NapoLeaks incontra Maurizio Capone

Incontro Maurizio Capone in un bar. Il tono è da subito confidenziale. Credo vi sia una predisposizione dei grandi artisti all’ascolto e Maurizio mi pare incuriosito da tutto. Mi chiede del blog, del lavoro di inchiesta, delle aspirazioni, persino della”buatteria” (batteria di barattoli) che ho costruito con mia figlia.

Finiamo per parlare di musica quasi ci conoscessimo da una vita.

Io ho amato Mozzarella Nigga dal primo momento. Mi è parso un album da cui traspare una profonda cultura musicale.

Le risposte credo facciano intuire questa ricchezza:

 

Sulla copertina del tuo nuovo album, Mozzarella Nigga, c’è una foto in cui tu racchiudi tra le mani un TAO, ci racconti il perché di quest’idea?

Mozzarella Nigga è una parola che veniva utilizzata per offendere gli emigranti italiani che sbarcarono negli Stati Uniti negli anni ’50. E’ una parola che fonde il nero con il bianco, l’Italia con l’Africa e con la cultura afroamericana. E’ molto rappresentativa del mio modo di far musica. Durante la lavorazione del disco ed in particolare delle immagini che mi sarebbe piaciuto associare mi venne in mente di creare una mozzarella a forma di tao. Infatti quella che stringo è una mozzarella/tao realizzata in ceramica dai Fratelli Scuotto. Un simbolo che descrive ancor meglio il concetto di ricerca dell’armonia tra popoli tra le persone ed in modo più ampio tra tutti gli abitanti della madre Terra. Con il tao sono riuscito ad integrare anche un elemento asiatico così da abbracciare i quattro continenti principale: Europa, Asia, America ed Asia.

 

Ci parli di Mozzarella Nigga. Ascoltandolo ho l’impressione che rappresenti una nuova tappa evolutiva nel tuo percorso.

Si in effetti è un punto di ripartenza. Nasce da una profonda ricerca personale sul linguaggio musicale e testuale. Erano circa otto anni che non facevamo un disco intero di inediti e questo perché ho avuto bisogno di riflettere. Non faccio dischi se non c’è una forte motivazione ed infatti questo è un disco con un’enorme travaglio ed il desiderio di dire qualcosa di molto originale.
Ho scelto un  integralismo strumentale che deve dare il massimo risalto agli strumenti fatti con materiali riciclati, chi ascolta deve percepire che il suono è diverso e che non nasce da strumenti convenzionali. I brani  nella loro composizione parlano una lingua ibrida, mischiano stili diversi, propongono letture alternative. Per fare un esempio, Globe Unity è un brano hip hop che però si muove ritmicamente su un 7/8,  un tempo dispari non utilizzato nel rap.
Tutte le scelte fatte in questo disco scaturiscono dalle emozioni, non ho fatto calcoli commerciali ed anche gli ospiti che hanno partecipato sono stati scelti per motivi “ideologici” e di cuore.
Mozzarella Nigga è una parola che rappresenta un popolo ed ho cercato di rimandare questa immagine a chi ascolta.
I testi sono in napoletano, italiano ed inglese. Una specie di esperanto che è la lingua corrente parlata a Napoli. Anche in questo adotto delle soluzioni non comuni, utilizzo le parole per i loro contenuti ma le plasmo al suono di cui ho bisogno.
Le tematiche sono per me fondamentali, nascono dalle tante emozioni che mi inondano vivendo tra la gente, passando senza problemi da contesti molto diversi  tra di loro ed entrando in luoghi dove le emozioni sono fortissime come le zone a rischio, le carceri, le scuole, le università. Tutti luoghi dove la vita è esplosiva, in un modo o nell’altro e questi contrasti mi alimentano. Mi danno spunti e voglia di raccontare.
 
