Chi ama non dimentica…o forse sì?

SS Il Re è tornato, il Re è a casa sua.

Perché sì, Napoli è la casa di Diego Armando Maradona; è la casa del più grande giocatore che abbia mai calpestato il manto verde del San Paolo, tempio profano reso sacro dal ‘DIOs’ dalla fisiognomica che tradisce, quel “ genio della pelota, dell’invenzione prestipedatoria, dell’esecuzione cum phantasia”, come scriveva Gianni Brera.

Eppure c’è una parte, neanche tanto sparuta, dell’opinione pubblica e della stampa locale, che male ha accolto il ritorno del Pibe de Oro.

L’accusa, quella meno acrimoniosa, è di essersi (s)venduto e di aver contaminato un luogo sacro di cultura, quale è il Teatro San Carlo di Napoli. E, come un vaso di Pandora scoperto in malafede, si ripropongono le fragilità di un uomo, per il quale il titolo d’eroe appare pesante quanto terreno di gioco di Marassi, in quel Sampdoria – Napoli dell’ormai lontano 1986, quando dal dischetto Diego batté Bistazzoni e il Napoli iniziò a condividere la vetta della classifica con la Juve di Rino Marchesi; da lì iniziò il sogno, quel sogno che ha come artefice il “sudaca” che a Napoli venne per vincere.

Forse è vero, una parte della città, una parte dei tifosi, pare ancora troppo legata al passato; quasi come se liberarsene equivalesse a tradire, ma il passato pesa solo a chi, nel ricordo, ne ha paura.

Perché, davvero, chi ama non dimentica; e, chi ama, non può dimenticare l’uomo ai cui piedi milioni di sogni furono affidati, attaccati come quella sfera di cuoio che sembrava appendice di quel sinistro che ha fatto della sregolatezza il più leggendario dei geni.

“… Maradona piensace tu, si mo’ nun succere nun succere cchiu’

‘Argentina toja sta cca’, nun putimme cchiu’ aspetta’, finalmente ce putimmo vendica’…”

Ora il Re è tornato, ora il Re è a casa sua; lasciatecelo godere… ¡Y que DIOs bendiga nuestro amor!

 

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