimi anni, di un umanesimo appassionato. Gli interessi bruniani ne sono traccia.

La camera ardente sarà allestita presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

A Palazzo Serra di Cassano avrà luogo la cerimonia funebre. Proprio qui furono inspiegabilmente incartonati e rimossi i volumi della preziosa biblioteca. In totale 300.000. Un patrimonio inestimabile, finito nei sottoscala di Palazzo Serra, in un’area dismessa a Casoria e presso l’istituto Colosimo.

Sovente Marotta, con riferimento a fatti storici del 1799 parlò di genocidio culturale. Pensando ai suoi libri è lecito temere un genocidio spirituale.

Ed ora ogni commemorazione da parte delle Istituzioni rischia di essere pura retorica se non si decide di affrontare a viso aperto il demone che tormentò la vita dell’avvocato e che oggi desta tanta preoccupazione nei napoletani ed in tutti gli uomini e le donne che hanno a cuore la salvaguardia del patrimonio culturale: trovare una collocazione degna per i tanti, tantissimi volumi.

 

 

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