Utilizzando strumenti musicali costruiti con materiali riutilizzati che tipo di messaggio vuoi lanciare?
I miei strumenti rappresentano di per se una grandissima metafora, quella di Cenerentola! Essere dei rifiuti che si trasformano in eccellenti strumenti musicali da il senso del mio modo di vedere la vita e   le persone.
Ci sono tanti detti che ce lo dicono come “l’abito non fa il monaco” ma io ho il privilegio di dimostrarlo e senza retorica, in modo diretto. Non c’è persona che non si meraviglia e non ne coglie   il messaggio perché la musica parla a tutti e lo fa entrando nel profondo, superando le barriere razionali. Io posso provocare, criticare, destabilizzare, sovvertire modi di pensare senza uno scontro  frontale. Posso mettere in discussione l’impianto della nostra società facendo già vedere uno spiraglio di soluzione. Non sono certo colui che salverà il mondo ne minimante lo penso, sia ben chiaro, però  sono un pappice, un piccolo elemento di disturbo che in qualche modo contribuisce a tenere viva un’idea diversa.
Uno che non demorde perchè segue un ideale difficilmente realizzabile ma proprio per  questo sempre attraente!
 
Ci racconti i tuoi prossimi progetti?
Stiamo girando un film per la regia di Demetrio Salvi, sarà un docufilm che racconterà il mio mondo emotivo, una sorta di dipinto che passa attraverso le mie attività, i nostri concerti, le persone significative della mia vita.
E’ nato sull’onda emotiva di Mozzarella Nigga, che ne è anche il titolo provvisorio, ed ha come location principale lo Scugnizzo Liberato con il quale c’è molto feeling, affetto e stima. Ci sono anche molti altri progetti in cantiere tra cui un grosso spettacolo che dovremmo fare a Napoli, un nuovo disco ed ovviamente tanti concerti nei quali speriamo di far ascoltare le canzoni di Mozzarella Nigga.

 

 

10 anni del Mammut di Scampia- una resistenza vitale e ostinata

Il 2017 comincia con un anniversario importante eppure sconosciuto, o dimenticato, dalla città che decide. È quello del Centro Territoriale Mammut di Scampia, una realtà di riferimento nazionale nel campo della pedagogia attiva e dell’educazione non autoritaria che quest’anno compie 10 anni.
Nato nel 2007, sulle macerie e l’odore di polvere da sparo della faida di Scampia, il Mammut è stato da subito un luogo che apparteneva al quartiere. Il nome infatti è quello che gli abitanti davano all’enorme porticato che sorge nel cuore di Scampia, sotto le cui colonne un gruppo di operatori e pedagogisti, guidati da Giovanni Zoppoli, maestro ed educatore, iniziò la propria avventura.
Sono stati 10 anni di utopie, resistenze, creazione di nuove comunità. 10 anni in cui in cui il Mammut ha coinvolto oltre 10.000 tra bambini, ragazzi e adulti italiani, migranti e rom, ha recuperato 50 spazi pubblici in varie realtà italiane, ha condotto un’inchiesta permanente sul fare scuola e fare città, cercando di trasformarli in luoghi ‘salutari’ per adulti e bambini, con la campagna Risvegliamoci in cortile ha spinto decine di scuole in Italia a restituire ai bambini i cortili e gli spazi all’aperto per le attività, ha fatto comunità sul territorio con il Mito, gioco collettivo tra teatro, tradizione popolare e ricerca pedagogica. Poi, su un colorato camper, il Mammutbus, ha portato il suo spirito di frontiera in giro per l’Italia, e con giochi di strada, laboratori di pittura e fabulazione è arrivato nelle scuole, centri sociali e associazioni, raggiungendo le piazze cittadine più remote.
Nel bel mezzo di Scampia il Mammut ha partorito anche una mediateca, una scuola di italiano per migranti e una ciclofficina, ha organizzato un ambulatorio popolare di medicina omeopatica per gli abitanti del quartiere e realizzato attività di supporto didattico per adolescenti; ma anche corsi di chitarra, break dance e bike polo e corsi di italiano per migranti.
Infine, lo scorso giugno ha dato vita al primo giornale di e per bambini di Napoli. Una pubblicazione bimestrale, con anche una versione online (www.barritodeipiccoli.org) aggiornata settimanalmente, che ospita opere e racconti di autori, disegnatori, scrittori ed artisti ma che soprattutto ha nei bambini gli autori e i protagonisti. In questi giorni inoltre il Mammut ha lanciato un coordinamento per la pedagogia attiva, con l’obiettivo di mettere in rete tutte le soggettività che credono ad una scuola e ad una società fondata sulla liberazione anziché sul dominio e sul controllo.
Un altro passo vitale ed ostinato, realizzato in una situazione di contributi pubblici minimi ed effimeri, che sfida la crisi e gli ottusi tagli al welfare nazionale e locale.
Un patrimonio di saperi, competenze ed amore che non ha ceduto alla logica dominante di marketing delle imprese sociali ed alla spettacolarizzazione dei bisogni – con cui oggi sono stati sostituiti appieno diritti e servizi- Il Mammut ha scelto di non fare del suo metodo di pedagogia attiva e dei bambini del quartiere un brand da far finanziare al capitale bancario, vedendo intanto ridotti all’osso gli occasionali contributi pubblici. Ma da dieci anni il Mammut vive e fa vivere meglio l’infanzia e l’adolescenza in città. Anche se la città che decide non lo sa, o lo dimentica. L’unica arma contro l’orrore di una morte ventenne, come quella di Renato a Soccavo, non sono i sermoni di Saviano né gli slogan da tour operator del Comune. Sono i fatti. Fatti decennali come il Centro territoriale Mammut.

