Vigili urbani: ku fu? da Napoli con furore.

Nelle notti insonni cosa c’è di meglio di un B-movie? Chi ricorda l’indiscusso capolavoro intitolato “Ku Fu: dalla Sicilia con furore”? Nel film un esilarante Franco Franchi si cimentava in un torneo di Kung Fu. Il premio per il vincitore sarebbe stato un posto da vigile urbano nel Comune di Roma. Ebbene, non Michajlovic Ejzenstejn, non Jean Vigo, non Auguste e Luise Lumiere devono aver influenzato il background dei nostri amministratori, ma il solo Franco Franchi. Nulla di male i questo, ma l’idea di addestrare i vigili urbani con le arti marziali, uscita fuori in commissione giovani del Comune di Napoli, è alquanto singolare.

In primis le arti marziali rappresentano il percorso di una vita. Ridurle ad un corso di autodifesa significa apprenderle superficialmente. Esse, se non comprese e mal padroneggiate mettono a repentaglio la vita di chi le pratica!

Un’arte marziale è l’utilizzazione del proprio corpo per manifestare lo spirito in forma fisica. La polizia Municipale, se ha una vocazione in questo senso, non farebbe meglio a praticare un corso di yoga?

In secondo luogo vorrei che al Comune di Napoli fosse adottato come documento programmatico la frase del grande maestro Morihei Ueschiba (che mi pare sia stato più addentro la materia di quelli della FIJIKAM):

“utilizzate il vostro corpo per generare le forme

utilizzate il vostro spirito per trascendere le forme

unificate il corpo e lo spirito per attivare l’Arte della Pace”

Quindi, assodato che le arti marziali, se seriamente intese, non possono essere ridotte ad un manualetto di autodifesa, resterebbe da comprendere se in questa città si vuole trasformare la Municipale in un corpo come la Folgore o i Lagunari, oppure il ruolo che i Vigili devono svolgere è del tutto diverso.

Ricordo una citazione dal film Ku Fu: dalla Sicilia con furore: “con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo”. Io aggiungerei, con queste scelte politiche fai harakiri.

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