I Blues Addiruse festeggiano la pubblicazione di “ViaNova”al Cellar Theory

I portavoce del Neapolitan Power presentano il loro nuovo album con un live che assomiglia ad una grande festa tra amici

Giovedì 26 gennaio, il palco del Cellar Theory ha ospitato un’evento che ha combinato la presentazione del nuovo disco dei Blues Addiruse “ViaNova” al susseguirsi sul palco di una fetta delle migliori eccellenze musicali napoletane del momento: Giovanni Block, Gnut, Dario Guarino (Aged Teen), Ciro Tuzzi degli Epo, Dario Sansone dei Foja ed altri ancora, tra cui Luciano Labrano che ha ospitato l’evento al locale vomerese.
La storia dei Blues Addiruse nasce nel 2003, ma della formazione originaria è rimasto solo il cantante e fondatore Alfredo D’Ecclesiis attualmente accompagnato dalle chitarre di Andrea Cioffi e Fabrizio Faraone, il trascinante basso di Giampaolo Cosentini, che si occupa anche dei cori, e la batteria di Giulio Pitoni.
Il precedente album, “Blues Addiruse”, pubblicato nel 2011 segnò l’inizio di un lungo periodo di transizione per la band, durante il quale Alfredo D’Ecclesiis ha continuato ad esibirsi per conto proprio, con nuovi pseudonimi.
Il titolo “ViaNova”, sembra presagire un nuovo periodo per la band che ha probabilmente trovato stabilità in questa nuova formazione in cui tutti i componenti sembrano fondamentali: la sessione ritmica crea stabilità nei brani sia dal vivo che su disco, permettendo alle chitarre di giocare tra loro e stendere un tappeto per la voce di Alfredo che suona come quella di un Tom Waits partenopeo con un’infatuazione per Mario Merola.
I testi, rigorosamente in dialetto, sono come nei classici vecchi brani blues, principalmente malinconici e qualche volta portati volutamente all’esasperazione dal cantato, come nelle sceneggiate napoletane.
L’atmosfera della serata è informale e tra una canzone e l’altra Alfredo invita i suoi amici musicisti a dividere il palco, tentandoli con una bottiglia di vino: i brani eseguiti sono quelli di ViaNova, che fondono rock e blues, oppure quelli degli ospiti che vertono principalmente al cantautorato e c’è spazio anche per i pezzi più amati del primo album come “Oh Livia” e la cover napoletanizzata di “Sweet Home Chicago” di Robert Johnson, il cui testo è reinventato in una modalità vietata ai minori.
La musica e le collaborazioni continuano fino alle due di notte, mentre la sala gremita, lentamente si svuota del pubblico che torna a casa soddisfatto e più consapevole riguardo una parte delle proposte musicali, dal folk al blues, tra cui scegliere a Napoli.

Largo Giusso: sabato 4 febbraio sarà piantato un nuovo cedro.

Il cedro è un albero di rara bellezza. Con i suo tronchi gli antichi romani costruivano gli scafi delle navi da guerra. Oggi invece questa straordinaria specie vegetale è considerata simbolo di pace.

Purtroppo nei giorni scorsi abbiamo assistito a gravi atti di vandalismo che hanno portato all’abbattimento dell’esemplare che era in Largo Giusso.

Su questi temi la redazione di NapoLeaks ha intervistato il consigliere Pino De Stasio: 

 

Consigliere De Stasio cosa è accaduto al cedro di Largo Giusso?

Il cedro del Libano che è stato vandalizzato da alcuni giovani del quartiere,non coscienti,io credo,della gravità dell’atto e di quello che può produrre anche in termini di catarsi della Natura,era come dire la continuità storica dell’antico albero che per quasi 200 anni insisteva a largo Giusso.Fu sostituito nel 2013 e stava crescendo in maniera vigorosa e amorevolmente custodito dai commercianti e studenti della piazza.Sabato prossimo,dopo un’assemblea che si è tenuta domenica scorsa, si è deciso per un’assemblea pubblica dove si voterà l’albero che verrà inserito nell’aiuola centrale.

 

Ci può raccontare del valore storico di quel cedro?

È del tutto evidente che la morte di questo raro e amato esemplare di conifera ha evidenziato ancor di più la necessità di riportare la tematica,del rispetto del mondo vegetale e della natura in generale, nelle scuole ecco perché sabato ci saranno diverse scolaresche per confrontarci e far capire l’importanza di tutto quello che si farà in sostituzione di un albero reciso.

 

Quali iniziative e sinergie sono state intraprese ed attivate?

La Coldiretti tramite Campagna Amica ci ha dato una grossa mano per la ricerca dell’albero che verrà reimpiantato donandocelo alla comunità di quartiere e a Napoli intera.

 

Ed ora cosa accadrà alla Biblioteca dell Istituto Nazionale per gli Studi Filosofici?

Alcuni traumi rimossi trovano riparo nell’inconscio. Ciò non vuol dire che scompaiano. No, semplicemente ciclicamente riaffiorano emergendo in forme sintomatiche. Con questa riflessione è possibile spiegarsi lo smarrimento che segue la morte dell’ avv. Gerado Marotta. Questa città conserva silente ma vivo il ricordo del saccheggio dei Girolamini. Sarebbe un dolore ulteriore, eccessivo, intollerabile se la stessa cosa si riproponesse con i volumi dell Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Al ricordo di Gerardo Marotta hanno associato molte etichette. Un marxista, un giacobino, un liberale. Invece è bello pensare che tutte le anime che lo hanno caratterizzato erano in fin dei conti legate dal filo sottile, sempre più evidente negli ultimi anni, di un umanesimo appassionato. Gli interessi bruniani ne sono traccia.

La camera ardente sarà allestita presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

A Palazzo Serra di Cassano avrà luogo la cerimonia funebre. Proprio qui furono inspiegabilmente incartonati e rimossi i volumi della preziosa biblioteca. In totale 300.000. Un patrimonio inestimabile, finito nei sottoscala di Palazzo Serra, in un’area dismessa a Casoria e presso l’istituto Colosimo.

Sovente Marotta, con riferimento a fatti storici del 1799 parlò di genocidio culturale. Pensando ai suoi libri è lecito temere un genocidio spirituale.

Ed ora ogni commemorazione da parte delle Istituzioni rischia di essere pura retorica se non si decide di affrontare a viso aperto il demone che tormentò la vita dell’avvocato e che oggi desta tanta preoccupazione nei napoletani ed in tutti gli uomini e le donne che hanno a cuore la salvaguardia del patrimonio culturale: trovare una collocazione degna per i tanti, tantissimi volumi.

 

 

Vigili urbani: ku fu? da Napoli con furore.

Nelle notti insonni cosa c’è di meglio di un B-movie? Chi ricorda l’indiscusso capolavoro intitolato “Ku Fu: dalla Sicilia con furore”? Nel film un esilarante Franco Franchi si cimentava in un torneo di Kung Fu. Il premio per il vincitore sarebbe stato un posto da vigile urbano nel Comune di Roma. Ebbene, non Michajlovic Ejzenstejn, non Jean Vigo, non Auguste e Luise Lumiere devono aver influenzato il background dei nostri amministratori, ma il solo Franco Franchi. Nulla di male i questo, ma l’idea di addestrare i vigili urbani con le arti marziali, uscita fuori in commissione giovani del Comune di Napoli, è alquanto singolare.

In primis le arti marziali rappresentano il percorso di una vita. Ridurle ad un corso di autodifesa significa apprenderle superficialmente. Esse, se non comprese e mal padroneggiate mettono a repentaglio la vita di chi le pratica!

Un’arte marziale è l’utilizzazione del proprio corpo per manifestare lo spirito in forma fisica. La polizia Municipale, se ha una vocazione in questo senso, non farebbe meglio a praticare un corso di yoga?

In secondo luogo vorrei che al Comune di Napoli fosse adottato come documento programmatico la frase del grande maestro Morihei Ueschiba (che mi pare sia stato più addentro la materia di quelli della FIJIKAM):

“utilizzate il vostro corpo per generare le forme

utilizzate il vostro spirito per trascendere le forme

unificate il corpo e lo spirito per attivare l’Arte della Pace”

Quindi, assodato che le arti marziali, se seriamente intese, non possono essere ridotte ad un manualetto di autodifesa, resterebbe da comprendere se in questa città si vuole trasformare la Municipale in un corpo come la Folgore o i Lagunari, oppure il ruolo che i Vigili devono svolgere è del tutto diverso.

Ricordo una citazione dal film Ku Fu: dalla Sicilia con furore: “con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo”. Io aggiungerei, con queste scelte politiche fai harakiri.

Le casa dei migranti è qui (e questo è un gran bene per la democrazia).

L’immagine di un migrante italiano attraversa la mente. Un minatore. A memoria dell’esodo che portò tanti uomini, tante donne e tanti bambini verso le Americhe, il Belgio, la Germania. Raramente si pensa che le parole abbiano un peso. Non un peso solo metaforico, ma un vero e proprio peso fisico. Una intrinseca gravità che le fa precipitare verso abissi di qualunquismo o innalzare verso vette di consapevolezza. Le parole scagliate contro un qualunque migrante è come fossero indirizzate contro i tanti italiani, contro il loro sudore ed il loro sangue di cui ancora conservano memoria le miniere e gli altiforni in giro per il mondo.

Le parole scagliate contro un dirigente sindacale sono ancora più gravi, a maggior ragione se autore dell’invettiva è una sindacalista  a sua volta. Esse attentano alla democrazia.

Bisognerebbe andare ai cortei dei migranti, nelle campagne del casertano, comprenderne le lotte, i generosi sacrifici che animano le  comunità, per avere un’idea del contributo che stanno dando alla lotta per la giustizia sociale.

La redazione esprime solidarietà ad Aboubakar invitato, in maniera razzista,  a tornare a casa sua. Casa di Abou è qui e questo è un gran bene per la nostra democrazia.

L’officina del Riciclo Artistico a Scampia: un nuovo modo di produrre oggetti.

Quando ho rivisto il mio amico Sergio dopo molti anni non l’ho trovato per nulla cambiato. Come se il tempo, per uno strano sortilegio, avesse deciso di cristallizzare il suo scorrere.

 

 

 

Da qualche anno aveva deciso di allestire un laboratorio in via Ghisleri a Scampia e di chiamarlo Officina del Riciclo Artistico.

Quando gli chiedo dei materiali usati risponde con un sorriso:

“monnezza spostata da una parte all’altra clandestinamente”. “I materiali usati per costruire il banco provengono da un cantiere, ma sono materiali che sarebbero stati scartati, con molta probabilità sarebbero finiti in una discarica”.

Guardandomi attorno vedo fogli di vetro che Sergio mi racconta d’aver trovato in giro.

Poi delle lastre di legno divenute delle bellissime scrivanie.

 

 

In questa piccola stanza ho l’impressione dimori una profonda ed inascoltata verità che sarebbe una ricetta salvifica: zero rifiuti attraverso il riutilizzo dei materiali.

Semplice materia che attraverso metamorfosi muta la sua anima.

Intanto vedo una bellissima lampada. Le forme mi colpiscono. La forma, un punto centrale per Sergio. Liberarsi dalla forma, superare le geometrie, abbandonare pur anche il significato. Intuisco che questo è il demone artistico che arrovella lo spirito di Sergio.

L’officina è un luogo aperto e chiunque voglia dare un’occhiata e partecipare alle sue attività.

Per contatti: sergio.denza@katamail.com

 

 

 

 

 

 

 

Povero diavolo, che pena mi fai.

Vittoria pesantissima quella del Napoli, ieri a San Siro. Tre punti fondamentali per un Napoli in versione Dottor Jekyll e Mister Hyde.

La squadra azzurra parte subito fortissimo e, dopo soli 10 minuti, si porta in vantaggio di due gol.

Al 6° Lorenzo Insigne, imbeccato da un Mertens in versione assistman, con un forte  sinistro insacca la rete alle spalle di  Donnarumma; lo “ scugnizzo di Fratta” conferma di eleggere i rossoneri a vittima preferita.

Al 9° Callejon , con un diagonale rasoterra, costringe un incerto Donnarumma a recuperare il pallone dal fondo della rete; ancora una volta l’assist è di Mertens.

Il Napoli per i primi 30 minuti giganteggia, dispensando lezioni di calcio e rischiando di chiudere definitivamente la pratica con Callejon  che, però, tira addosso al portiere e Mertens, il cui sinistro è troppo centrale per impensierire il portiere avversario.

Dalla mezzora la squadra di Montella si carica e al 37° accorcia le distanze; un retropassaggio incauto  di Jorginho a Tonelli favorisce l’inserimento di Kucka che batte Reina con un tocco di esterno destro.

Ora è il Napoli a soffrire, la squadra si è allungata e rischia il pareggio già a inizio ripresa, ma la traversa , colpita da Pasalic, salva i partenopei.

La squadra di Sarri corre ai ripari inserendo Diawara per un Jorginho decisamente non in serata e sfiora addirittura il tris con un pallonetto di Insigne da metà campo.

I rossoneri tornano alla carica nel finale, prima con Paletta e poi, in un disperato assalto finale, addirittura con Donnarumma. Nulla di fatto però, al 95° il triplice fischio decreta la fine del match : alla “Scala del Calcio” cala il sipario, Il Napoli batte il Milan  2-1.

Dal Meazza, dove anche la Juve ha lasciato i tre punti, il Napoli esce con la consapevolezza di meritare i vertici della classifica e di essere attrezzato per vincere contro chiunque, ma anche con contezza dei propri limiti e necessità di porvi rimedio quanto prima possibile.

Campo Rom di via Brecce: un disastro per le Istituzioni.

Il Campo Rom di via Brecce questa mattina è stato assediato dalle forze dell’ordine. Un’iniziativa che apre inquietanti scenari. Come sempre è l’ultimo anello della catena di montaggio sociale a pagare il prezzo. Se non fosse per la drammaticità dei fatti verrebbe da evidenziarne un profilo grottesco, ma in fin dei conti è così, ogni avvenimento terribile cela sempre un lato paradossale.

Dopo l’efficace intervento nel campo vengono sequestrati in prevalenza carrelli con cui i rom girano la città per “raccattare spazzatura”. Sembrerebbe dall’oggetto del sequestro di poter ricostruire uno spaventoso scenario criminale. Ciò non basta. Viene sequestrato il generatore elettrico. Ben 400 bambini staranno senza elettricità. Il Consigliere Regionale F. S. Borrelli ha affermato: “Bisogna parlare di legalità nei campi rom”. La buttiamo così, secca: e’ legale lasciare 400 bambini senza elettricità?

Continua il Consigliere: “se non vogliono adeguarsi devono lasciare la Campania”. In realtà è in atto una strategia della tensione che determinerà l’ennesimo esodo. Quando la politica, in questi casi, non esercita la sua finzione cosa rimane? La risposa è quasi banale: razzismo. Ovviamente un razzismo non inteso come fenomeno antropologico, ma come vera e propria forma di gerarchizzazione dei rapporti sociali in città.

All’impresa hanno partecipato attivamente anche i vigili urbani. Se la Regione ha gravi responsabilità, per il Comune,  bisogna avere l’onestà o di ritenere o che i vigili urbani  sono un corpo autonomo ovvero che se sono impiegati con funzioni diverse dalle ordinarie, ciò avviene in base ad una direttiva politica.